Dino Fava in azione, foto G. Maffia
La gara di Mantova ha segnato l’esordio sulla panchina granata di Cerone, in tandem con Grassadonia, visto che l’ex calciatore granata non ha ancora conseguito il patentino per allenatore professionista della Lega Calcio. Dal punto di vista tattico non è cambiato molto per l’unidici granata, dato che resta Grassadonia il traghettatore della squadra del patron Lombardi.
In terra lombarda la Salernitana ha fatto vedere buone cose, alternate, come ormai consolidato dall’inizio della stagione, a momenti davvero negativi. Purtroppo domenica dopo domenica siamo costretti a ripeterci: difesa disattenta, centrocampo unico motore e anima della squadra, attacco spuntato. Anche la gara contro i virgiliani non fa eccezione, quindi l’analisi del match partirà ancora dalla prova insufficiente del pacchetto arretrato. La new entry in difesa è Salvatore Russo: il salernitano purosangue, vero e proprio jolly granata, è stato schierato a sinistra nell’out difensivo, vista l’indisponibilità di Bastrini, e le prove più che deludenti di Machado. Russo non ha affatto demeritato la chance concessagli, risultando tra i migliori in campo. Attento in fase difensiva, Russo non si è certo tirato indietro quando era il momento di offendere, come in apertura di ripresa quando, dopo aver rubato palla a centrocampo, ha servito Ferraro, che per poco non ha centrato la porta. Discorso a parte per Galasso: sufficiente in fase offensiva, con qualche buona discesa e finalmente qualche cross decente, ancora disastroso in fase difensiva, come sull’episodio del goal subito, quando si è fatto infilare dall’uno-due di Carrus e Caridi. Fusco e Stendardo ancora una volta hanno alternato buone chiusure a disattenzioni clamorose. Quest’ultimo però sottoporta fa sempre il suo figurone, risultando pericoloso quanto un attaccante grazie alle sue doti aeree.
Negativa anche la prova per l’attacco: il rientrante Fava ha dato più peso all’attacco e più libertà di movimento per Ferraro, ma non basta. Il numero nove granata si è divorato un paio di occasioni, confermando il suo negativo stato di forma. Caputo, entrato ancora una volta nella ripresa, ha avuto a disposizione un paio di buone ripartenze ma sottoporta non ha ancora la giusta lucidità.
Veniamo finalmente all’unica nota lieta del match. Il centrocampo in questo momento sembra dare le maggiori garanzie alla squadra. Nonostante l’assenza di qualità per via delle defezioni di Jadid e Cozza, il reparto mediano è l’unico cuore pulsante della squadra. Escludendo la prova di Pepe, che non ha ripetuto lo scorcio di gara positivo di Grosseto, e Montervino, autore di una prova senza infamia e senza lode, Tricarico e Soligo hanno tirato avanti la baracca. Ancora una volta infatti, dopo la gara con il Gallipoli, i due centrocampisti granata sono risultati i migliori in campo. Questa volta il goal lo ha messo a segno Tricarico, e non si tratta di un goal qualsiasi. Assistito proprio da Soligo, autore di una prova a dir poco sontuosa, Tricarico ha fatto partire un bolide terra aria di esterno, che non ha lasciato scampo al portiere avversario. Goal a parte, il mediano calabrese ha dimostrato di essere in gran condizione, e ha formato con Montervino una diga a tratti insormontabile.
Insomma in vista del match con l’Empoli, con il probabile esordio dal primo minuto di Merino, ed il ritorno di Jadid, la Salernitana può avere qualche piccola speranza in più, anche se la situazione è ancora tragicamente difficile. L’unica piccola possibilità di avere ancora qualche sogno salvezza e infilare il filotto di due vittorie interne consecutive in casa, con Empoli e Albinoleffe. In cinque giorni la Salernitana deciderà forse tutta la sua stagione.
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