Merino, da "salvatore della patria" a panchinaro di lusso?

Roberto Merino Ramirez foto G.Maffia

Il curioso caso di Roberto Merino Ramirez. No, non è il titolo di un film sulla falsariga del best-seller di Francis Scott Fitzgerald ma semplicemente quanto sta accadendo in casa granata ormai da svariate settimane. Per la precisione dal 21 Novembre scorso data del rientro in campo, a tempi di record, dopo il terribile infortunio al ginocchio patito nel ritiro estivo di Luglio.

Il sospetto che il recupero del ragazzo sia stato affrettato per dare un contentino ai tifosi in un periodo di cocenti delusioni ed un appiglio alla società col mercato ancora lontano è sempre vivo nell’opinione pubblica salernitana. In ogni caso, una sola presenza da titolare (con annessa sostituzione) in un mese e mezzo di campionato e tante, troppe panchine sono un segnale chiaro ed inequivocabile di come Merino, almeno dai tecnici Grassadonia e Cerone, non sia considerato all’altezza di giocare dal primo minuto. Il calciatore, deluso dall’ennesima “bocciatura”, a Vicenza ha esternato tutto il proprio malcontento lasciandosi andare ad un gesto di stizza a fine gara.

Le motivazioni? Iniziano a diventare noiose le solite prediche sulla condizione fisica del ragazzo quando invece, nel corso di questi mesi, sono stati lanciati immediatamente nella mischia da titolari giocatori appena arrivati reduci da periodi di inattività lunghissimi (vedi Jadid, Capone e lo stesso Balestri). Merino si allena regolarmente con la squadra ormai da un paio di mesi. Il brutto infortunio è alle spalle e solo giocando il funambolo peruviano potrà riacquistare quella confidenza con la giocata e la facilità nel saltare l’uomo che ha mandato in estasi il pubblico granata nelle ultime uscite della scorsa stagione. La verità, come sempre, sta nel mezzo. Merino non è un brocco ma nemmeno quel fenomeno capace da solo di risollevare le sorti di una squadra malmessa come la Salernitana. La differenza con l’anno scorso la si vede soprattutto nel contesto: troppo spesso il numero dieci granata quest’anno si è ritrovato a predicare nel deserto a differenza dell’ultima stagione quando, con compagni del calibro di Scarpa, Iunco, Ganci e Di Napoli, c’era sempre qualcuno capace di intuire e sfruttare gli assist al bacio del “Maradona delle Ande”. Testimonial della campagna abbonamenti e protagonista di presunte richieste milionarie da parte di squadre inglesi (il Portsmouth allo stato attuale non ha una sterlina, sicuri che potesse offrire tre milioni di euro in estate?), Merino doveva essere il “perno” della squadra pensata da Acri e Lombardi. I tifosi già sognavano ad occhi aperti una mirabilante coppia tutta estro e fantasia con Ciccio Cozza. Inutile far notare come i due non siamo mai riusciti nell’impresa di disputare un solo minuto in campo assieme. L’ennesima contraddizione di una stagione nata sotto pessimi auspici e proseguita finora come peggio non si potrebbe.

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