Chissà se quel lontano 19 giugno 1919 gli storici fondatori della Unione Sportiva Salernitana avrebbero mai immaginato che un giorno la loro creatura sarebbe stata non solo l’espressione di una genuina passione verso il nascente football, ma anche uno strumento volto al profitto personale attraverso dinamiche politiche e sociali. Probabilmente, avessero immaginato una cosa simile, dall’alto della loro passione puramente sportiva, avrebbero provato ad impedire che ciò avvenisse con qualche clausola o postilla nell’atto di costituzione della nostra beneamata. Purtroppo però la loro lungimiranza non è arrivata a tanto e così, oggi, per continuare a vivere una passione sportiva che dura da quasi un secolo, i tifosi salernitani si sono dovuti abituare a convivere spesso e malvolentieri con discorsi che con il calcio non dovrebero avere niente a che fare. Ultimo esempio da quando, nell’estate del 2005, per attuazione di quel Lodo Petrucci sbagliatissimo nei reali obiettivi che si prefiggeva di raggiungere (e che inevitabilmente ha poi raggiunto), il calcio salernitano ha scelto di scendere a compromessi pur di restare in quella vetrina chiamata professionismo. Una vetrina che, una volta mantenuta, avrebbe presentato dei vantaggi per alcuni e allo stesso tempo offerto delle opportunità (inaspettate) per altri. Tornando un po’ indietro nel tempo, di quel tanto che basta per raccontare gli eventi e i personaggi che hanno portato agli intrecci politico/economici in cui la nostra Salernitana oggi si trova imbrigliata e da cui, come un condannato in una prigione di massima sicurezza, non riesce a venirne fuori, dobbiamo arrivare appunto all’estate del 2005. A quando il pallone si era fermato per la pausa estiva ma la Salernitana Sport aveva appena iniziato la sua lotta per la sopravvivenza, e il sindaco dell’epoca, Mario De Biase, se da un lato si preoccupava di apparire alla testa di improbabili cortei a difesa della Salernitana Sport attraverso Corso Garibaldi e via Roma, dall’altro stabiliva contatti e intrecciava rapporti con imprenditori pur di poter attivare il Lodo Petrucci. Piccola parentesi: è utile ricordare che il cosiddetto Lodo Petrucci, norma Figc molto contestata sul piano giuridico e per questo pian piano fatta “passare di moda” dalla stessa federazione, prevede che in caso di fallimento o semplice mancata iscrizione di un club calcistico, un nuovo titolo sportivo ( ma abbassato di una categoria rispetto a quello posseduto dal club “uscente”) possa essere gestito dal Sindaco della città in cui ha sede il club “uscente” e affidato a chi, secondo il solo parere del Sindaco, risulti avere le migliori garanzie idonee a fondare una nuova società calcistica.
Chissà se quel lontano 19 giugno 1919 gli storici fondatori della Unione Sportiva Salernitana avrebbero mai immaginato che un giorno la loro creatura sarebbe stata non solo l’espressione di una genuina passione verso il nascente football, ma anche uno strumento volto al profitto personale attraverso dinamiche politiche e sociali. Probabilmente, avessero immaginato una cosa simile, dall’alto della loro passione puramente sportiva, avrebbero provato ad impedire che ciò avvenisse con qualche clausola o postilla nell’atto di costituzione della nostra beneamata. Purtroppo però la loro lungimiranza non è arrivata a tanto e così, oggi, per continuare a vivere una passione sportiva che dura da quasi un secolo, i tifosi salernitani si sono dovuti abituare a convivere spesso e malvolentieri con discorsi che con il calcio non dovrebero avere niente a che fare. Ultimo esempio da quando, nell’estate del 2005, per attuazione di quel Lodo Petrucci sbagliatissimo nei reali obiettivi che si prefiggeva di raggiungere (e che inevitabilmente ha poi raggiunto), il calcio salernitano ha scelto di scendere a compromessi pur di restare in quella vetrina chiamata professionismo. Una vetrina che, una volta mantenuta, avrebbe presentato dei vantaggi per alcuni e allo stesso tempo offerto delle opportunità (inaspettate) per altri. Tornando un po’ indietro nel tempo, di quel tanto che basta per raccontare gli eventi e i personaggi che hanno portato agli intrecci politico/economici in cui la nostra Salernitana oggi si trova imbrigliata e da cui, come un condannato in una prigione di massima sicurezza, non riesce a venirne fuori, dobbiamo arrivare appunto all’estate del 2005. A quando il pallone si era fermato per la pausa estiva ma la Salernitana Sport aveva appena iniziato la sua lotta per la sopravvivenza, e il sindaco dell’epoca, Mario De Biase, se da un lato si preoccupava di apparire alla testa di improbabili cortei a difesa della Salernitana Sport attraverso Corso Garibaldi e via Roma, dall’altro stabiliva contatti e intrecciava rapporti con imprenditori pur di poter attivare il Lodo Petrucci. Piccola parentesi: è utile ricordare che il cosiddetto Lodo Petrucci, norma Figc molto contestata sul piano giuridico e per questo pian piano fatta “passare di moda” dalla stessa federazione, prevede che in caso di fallimento o semplice mancata iscrizione di un club calcistico, un nuovo titolo sportivo ( ma abbassato di una categoria rispetto a quello posseduto dal club “uscente”) possa essere gestito dal Sindaco della città in cui ha sede il club “uscente” e affidato a chi, secondo il solo parere del Sindaco, risulti avere le migliori garanzie idonee a fondare una nuova società calcistica.La scelta di De Biase cadde su un gruppo di costruttori aderente all’Ance, che ebbero la meglio su un imprenditore cilentano produttore di birra e sulla volontà iniziale del compianto ex presidente Filippo Troisi il quale, in un primo momento, come da lui stesso rivelato in una delle sue ultime interviste, aveva accarezzato l’idea di legare il suo nome nuovamente al calcio salernitano se nessuno si fosse fatto avanti. Ma come rivela il parere pro-veritate scritto dall’avv. Manzione nel 2006 per giustificare agli occhi degli associati il generoso (e decisivo) contributo economico da parte dell’ Ance alla nascita della Salernitana calcio 1919, l’interesse dei costruttori con a capo Antonio Lombardi verso le sorti della Salernitana e del calcio cittadino aveva un secondo fine: “La sopravvivenza della squadra cittadina a livello professionistico avrebbe evitato gravi conseguenze (anche) nel settore delle costruzioni” . Cosa c’entri il calcio con il settore edilizio sembra (in un primo momento) veramente difficile da capire. Ma quando a distanza di un paio di anni, Lombardi getta la maschera, e in quella tragicomica conferenza di giugno 2009 al GHS attacca duramente l’amministrazione comunale accusandola di ostacolare l’attività della Salernitana Calcio 1919, in particolare negandogli la possibilità di ristrutturare l’Arechi e creare un centro sportivo intorno al campo Volpe, ecco che il cerchio si chiude la verità viene fragorosamente a galla. I rapporti tra club calcistico e politica iniziati con chissà quali promesse e speranze quattro anni prima, si rompono del tutto. La risposta del sindaco De Luca, subentrato nel frattempo a De Biase a palazzo di città, non si fa attendere: dalla consueta tribuna televisiva, carte alla mano, replica indispettitito svelando i contenuti delle richieste di Lombardi nei progetti di ristrutturazione presentati. Insieme alla cessione dell’ Arechi (la cui manutenzione però sarebbe dovuta rimanere inspiegabilmente a carico del Comune secondo il vallese e il suo ex socio amico) l’amministrazione comunale avrebbe dovuto cedere alle società private di Lombardi (e Murolo) terreni comunali e privati (naturalmente dopo averli espropriati con i soldi dei contribuenti salernitani) dietro lo stadio Arechi equivalenti a circa 77.000 mq e per un valore complessivo che, dopo gli espropri, avrebbe raggiunto i 40 milioni di euro circa. Nelle intenzioni di Lombardi, stando ai progetti presentati, sui terreni sarebbe dovuto sorgere un mega centro commerciale. De Luca, senza mezzi termini, parla di illegalità dell’operazione le cui responsabilità penali sarebbero ricadute su di lui e su tutti gli assessori comunali coinvolti. Per quanto riguarda il centro sportivo intorno al campo Volpe, che nelle intenzioni del costruttore di Vallo avrebbe dovuto contenere anche un albergo e persino un anfiteatro, conferendogli più una vocazione turistica che quella sportiva raccontata alla gente, Lombardi chiede al Comune addirittura una variante al piano regolatore, che a suo dire “a Salerno vengono fatte per tutti, tranne che per la Salernitana”. La commissione urbanistica del comune di Salerno, coinvolta nel J’accuse, risponde diffondendo una nota agli organi di stampa in cui i consiglieri dichiarano che “da pubblici amministratori non possiamo prescindere dalle leggi e dalle procedure… Per quanto attiene alla proposta relativa alla zona del campo Volpe, il progetto è incompatibile con la viabilità esistente e prevista dal Puc. Alcune aree sono anche proprietà privata. Le varianti in passato approvate sono state approvate prima dell’approvazione del PUC (gennaio 2007) e si riferivano al piano regolatore datato anni 60”.Ma la querelle tra una parte della politica locale e la società granata era iniziata già un paio di anni prima, quando, a seguito del decreto del governo che fissava le norme antiviolenza che le società calcistiche avrebbero dovuto osservare, l’Arechi richiese un’intervento di adeguamento con l’installazione di tornelli e la creazione di una doppia recinzione di protezione all’entrata dell’impianto. Accusato pubblicamente da Lombardi di “non stare vicino alla Salernitana” l’amministrazione comunale ricorda anche la spesa di quasi 2 milioni di euro sostenuta in quell’occasione per poter evitare che la Salernitana giocasse a porte chiuse le gare interne. Quando altrove, in tutta Italia, le spese di adeguamento degli stadi, seppur non di proprietà delle società calcistiche, vennero sostenute da queste ultime (come prevedeva lo stesso decreto governativo, è bene ricordarlo!) Dalla conferenza del GHS in poi, come detto, lo scontro tra De Luca e Lombardi è divenuto totale, con il Vallese che, mentre davanti ai microfoni dichiara che “la politica non è mai entrata nella Salernitana”, dall’altra non esita a dimostrare le sue simpatie per l’opposto colore politico dell’amministrazione comunale in carica, cercando aiuti finanziari per la Salernitana dalla nuova amministrazione provinciale insediatasi a palazzo S.Agostino e facendo addirittura anche presenziare in veste di padroni di casa esponenti del centrodestra locale alle manifestazioni ufficiali che riguarderebbero esclusivamente la società granata. Palazzo di città, dal canto suo, in risposta a questo atteggiamento, ha abbandonato la linea di tolleranza ed è passato alle vie lega
li per riscuotere i 200.000 euro circa di canoni mai versati dalla società per l’utilizzo dello stadio. E a proposito di convenzione per l’utilizzo dello stadio, Lombardi nella già citata conferenza mosse anche un’altra accusa all’amministrazione comunale: “Dal Comune abbiamo avuto meno di quello che ha avuto la società che ci ha preceduto” (la Salernitana Sport, nda). Peccato che, anche in questo caso carte alla mano, il sindaco abbia rivelato che la precedente società pagasse il 10% per l’utilizzo dell’Arechi su ogni incasso registrato, e non il 2% o 3% ( a seconda dei casi previsti) accordati da De Biase alla società di Lombardi nell’operazione Lodo Petrucci e che dal 2005 anche il costo della manutenzione ordinaria dell’Arechi sia stato sostenuto interamente dal Comune spendendo a riguardo, fino a quel momento, la somma di 800.000 euro.














