Salernitana-Cesena, l'analisi del match

Ciccio Caputo foto G. Maffia

Con il Cesena la Salernitana fa un passo indietro sul piano del gioco e forse pone definitivamente la parola fine su una stagione decisamente amara. Dopo lo scivolone di Ascoli al termine di un doppio vantaggio e di una buona prestazione, la Salernitana doveva a fare a tutti i costi risultato, per riprendere la confidenza con la vittoria e tornare a sperare, con un occhio agli altri campi. Ma cosi non è stato.

Molte le ragioni che hanno portato a questo scialbo pari che condanna di fatto Grassadonia e compagni ad una lenta agonia, che si concluderà a maggio con la retrocessione in Lega Pro. Errori soprattutto tecnici e tattici, causa di un’involuzione del gioco e degli schemi. Con la migliore difesa da poter schierare, Balestri e Kyriazis esterni, Stendardo e Peccarisi centrali, la Salernitana doveva far leva sulla manovra offensiva, per puntare ad un vittoria a dir poco essenziale. Ma l’handicap maggiore si è rivelato ancora una volta il reparto offensivo: vista l’assenza di Cozza, Grassadonia ha proposto un 4-3-1-2, con Fava in coppia con Dionisi, supportati da Merino. A centrocampo Jadid, Soligo e Montervino. Il marocchino sembra aver recuperato dai fastidi fisici, ed è parso abbastanza lucido e in discreta forma atletica, correndo per circa ottanta minuti di gioco. Soligo e Montervino hanno fatto il solito grande lavoro di sacrificio, a cerniera tra difesa e reparto avanzato. Negativa la prestazione invece per il reparto offensivo, dove a salvarsi vi è il solo Dionisi, escluso clamorosamente nel corso della seconda frazione di gara. La punta di proprietà del Livorno ha giocato abbastanza defilato, cercando di rubare palloni a ridosso dell’area di rigore romagnola, ma puntando poco o nulla la porta difesa da Antonioli.

Sottotono anche Merino, che apparentemente non in forma, non è riuscito a fornire gli assist a cui ci ha abituato, anche se qualche guizzo non gli è mancato. Il peruviano però spesso si è incaponito in dribling inutili, rallentando la manovra e facendo rifiatare troppo la retroguardia del Cesena, mai andata in affanno. Bocciati ancora una volta Caputo, subentrato proprio a Dionisi e soprattutto Fava. Quest’ultimo, promosso titolare per l’assenza di Cozza, aveva la grande occasione per il rilancio, ma l’ha sciupata ancora una volta. Poco incisivo sottoporta, troppo lontano dall’area di rigore, lento e soprattutto macchinoso. Fava ha raggiunto l’apice della sua stagione negativa, in linea con tutta la Salernitana. Quando tutti si aspettavano l’avvicendamento con Caputo, ecco la sorpresa: a lasciare il posto all’ex barese è stato Dionisi, con tutto lo stupore e soprattutto la rabbia del pubblico presente ieri all’Arechi. Anche la prova di Caputo è stata decisamente incolore e molto evanescente.

Tirando le somme, errori su errori: societari, tecnici, individuali. Insomma una stagione nata storta e che si appresta a finire con l’epilogo peggiore, che pochi o nessuno avrebbero auspicato ad inizio stagione: la retrocessione in Lega Pro.

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