Undici anni di presidenza che hanno fatto tanto discutere, nel bene e nel male, ma indubbiamente coincisi con il periodo più glorioso, almeno a livello di risultati sportivi, della novantennale storia della Salernitana. D’altro canto, l’onta del fallimento del 2006, conseguenza naturale dell’ingiusta esclusione dal campionato di Serie B 2005-2006 e della successiva revoca dell’affiliazione, è una ferita che ancora fa male ma sulla quale non è stata fatta completamente luce, come dimostrano i processi tuttora aperti. Ed è proprio il desiderio di chiarezza che ha spinto la redazione di SoloSalerno a contattare in esclusiva Aniello Aliberti, ex presidente della Salernitana Sport S.p.A. Non ci schieriamo nè con le fronde di nostalgici nè con gli acerrimi ed irriducibili oppositori del patron di San Giuseppe Vesuviano. Pubblicheremo (in tre parti) un’intervista a 360° nella quale l’ex presidente ha svariato dall’attualità al passato recente, da quella maledetta estate del 2005 fino al campionato di Serie A, ancora impresso in maniera indelebile nella memoria di ogni tifoso granata. Tanti gli aneddoti e le curiosità sciorinate da Aliberti, un vero e proprio “fiume in piena”, a dimostrazione che la faccenda Salernitana gli stia ancora molto a cuore. Del resto vivere il calcio cosi intensamente per ben undici anni, come ha fatto Aniello Aliberti nel corso della sua presidenza, non è cosa da tutti. Il distacco totale e repentino dal mondo del pallone è la naturale conseguenza dei fattacci del 2005. “Non sono riuscito più a vedere una partita per intero. Riesco a guardare solo i primi minuti, anche in tv. Dopo che hai vissuto per undici anni il calcio in modo così intenso, con l’odore dell’erba che era parte integrante della tua giornata quotidiana, non puoi seguirlo dall’esterno”. Un Aliberti palesemente nostalgico poi ha sparato a zero sul calcio attuale, lacerato dagli scandali intercettazioni e calcio scommesse. “Calciopoli è una bomba che prima o poi sarebbe scoppiata, non se ne poteva fare a meno. L’arbitraggio è da sempre stato, per così dire, suscettibile di favoritismi: si promettevano piaceri arbitrali in cambio di altri vantaggi. L’Italia è il paese del conflitto d’interessi; il calcio non è da meno e lo scandalo intercettazioni l’ha dimostrato in quanto c’è chi può controllarle, come l’Inter grazie a Tronchetti Provera. Le scommesse hanno finito di rovinare il quadro generale. Io non ho mai scommesso, ma siamo arrivati ad un punto di non ritorno: molti calciatori guadagnano più con le puntate che con il contratto regolarmente depositato; è una giostra che non può certo fermarsi ora. La FIGC e la Lega Calcio, sono una sorta di associazioni a delinquere: anche il mondiale vinto è una grande patacca. Io menzionato nelle intercettazioni di Bergamo? Si, è vero, sono stato a pranzo con lui, non a cena come hanno detto. Ma era solo difendere la mia Salernitana, non per comprare la classe arbitrale come invece facevano gli altri”.
Le attuali vertenze non sembrano preoccupare l’ex patron di San Giuseppe Vesuviano che, anzi, aspetta a braccia aperte i processi che lo attendono per dimostrare con i fatti le parole ripetute da lui e dai suoi legali nel corso di questi anni. “Attualmente ci sono due cause in corso. Quella al tribunale civile di Napoli contro la ‘Salerno 2005′ e quella contro la FIGC. La prima è ormai di dominio pubblico, mentre alla federazione chiediamo i danni prodotti applicando il lodo Petrucci che io chiamerei “nodo” o “frodo”. Si tratta di un vero e proprio illecito civilistico: non è ammesso da nessuna parte che si possa smantellare una S.p.A, privarla di segni distintivi e parte attiva (marchio, parco giocatori, personale, colori sociali, stadio, avviamento), e passarla direttamente ad una società ex novo. Un conto è comprare, pagando, il tutto, un altro è scipparlo di punto in bianco. E’ un lodo che non ha nessuna attinenza con il codice civile; toglie l’attivo e lascia solo il passivo, ma dove si è vista mai una cosa del genere? Non è possibile mortificare cosi quasi undici anni di storia e buttarli al vento. La Salernitana non è fallita e perciò non si è potuta iscrivere. E’ il contrario e questo molta gente non lo sa. Mi hanno contestato un debito con l’Erario di oltre 20 mln di euro, gran parte dei quali costituito da sanzioni, interessi e more. In realtà l’ammontare esatto del debito era di 13 mln, come accertato da una sentenza del 2009. Uno dei tanti casi di “cartelle pazze”: la Commissione Regionale Tributaria mi ha dato ragione, sottraendo i 7 mln di euro di differenza ingiustamente addebitati. I debiti sono stati accumulati a partire dalla retrocessione dalla massima serie. Dopo quell’anno, infatti, c’è stato una sorta di scatto, di imborghesimento di tutto l’ambiente. Sono aumentati ingaggi, costi di gestione e per tenere botta siamo arrivati a quel debito che, ripeto, era del tutto normale e sicuramente inferiore a quello maturato da altre società, vedi Lazio. La FIGC doveva farci iscrivere, poi erano fatti nostri provvedere a pagare il debito. Avevamo già un discorso ben avviato con l’Agenzia delle Entrate per la rateizzazione del debito. Ciò è accaduto con Reggina, Messina, Chievo, Lazio, Udinese, Genoa, club solamente multati nonostante pesanti falsi in bilancio e documenti fittizi presentati per garantirsi l’iscrizione. Io non ho mai truccato nulla e lo dimostra il fatto che la Guardia di Finanza ci ha restituiti i bilanci così come glieli avevamo consegnati. Perché a noi è stato riservato un trattamento diverso invece? Mi ha fatto male assistere all’indifferenza della città mentre veniva perpetrata questa truffa ai nostri danni. Quando altre tifoserie minacciavano di bloccare lo stretto, ricordo di aver convocato alcuni rappresentanti del tifo organizzato. Alla mia richiesta di mettere in piedi qualche eclatante forma di protesta, risposero di non poter far nulla. Per liberarsi di me hanno accettato questa truffa che ha danneggiato in primis la città di Salerno. Eravamo in B meritatamente sul campo, per quale motivo avremmo dovuto accettare una categoria inferiore?”.
Aliberti si è detto pronto e certo di far valere le proprie ragioni anche in merito all’ultima indagine della Guardia di Finanza che ha svelato un giro di compravendite di immobili tra la Salernitana ed alcune società con sede in Lussemburgo: “Aspetto l’inizio del processo fissato al 6 maggio, ma io sono pronto, posso affrontarlo anche domani mattina. Mi hanno contestato una distrazione dalle casse societarie di una somma di denaro in cambio di immobili acquistati da altre società. A loro avviso, dietro esborso di una somma di denaro nettamente superiore rispetto ai prezzi di mercato. Sono fatti che a loro non interessano. Io sono qui per spiegare le mie ragioni, non scappo certo a Santo Domingo: ho fatto tutto secondo la legge. L’Hotel a San Giuseppe Vesuviano che volevo costruire era un investimento della società. Nelle nostre intenzioni volevamo aprire un centro sportivo, capace di generare reddito, in una zona ove strutture di questo tipo sono a dir poco carenti. Tutto ciò sarebbe stato sempre di proprietà della Salernitana Sport S.p.A, non di Aniello Aliberti. La distrazione dalle casse, come dicono loro, ha portato invece ad un arricchimento della società, del suo patrimonio, non ad un impoverimento. Quindi non possono pretendere nulla. A loro forse non è stato chiaro il giro, ma io l’ho già spiegato, e sono pronto a rifarlo in tribunale. Le udienze sono pubbliche, invito chiunque a seguirle. Non c’è stata nessuna indagine della Guardia di Finanza, i documenti glieli ho forniti io in prima persona, a dimostrazione della correttezza del mio operato”.
Obbligatorio aprire un capitolo sulla parentesi in terza categoria. Alla domanda ‘se potesse tornare indietro rifarebbe lo stesso iter’ Aliberti ha risposto in maniera affermativa, denotando sicurezza e convinzione. “Riscriverei tranquillamente la Salernitana in terza categoria. E’ stata una dimostrazione di orgoglio, di presenza nei confronti della FIGC. Era un voler dire che noi c’eravamo e non ce ne saremmo andati. In cinque – sei anni saremmo ritornati a grandi livelli. Eravamo scomodi anche per la nuova società. Ed infatti ci hanno fatto fuori, revocandoci l’affiliazione. Questo è stato il preludio del fallimento: siamo falliti, mi preme ricordarlo, con un attivo di 750.000 euro in banca, immobili di proprietà, un parco di giocatori di tutto rispetto e crediti nei confronti della Lega”.
Della Salernitana attuale Aliberti non vuole proprio sentirne parlare. La etichetta “Salerno 2005”, nonostante la recente acquisizione all’asta del marchio. E su un ipotetico ritorno appare deciso ed inamovibile. “Tempo fa, prima di Natale, Salvatore Orilia venne qui. Mi chiese di ritornare, ma la mia risposta è stata negativa. Ci sono troppi interessi intorno alla squadra ed alla società. Durante la mia presidenza la politica non è mai stata coinvolta, è sempre rimasta fuori. Per undici anni è stato così: io non ho mai preteso nulla, sono sempre stati loro a chiedermi qualcosa ma senza mai intromettersi nella gestione. Ricordo l’anno della serie A di aver chiesto all’amministrazione di sistemare lo stadio, visto che era di loro proprietà e versava in condizioni improponibili. In quattro mesi tutto fu fatto, ma ne beneficiò l’immagine della città di Salerno. Anche per quanto riguarda le strutture sportive la politica è rimasta alla porta: ci siamo adattati per anni, con grande spirito di sacrificio tra i vari campi: Saragnano, San Cipriano, Mary Rosy. Siamo andati in A allenandoci al Volpe, malgrado l’ostracismo di Delio Rossi che ne contestava la durezza della superficie. Poi iniziarono i lavori per il centro sportivo di Castelrovere. Tutto andava avanti gradatamente per questioni economiche; non eravamo di certo l’Inter o il Milan per permetterci di costruire un centro di tale portata dalla sera alla mattina. Prima del fallimento erano pronti già i primi due campi di allenamento; mancava solo la copertura e sarebbero stati disponibili per l’inizio del campionato”.
Aliberti conclude poi il suo excursus puntando il dito contro Lombardi e l’indifferenza della tifoseria. “Il mio rapporto con i tifosi è sempre stato controverso? Non credo. Ho sempre mantenuto distinti i ruoli: loro i tifosi, io il presidente. Al di la della simpatie che potevano esserci, nessuno ha mai instaurato un rapporto particolare con me, come era giusto che fosse. Nessun rapporto di tipo economico: io non pagavo i tifosi per farmi acclamare, non ne avevo bisogno. Forse un pò più di diplomazia non avrebbe certo fatto male, ma d’altronde sono fatto così, è il mio carattere. Molti hanno rivalutato nel corso degli anni la mia posizione? Non mi interessa farmi apprezzare ‘per differenza’: voglio che la gente sappia come sono andate le cose. Ancora oggi c’è avversione a ridiscutere di quel periodo, considerando che c’è una sorta di diktat a non invitarmi in nessuna trasmissione televisiva. Per quanto riguarda la questione Lombardi, il presidente della ‘Salerno 2005′ ha sbagliato. La sua non è la vera Salernitana. Doveva mettere da parte la Salernitana di allora: cambiare logo, colori sociali, ecc. E soprattutto non prenderlo il cavalluccio e metterlo sulla casacca. Da quando lo ha fatto le cose sono andate male. Per non parlare poi della farsa dei novant’anni della società e del libro, presentato in malo modo, in una caserma. L’unico ‘contatto’ avuto con lui è stato un invito ricevuto per questa iniziativa, alla quale ovviamente non ho partecipato. Mi meraviglio di come i tifosi non siano insorti. Ai miei tempi mi contestavano anche scelte di tipo tecnico, come cambi di allenatore, figuriamoci se avessi fatto una cosa del genere. Invece negli ultimi anni ho visto transitare a Salerno personaggi come Fabiani e Zavaglia. Addirittura sento parlare di un interesse di Gaucci. Stiamo parlando di gente che in passato ha voluto e fatto il male della Salernitana e nessuno muove un dito. Tutto questo mi fa riflettere molto su come siano cambiate le cose a Salerno in questi ultimi anni”.
Intervista a cura di Mauro Mazzarella, Giuseppe Maffia, Luca Raimondo, Roberto Sarrocco
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