La tribuna del Vestuti ospitava per la maggior parte non paganti: arbitri, tessere di favore, accreditati, osservatori, politici, burocrati, giornalisti, autorità, bambini. I pochi paganti occupavano sempre lo stesso posto: esisteva una specie di diritto non scritto che garantiva al tifoso l’occupazione di una certa zona per tutta la durata del campionato.
Il pubblico della tribuna non era molto caloroso. Raramente si scaldava. Gli unici sussulti si verificavano quando dalla curva Sud partiva il seguente coro:
Tutto lo stadio
Deve gridare
I ragazzi han bisogno di noi
In genere non succedeva niente. Il tribunaro ignorava l’invito senza battere ciglio. Poi dalla curva partiva un più efficace “Pubblico di m…” ed a quel punto anche la tribuna si univa al tifo. Il tribunaro era molto esigente. In genere le prime contestazioni partivano proprio da questo settore. A volte le contestazioni erano solo sonore (fischi, insulti), a volte si concretizzavano nel lancio di oggetti vari (scarpe, ombrelli, bottiglie). Le scarpe in genere erano restituite dal raccattapalle. Gli ombrelli in genere erano inutilizzabili. Il buon esito del lancio era testimoniato dal rumore dell’oggetto a contatto con la panchina.
Negli anni settanta le panchine erano di ferro, non c’era quindi la possibilità di vedere che cosa accadeva al suo interno. Poi con gli anni le panchine sono state realizzate in plastica trasparente. Questo accentuò il numero dei lanci che puntualmente scattavano alla minima reazione dei panchinari avversari.
Ogni tribunaro aveva il proprio chiodo fisso. Chi contestava l’allenatore, chi contestava l’arbitro, chi voleva Di Lucia al posto di Di Venere, chi voleva D’Angelo fuori squadra, chi fischiava Vulpiani. Indimenticabile quel tifoso che ogni partita gridava: “Viviani, Viganò nun po’ fa’ o’ terzino”, in difesa del povero calciatore obbligato a percorrere il campo lungo la fascia destra a dispetto delle proprie caratteristiche.
A dieci minuti dalla fine, però, i tribunari avevano la possibilità di diversificare la propria rabbia infamando quelli che entravano a scrocco a fine partita per godersi gli ultimi minuti. Spesso questi fortunati riuscivano anche ad assistere a qualche rete, come per esempio in occasione di un mitico Salernitana – Cinthia Genzano, zero a zero al novantesimo ma uno ad uno al novantaduesimo.
In genere queste persone erano accolte al grido di: “Pezzient, jatevenne, ecc,“: era il modestissimo prezzo da pagare. Nel 1982 invece i tribunari spendevano 15.000 lire.
in collaborazione con www.salernoinprima.it
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