Luca Fusco: la bandiera si è ammainata

Luca Fusco foto G. Maffia

Da un paio d’anni a questa parte, si dice che le bandiere nel calcio non esistono più. Ora, anche quella di Salerno sembra essersi ammainata definitivamente: duecentotrentaquattro gare (diciassette in più considerando la Coppa Italia), condite da due reti, con annesso record di presenze in granata, infatti, non bastano alla curva per evitare di fischiare e dare del mercenario a Luca Fusco, capitano della Salernitana accusato da qualcuno di non aver saputo “alzare la voce” con la società, mentre compieva gli errori che tutti conoscono. Aggiungiamoci, poi, la disastrosa stagione, dal punto di vista tecnico, che ha investito anche e soprattutto il centrale di Mariconda, da cui ci si aspettava di più, e la ciliegina sulla torta è completa. E’ pur vero che Fusco ha avuto molti problemi fisici in quest’annata funesta e che, a 33 anni, non è più un ragazzino, ma resta in primis un dipendente della Salernitana, e poi è sempre un ragazzo di Salerno, cresciuto in questa squadra e che tiene tantissimo alla causa, che non avrebbe meritato di terminare così la sua esperienza con la Salernitana (perché quella con il Mantova è stata l’ultima partita in granata, a meno di clamorosi colpi di scena), fatta di tante amarezze ma anche di tante gioie: due campionati vinti, uno dalla B alla A (dieci presenze a soli vent’anni nel 97-98) ed uno dalla C1 alla B dieci anni dopo (da protagonista con 29 presenze). Tre le retrocessioni: quella dalla Serie A, in cui scese in campo per 24 volte, quella del 02-03 in C1 (poi tramutatasi in ripescaggio: quell’anno Fusco giocò per 30 volte, andando anche in gol contro il Venezia in un 1-1 che in molti ricorderanno per il rigore accordato agli ospiti, a tempo scaduto, da Rodomonti. L’altra rete del quasi ex capitano risale al 99-00, contro la Fermana). Il 2002-03 fu l’ultimo suo campionato a Salerno prima del trasferimento a Messina, dove vinse il campionato ma, tornato in massima serie, fu frenato da un brutto infortunio. Dopo le parentesi con Genoa (promozione in B) e Crotone (retrocessione in terza serie), Lombardi lo riporta a Salerno ed è subito vittoria del campionato, con conseguente salvezza in cadetteria l’anno dopo (33 presenze). Qualche dissapore di troppo con Di Napoli, il ritiro estivo, il rifiuto di un triennale a cifre importanti offertogli dal Pescara e l’orribile 2009-10: eccoci arrivati al presente. Un presente amaro per i tifosi, delusi con piena ragione, ma amarissimo anche per Fusco, forse non meritevole di essere eletto capro espiatorio di questa sciagurata sequela di errori societari che ha portato alla retrocessione in Lega Pro con ben sette turni di anticipo, un campionato in cui proprio il numero cinque granata è sceso in campo anche acciaccato (e purtroppo si è visto) per sopperire alle tante assenze. C’è chi parla di un attuale infortunio diplomatico e di richieste di non scendere più in campo: non siamo nello spogliatoio e non sapremo mai la verità. Probabilmente,  togliersi la maglia e rifugiarsi negli spogliatoi nell’intervallo, non è certo il modo più diplomatico per affrontare i momenti delicati, ma occorre notare che all’Arechi, quest’anno, ha calcato il campo ben altra gente. Quelli, si, che sono mercenari…

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