Difesa a tre, la ricetta vincente di Breda

Il brasiliano Jefferson in azione, foto F. Vietri

Quando ad un tiro di schioppo dalle festività natalizie, attese spasmodicamente dalla squadra per fare finalmente chiarezza sulle tante questioni in sospeso incancrenitesi anche in seguito alla lunga serie di risultati negativi, giunse come una mortifera stilettata il quattro ad uno casalingo inflitto dal Sorrento di Simonelli, tutti, in primis lo staff tecnico della Salernitana ed a seguire i supporters granata stanchi di assistere sempre agli stessi errori, capirono che le tre settimane di sosta sarebbero state una sorta di proficuo laboratorio nel quale sperimentare nuove soluzioni tattiche, capaci di conferire soprattutto equilibrio e compattezza difensiva, affiancando questo lavoro sul campo a quello ben più gravoso di un’improcrastinabile scrematura all’interno della rosa con l’esclusione inevitabile dei cosiddetti “senatori”. A distanza di due mesi e mezzo, si può tranquillamente affermare che la missione di Nicola Salerno e Roberto Breda è giunta positivamente al capolinea; sedici punti in sette partite esprimono la bontà del lavoro svolto meglio di qualsiasi solenne celebrazione. Troppe le disattenzioni del reparto arretrato, i quattro schierati in linea, e quelle della fase difensiva, che coinvolgeva nel discorso tattico anche le linee di centrocampo ed attacco, per non intervenire drasticamente e dare vita ad una necessaria inversione di tendenza. Troppi i gol subiti per carenza di dinamismo e rapidità, così come esageratamente alto era il numero di occasioni in cui la difesa si era lasciata trafiggere sugli sviluppi di palle inattive. Eccessive anche le difficoltà della squadra ad arginare il gioco tra le linee di punte e trequartisti avversari, i quali, ben conoscendo questo limite difensivo dei granata, impostavano la loro partita proprio in quella porzione di campo, tra difesa e centrocampo, per raccogliere gol e punti contro una squadra sempre più farraginosa e inconsistente. Il nuovo credo tattico, elaborato tra una fetta di panettone ed un antipasto di mare, diventa allora il “prima non prenderle”. Per realizzare questo proposito occorre compiere delle scelte coraggiose, incuranti degli inevitabili malumori che potrebbero creare all’interno di un gruppo già decisamente turbolento per le tante forti personalità presenti oltre che per le endemiche difficoltà economiche, ma il nuovo corso comporta una severa rivisitazione di schemi ed uomini, senza la quale il progetto di rinascita resterebbe un insignificante schizzetto su carta. L’ idea prevede, alla ripresa del campionato dopo i bagordi di fine anno, il passaggio alla difesa composta da tre centrali, che in fase di non possesso diventa a cinque contando sul supporto dei due laterali che si abbassano a formare una muraglia compatta. La difesa a tre, che altro non è che una variante del tanto vituperato “calcio all’italiana”, rispolverato puntualmente quando le cose si mettono male, necessita di una guida centrale provvista di personalità, il vecchio libero per intenderci, un elemento che diriga i movimenti dei compagni di reparto, abile nelle chiusure difensive e nello svettare di testa quando occorre. Nicola Salerno sa che in organico non c’è un atleta con queste caratteristiche, ma sa altrettanto bene che gli spiccioli da investire sul mercato sono spariti da tempo dall’anemico salvadanaio lombardiano. Urge, quindi, lavorare di fantasia e farlo con una certa celerità per eludere la concorrenza altrui e non lasciarsi “rubare l’idea”, come amava ripetere Angelo Fabiani, uno dei personaggi più controversi della storia calcistica salernitana, e forse l’iniziatore del dissanguamento economico. Parte la caccia al libero e, dopo attente valutazioni, la scelta ricade su uno spilungone mulatto brasiliano adocchiato in alcune partite del campionato “primavera”: Jefferson Oliveira. Il ragazzo, nonostante la giovane età, ha personalità, fisico, discreta rapidità ed anche ottime doti tecniche: la scommessa si può vincere, pensa l’infaticabile Nicola, e porterà anche qualche soldino dal Friuli per la valorizzazione che assicureremo alla creatura di patron Pozzo. Le due società raggiungono l’accordo in fretta, soddisfacente per entrambe, consentendo al tecnico granata di concentrarsi sulle restanti scelte da compiere per completare il mosaico che prende lentamente forma. La nuova domanda al vaglio è:” confermando l’esclusione di Peccarisi dal gruppo che mi accompagnerà sino al termine della stagione, possiedo in organico due calciatori bravi soprattutto in marcatura?”. La risposta è si: Altobello, Accursi e Murolo offrono ampie garanzie in questo senso, nel loro bagaglio tecnico e atletico è presente una discreta dose di rapidità ed aggressività, un elevato tasso agonistico e buona prestanza fisica. La nuova opzione tattica è percorribile, anche perchè in caso di emergenza si può pescare tra gli esterni ( D’alterio e Balestri ) per completare il terzetto. I frutti si vedono immediatamente: la Salernitana, specie quella in versione trasferta che aveva generato tante apprensioni, smette di essere un colabrodo e diventa un osso più duro da masticare per gli attaccanti avversari. In sintesi, ogni elemento del pacchetto arretrato ha un compito preciso e limitato, una porzione di campo da custodire, non deve più preoccuparsi di diagonali, elastici e fuorigioco; Altobello deve curare il suo spicchio di campo sul centrodestra, altrettanto deve fare Accursi ( o Murolo ) sul centrosinistra, attenti soprattutto ad inibire le punte nemiche che agiscono in quelle limitate fette di campo. E quando l’avversario sguscia oppure si incappa in una svirgolata, immediatamente giunge in soccorso Jefferson con le sue chiusure tempestive, coadiuvato dai due esterni che nel frattempo hanno ripiegato. Il nuovo assetto limita notevolmente anche i pericoli derivanti da palle inattive, vera e propria calamità nel girone d’andata, perchè la difesa adesso presenta un elemento in più e con Jefferson ed Altobello ha guadagnato in freschezza atletica e prestanza fisica. Particolare apparentemente meno evidente, ma molto importante in quanto causa delle tante sofferenze da trasferta accusate sul finire del girone d’andata, era rappresentato dall’incapacità del centrocampo di fare filtro, con un irritante e distratto Pestrin che tutto faceva ( negativamente ) tranne la copertura davanti alla difesa che un buon centromediano metodista deve sempre assicurare ai compagni alle sue spalle. L’assetto a cinque risolve anche questa difficoltà: adesso, con i centrali difensivi che escono ad aggredire a turno l’avversario, a seconda della zona di campo in cui si sviluppa l’azione, i due centrocampisti centrali possono dedicarsi soprattutto a garantire qualità e fluidità alla manovra e frequenti inserimenti offensivi, anche se bisogna riconoscere che Carrus e Carcuro stanno fornendo un grande apporto anche sotto l’aspetto della quantità. E’ finito così il tempo delle vacche grasse per rifinitori creativi e punte di movimento che, approfittando della svagatezza e del passo pachidermico di Peccarisi e Pestrin, avevano avuto costantemente in precedenza l’opportunità di ricevere palla indisturbati e creare apprensioni a non finire. Un antico adagio calcistico recita:” la miglior difesa è l’attacco”, la Salernitana, adeguandosi alla vecchia tradizione pallonara nazionale, sta dimostrando che alla base di ottimi risultati c’è sempre una difesa solida ed organizzata. I tanti strateghi e scienziati calcistici del nuovo millennio non saranno d’accordo, ma la storia del rettangolo verde del nostro paese l’hanno fatta soprattutto i “catenacciari”; basta consultare i nomi dei tecnici protagonisti dei grandi trionfi: Nereo Rocco, Helenio Herrera, Giovanni Trapattoni ed Enzo Bearzot. Possibile confutare questa tesi?

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