Meteore granata: intervista a Giuseppe Pisani

Giuseppe Pisani con la maglia della Pro Vercelli (fonte internet)

Tra le tante cause degli attuali problemi economici che da troppo tempo affliggono la società granata c’è senza dubbio quella di esser riuscita pochissime volte a valorizzare giocatori provenienti dal settore giovanile. Fatta eccezione per i vari Franco, Falzerano ed Altobello, che quest’anno stanno contribuendo al buon campionato della Salernitana, il club di via San Leonardo, soprattutto negli ultimi anni, ha investito risorse importanti per calciatori non di sua proprietà, valorizzando diversi talenti che però a fine anno hanno fatto ritorno alla società di appartenenza. Eppure il presidente Lombardi, al secondo anno della sua gestione, aveva intuito che puntare sui giovani, soprattutto in terza serie, poteva rappresentare una delle poche certezze in un calcio in gravi crisi economica, mettendo su l’ambizioso progetto ribattezzato “Salernitanità”e puntando su un gruppo di calciatori giovani e che erano partiti proprio dal settore giovanile della Salernitana di Aniello Aliberti.  Tra questi c’era anche il difensore Giuseppe Pisani, che dopo aver disputato diverse partite in serie B con la maglia granata qualche anno prima, lasciò Foggia per sposare un progetto che, si sperava, potesse permettergli di dimostrare appieno tutto il proprio valore e lasciare un segno tangibile nella storia della sua squadra del cuore. Raggiunto telefonicamente, il terzino, ora di proprietà della Pro Vercelli, società che milita nel girone A di Seconda Divisione ed in lotta per la promozione, ha voluto mettere a confronto le sue due esperienze con i colori granata. “I primi anni - ha affermato Pisani – furono senza dubbio i più belli, esordire in B dopo anni di settore giovanile significava veder ripagati tutti i sacrifici che avevo fatto da ragazzino. Nel tempo, però, il calcio è cambiato, molti di noi furono lasciati partire senza troppi rimpianti ed anche il mio ritorno nel 2006, malgrado gli ottimi auspici iniziali, non coincise con la mia esplosione definitiva con la squadra della mia città”. Riavvolgendo il nastro dei ricordi, Pisani torna con la mente al lontano 15 Agosto 1999, data indimenticabile per il difensore salernitano, che esordì in una gara ufficiale particolarmente sentita dalla tifoseria, il derby di coppa Italia con il Napoli: “Eravamo in ritiro a San Cipriano – ricorda con emozione il difensore  - Cadregari, tecnico a cui devo tantissimo, vedendomi teso iniziò ad incoraggiarmi, sicuro che in campo avrei fatto una buona partita. In effetti fu una gara molto positiva, sia perché vincemmo 2-0, sia perché giocare all’Arechi, contro il Napoli, non è un qualcosa che capita tutti i giorni. Ricordo ancora oggi l’ovazione della curva su un mio salvataggio su Schwoch, un grande giocatore”. Su quali siano i motivi della sua mancata consacrazione a grandi livelli e della scarsa fiducia accordatagli dai vari allenatori succedutisi sulla panchina della Salernitana, Pisani risponde così: “Nel tempo il calcio è cambiato e oggi, che ho una certa esperienza, posso dire che è ancora in evoluzione. Fino alla fine degli anni 90 si credeva molto in noi giovani, poi le società hanno pensato ad investire ed a vincere, senza programmazioni serie e mirate, valorizzando calciatori di altre società che probabilmente non erano neanche più bravi di noi. Ricordo con amarezza quando gente come me, Cardinale e Parisi, dopo aver dato tantissimo nel settore giovanile e nei primi anni in prima squadra, fu messa alla porta senza troppi rimpianti”. Tornando alla “Salernitana dei Salernitani”, ancor oggi Pisani non riesce a spiegarsi i motivi del fallimento di un progetto che, tutto sommato, qualche risultato soddisfacente lo stava iniziando a produrre: “Ero a Foggia e il direttore sportivo Coscia mi propose di accettare la sua sfida e venni a Salerno carico di entusiasmo; disputammo un buon girone d’andata, poi qualche incomprensione tra Novelli ed alcuni calciatori e scelte societarie stravolsero tutto e ci ritrovammo o ceduti o messi ai margini del gruppo”. Detto della Salernitana, Pisani poi si sofferma su alcune delle tappe più importanti della sua carriera, con l’auspicio di poter dare ancora tanto e vincere qualche campionato di terza serie: “Ho girato un po’ tutta l’Italia e ogni esperienza mi ha insegnato qualcosa, sicuramente ricordo con affetto mister Gregucci, che a Venezia mi preferì a giocatori più esperti, provandomi anche in ruoli diversi dal mio con buoni risultati. Per il futuro spero solo di continuare a giocare in società sane e senza problemi economici. Se fossi stato nella situazione dei calciatori della Salernitana?A loro va tributato un grosso plauso, io amo la Salernitana e sicuramente avrei fatto lo stesso, anteponendo la maglia a tutto”. Pisani, infine, ha voluto salutare con affetto la tifoseria granata, invitandola a sostenere la squadra fino alla fine ed a credere fortemente nella promozione in serie B: “Ho indossato maglie importanti, ma il pubblico di Salerno è davvero tra i più calorosi d’Italia, uno dei pochi in grado di farti dare il massimo in ogni partita e di influire sul risultato finale. Anche quest’anno, malgrado una società assente e piena di problemi, hanno rappresentato l’arma in più per la squadra e devono continuare ad essere il dodicesimo uomo in campo, perché la Salernitana è loro e devono tutelare un patrimonio troppo importante per la città”.

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