Nati al Vestuti: il “cimitero degli elefanti”

Molti calciatori provenienti dalle serie superiori chiudevano la propria carriera a Salerno. La maggior parte deludeva le attese. Per questo motivo il Vestuti veniva definito il cimitero degli elefanti.

 

Lucio Mujesan aveva una dignitosa carriera alle spalle tra A e B. Giunto a Salerno tra lo scetticismo generale poteva contare su un solo estimatore, il grande Gigi Amaturo. Memorabile la sua doppietta contro il Benevento su un campo reso pesante dalla pioggia. Due reti di testa su cross di De Tommasi, uno dei giocatori più forti che abbiamo avuto. Mujesan chiuse le due stagioni alla Salernitana sulla panchina nel senso che sostituì gli allenatori esonerati. Si posizionò anche ottimamente nella classifica cannonieri.

 

Ferrari giunse alla Salernitana con fama di goleador infallibile. Nell’Avellino realizzò più di venti reti. L’attaccante ideale per portarci in serie B. Nel corso della prima amichevole disputata al Vestuti fece intuire subito il suo valore mangiandosi una rete a porta vuota. Nello stadio ammutolito senza scomporsi più di tanto riprese la propria posizione. Disputò poche partite. Mattè lo accomodò in panchina per poi schierarlo a Taranto dopo le accuse ingiustificate di difensivismo eccessivo: sconfitti malamente per due a zero si ritornò al consueto modulo ad una punta con Zaccaro al centro dell’attacco.

 

Altro attaccante a fine carriera: De Falco. Con la Triestina fece una valanga di reti. A Salerno venne ad arricchire il proprio conto in banca. Memorabile una sua intervista. Contestato per il magro bottino di reti respinse le accuse e disse: “Non devo giustificarmi con nessuno. Io sono De Falco”.

 

Bagnato e Sciannimanico furono richiesti da Tobia per formare una coppia di centrocampisti di alto livello. Non entrarono mai nelle simpatie della tifoseria anche perché giravano voci su animate partite a carte con l’allenatore stesso e Cozzella. Una grande coppia si, ma forte a scopone o a tressette.

 

Altri esempi.

I mitici Giovannone e Valeri, due stopper con passato glorioso nell’Avellino e nel Cagliari. Il primo abbastanza deludente il secondo invece una vera e propria bandiera, non mollava mai: sua la rete della vittoria contro il Benevento, lo stesso giorno in cui De Vecchi pareggiò un derby di Milano con l’Inter in vantaggio per due a zero e che garantì ai rossoneri lo scudetto della stella.

 

in collaborazione con www.salernoinprima.it

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