Meteore Granata, Ignoffo: “Che impresa sarebbe la B! Ma con quel pubblico nulla è impossibile”

E’ stato uno dei primi a sposare il nuovo corso granata targato Lombardi, uno dei pochi a credere immediatamente nelle potenzialità di una società rinata attraverso il Lodo Petrucci e che si proponeva come obiettivo quello di salvare il calcio professionistico a Salerno e di riportare la squadra in serie B. Giovanni Ignoffo, esperto difensore centrale, era una delle bandiere della Salernitana 2005-06, titolare inamovibile prima con Costantini e poi con Cuoghi e punto di riferimento in campo ed all’interno dello spogliatoio. Sebbene abbia lasciato Salerno non senza polemiche accasandosi al Foggia dopo appena un anno, l’ex centrale di Napoli e Benevento ricorda molto volentieri la sua esperienza in maglia granata, portando ancora nel cuore e nella mente l’amaro ricordo della semifinale play-off persa a Genova a pochi minuti dal fischio finale. “Giocare a Salerno è un piacere per tutti i calciatori” – ha affermato Ignoffo con convinzione – “quell’anno accettai senza esitazioni la proposta della nuova dirigenza ed ero convinto avremmo potuto aprire un ciclo vincente. Fu un campionato molto difficile, che affrontammo senza preparazione estiva e  circondati dallo scetticismo di una piazza ancora scottata per il fallimento. Dopo la sconfitta di Cittadella trovammo all’interno del gruppo la forza di reagire e di lottare per la maglia e per la gente ed anche grazie alla penalizzazione del Teramo ci ritrovammo ai play-off. Fu un’emozione indescrivibile giocare all’Arechi davanti a 25mila persone, un tifo assordante che ci consentì di vincere una partita macchiata soltanto da un errore arbitrale scandaloso. Fui io protagonista involontario di quell’episodio, quando Marco Rossi simulò un fallo che non avevo commesso. Che peccato, sicuramente in finale contro il Monza non ci sarebbe stata partita”. Proprio sul calore e la passione della torcida granata Ignoffo ha voluto soffermarsi: “In Italia sono poche le tifoserie in grado di influire sull’esito di una partita e di un campionato e Salerno è una di quelle, soprattutto la curva sud è qualcosa di spettacolare e sicuramente da serie A. Oltre alla semifinale play-off in cui fummo accolti da due coreografie, ricordo con emozione un episodio in particolare: alla vigilia dell’ultima partita di campionato contro la Pro Sesto, una cinquantina di tifosi vennero nello spogliatoio a ringraziarci per quanto avevamo fatto, anteponendo il nostro impegno all’eventuale qualificazione agli spareggi promozione. Il solo parlare di questo episodio mi ha messo i brividi, non posso che dire grazie Salerno”. Il feeling che quell’anno si creò tra squadra e tifoseria ricorda molto quanto accaduto quest’anno, con i calciatori ed il pubblico capaci di stringere un patto di ferro e mettere alle spalle tutte le problematiche societarie. Un peccato che quel gruppo fu sfaldato al termine della stagione, con Lombardi che preferì cambiare radicalmente il progetto iniziale affidandosi a giovani sconosciuti e ad un direttore sportivo, Coscia, alquanto inesperto. Una decisione incomprensibile e che portò molti calciatori a lasciare a malincuore la Salernitana: “Ed io fui tra quelli” – ricorda con amarezza Ignoffo – “facemmo un buon campionato ed eravamo legatissimi ad Imborgia ed a Francesco Soglia, che pur non figurando ufficialmente nell’organigramma societario collaborava con Lombardi nella costruzione della squadra. Appena seppi che Imborgia non era stato confermato mi recai in sede e chiesi, assieme ad altri compagni, di essere ceduto; fosse rimasto il dg e l’allenatore avrei anche firmato un contratto a vita”. Assieme a Cuoghi, Shala, Cardinale, Moi, Princivalli ed Ingrosso, Ignoffo si trasferì a Foggia, sposando il progetto del ds biancorosso Nicola Salerno; e proprio in occasione del match dell’Arechi tra Salernitana e Foggia si verificò uno spiacevole episodio, con una rissa nel post partita che incrinò definitivamente i rapporti tra la tifoseria e gli ex beniamini: “C’era grande delusione per non essere rimasti a Salerno e molti di noi tenevano in maniera particolare a quella partita, gli animi si surriscaldarono e ne conseguì uno spettacolo poco gradevole, con una rissa furiosa che offese il pubblico di casa. Personalmente, però, credo che la gente di Salerno mi ricordi ancora con affetto malgrado quanto accaduto quel giorno”. Inevitabile il paragone tra la situazione societaria dell’epoca e la crisi economica che ora attanaglia il club granata: “Mai avrei pensato che Lombardi avrebbe avuto tutte queste difficoltà nel portare avanti la società, alle spalle aveva l’appoggio di una città e di una tifoseria meravigliosa e ciò avrebbe dovuto facilitargli le cose. Quando giocavo a Salerno i soci erano 12 e molti di loro erano economicamente più forti di Lombardi, avevano entusiasmo e potevano costruire un progetto importante per la Salernitana. Evidentemente il giocattolo si è rotto e l’attuale presidente ha dimostrato che da solo non poteva gestire quest’importante società di calcio”. Sull’attuale campionato della Salernitana e sulle speranze promozione, infine, Ignoffo si è espresso così: “Conosco bene Nicola Salerno e credo sia stato uno degli artefici del miracolo sportivo che potrebbe portare i granata ai play-off. Qualsiasi gruppo di calciatori avrebbe potuto stancarsi di essere preso in giro dalla dirigenza e rinunciare a scendere in campo, invece i ragazzi hanno anteposto a tutto il bene della Salernitana, premiando anche gli sforzi di una tifoseria che mai li ha abbandonati. Per chi ha giocato a calcio come me non è difficile immaginare che all’interno di uno spogliatoio sia triste parlare quotidianamente di promesse non mantenute, stipendi non pagati e problemi a gestire il quotidiano, onore dunque ai calciatori e speriamo che l’incubo possa trasformarsi in una favola tra un mese”.

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