Simone Sannibale e Carmine Gaeta, due carriere dall’analoga parabola, due giovani transitati a Salerno nelle prime battute dell’era Lombardi e piombati insieme nell’Astrea in questa stagione. Domenica affronteranno la capolista, nel palcoscenico dove forse hanno respirato, più di tutte le altre esperienze, l’aria del calcio che conta e l’atmosfera incandescente di una piazza carica di passione. Nonostante non abbiano lasciato un segno tangibile nelle sorti della Salernitana, il loro ricordo di Salerno è sereno e non lascia tracce di dissapori. Sannibale, cresciuto nelle giovanili della Lazio, ha giocato 14 gare nella Salernitana 2005/2006: “Il mio ricordo di Salerno è un ricordo bellissimo. E’ stata l’annata più importante della mia carriera, nonostante l’epilogo di quei play-off”. Carmine Gaeta, invece, ha vestito il granata nella stagione 2006/2007 (16 presenze) quella dell’avvicendamento Novelli-Bellotto: “Di Salerno non posso parlare che bene, una tifoseria fantastica. Ho trovato un ambiente che mi ha accudito e che, allora come oggi, non era in una categoria consona alla sua importanza. In quella stagione disputammo un buon girone d’andata, poi, dopo il pareggio interno con la Cavese, l’ambiente scoppiò ”.
Carmine Gaeta (fonte internet)
Nessuno dei due si sbilancia riguardo la partita di domenica. Quando si affronta la super favorita, la cautela è d’obbligo, in un senso o nell’altro.”Domenica sarà una gara difficile per tutte e due le squadre, affronteremo il Salerno a viso aperto, non dico alla pari perché sarebbe un’affermazione da presuntuosi. Noi siamo una buona squadra e siamo reduci da due vittorie nelle ultime tre gare” dichiara Gaeta, espressione della mentalità arcigna che caratterizza lo spirito dell’Astrea. Più cauto Sannibale, che per la sua squadra punta sul progetto a lungo termine, ma fa intuire che domenica il Salerno Calcio affronterà una compagine che tenterà di staccare la spina al suo gioco, cercando di creare pericoli alla retroguardia blugranata: “Non sarà facile perché il Salerno e’ una squadra di un’altra categoria. Ma noi possiamo essere la sorpresa, considerando che abbiamo una rosa competitiva e alle spalle una società ambiziosa che punta al ritorno in Lega Pro. Verremo a giocare senza aver paura del Salerno, consapevoli che anche noi possiamo fare la nostra partita”. Ancora un excursus sui trascorsi in maglia granata. Gaeta si sofferma sul progetto “Salernitana ai Salernitani”, cavallo di battaglia della stagione in cui è ha giocato a Salerno e affidato alle figure di Enrico Coscia e Novelli. Il progetto naufragò: “Loro si aspettavano di vincere il campionato,man mano che questa possibilità veniva a mancare e i risultati non erano quelli auspicati, il progetto non riuscì ad andare avanti”. Gaeta disputò il girone d’andata partendo quasi sempre titolare. Poi qualche fischio di troppo da parte del pubblico e soprattutto l’avvento di mister Bellotto, sancirono la sua uscita di scena dal palcoscenico dell’Arechi. In procinto di accasarsi alla Juve Stabia, fu bloccato per via del suo tesseramento con il Melfi, che non gli consentì di cambiare un’ennesima squadra nell’arco di una singola stagione. Sannibale invece era un giovane in rampa di lancio, dicott’anni e tante potenzialità: “fino a gennaio mi ero riuscito a ritagliare un piccolo spazio, considerando anche che davanti a me avevo giocatori importanti, poi con mister Cuoghi la squadra ha trovato un suo equilibro ed io non sono riuscito a giocare più con continuità.” Come sostenne Lotito in una delle sue interviste più recenti, “l’avversario dà il mille per mille perché noi siamo la squadra da battere”. Lo scenario dell’Arechi esalta l’avversario. Se poi consideri Sannibale e Gaeta, le motivazioni si moltiplicano.
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