Max Caputo in azione, foto G. Maffia / Daimages
“I sogni aiutano a vivere meglio”, recita un motto popolarissimo, e quello accarezzato per un’intera settimana dalla squadra e dalla tifoseria, rappresentato dalla voglia matta di conquistare tre punti per iniziare ad eliminare un bel pò di ostacoli dal tratto di strada che ci separa dall’agognato traguardo, è sfumato senza recriminazioni al cospetto dell’organizzazione tattica del Budoni, che con disinvolta padronanza e perfino una punta di rammarico ha portato a casa un pareggio meritatissimo. Restando in casa salernitana, ci si avvicina all’evento domenicale con la convinzione che la qualità del gioco espresso la settimana precedente abbia ormai toccato il fondo, per poi accorgersi puntualmente che non è così e che oltre il fondo si possono sempre esplorare gli abissi. Analizzando attentamente la gara di ieri, appaiono evidenti due grossi limiti: in primis, la completa assenza di ordine ed efficacia tattica, e questa è una carenza da addebitare esclusivamente al tecnico che in tre mesi di lavoro non ha prodotto nessun risultato significativo sotto quest’aspetto; poi, ed è questa la consapevolezza che desta maggiore preoccupazione, il mercato effettuato dalla società sta impietosamente mostrando tutte le sue crepe. Si, il mercato inteso come capacità di reperire calciatori “under” pronti all’uso ed elementi funzionali ad un determinato progetto tattico, perchè portare a Salerno Mounard, Caputo e Biancolino è sinonimo di borsellino capiente, non di lungimiranza tecnica. Perrone ha il torto di non far fruttare nemmeno la quantità presente nella linea mediana, perchè le distanze, spesso enormi, che separano le tre linee di assetto finiscono per esporre a continue figuracce anche il generoso dinamismo dei giovani cursori; ma, soprattutto, bisogna rimarcare, una volta per tutte, che in mezzo al campo vengono schierati calciatori che non possono in alcun modo sottomettere i loro dirimpettai, non avendo la personalità e la caratura tecnica per sopraffarli. Anche ieri è apparso assai evidente questo limite nelle pochissime occasioni in cui il tema tattico preparato alla vigilia è stato ben svolto. L’obiettivo era attivare Caputo e le due punte “pesanti” (Polani e Biancolino) tra le linee per attirare su di essi la prevedibile densità del centrocampo sardo e poter così allargare il gioco sugli esterni alla ricerca di spazi invitanti lungo i quali distendersi. Nel primo tempo l’idea ha trovato un incoraggiante riscontro in appena tre, quattro occasioni (e potevano essere molte di più, soprattutto a sinistra con l’arrembante Montervino), perché Caputo si è ostinato a portar troppo palla, invece di smistarla rapidamente, finendo spesso per perderla sul raddoppio avversario e Biancolino con la sua staticità è stato quasi sempre facile preda dei centrali sardi; meglio Polani che è venuto incontro al pallone in qualche circostanza ed ha attaccato lo spazio sulla fascia destra un paio di volte. Ma quando il giochino di eludere il pressing e la compattezza degli ospiti è riuscito grazie ad una repentina circolazione della sfera, in queste praterie le mezz’ali non hanno avuto la freddezza e la padronanza dello spunto per affondare, dribblare e servire la palla filtrante alle punte, né sono state capaci di accentrarsi per andare con convinzione al tiro, oppure di accompagnare con determinazione e lucidità la sovrapposizione del terzino (Giacinti con Montervino poteva fare sfracelli a sinistra); tutto allora è diventato estremamente astratto e dispendioso. Per cui, al cospetto di queste risultanze, concedere qualche alibi a Perrone ci sembra anche intellettualmente onesto. Perché è vero che non si può pretendere da Pacini e Giacinti che facciano la differenza, ma è altrettanto vero che gli spazi e le possibilità per incidere li hanno avuti, mostrando però oggettivi limiti tecnici e di personalità, necessari per concretizzare al meglio le favorevoli opportunità tattiche offerte dalla gara. Discreti i tempi d’inserimento, ma la qualità non li ha mai supportati per l’intera durata del match, rendendoli protagonisti di inguardabili strafalcioni nella rifinitura finale. Pacini ha ciccato l’opportunità concessa dall’allenatore, molto probabilmente il ragazzo ha accusato fin troppo l’ansia dettata dalla consapevolezza di non poter sprecare la chance ricevuta e reclamata in settimana da più parti (lo scrivente tra gli altri). Ma il problema, purtroppo, non si esaurisce con le negative valutazioni sugli acerbi interni blaugranata, perché a disputare una pessima partita sono stati soprattutto i calciatori da cui è lecito attendersi non solo la giocata risolutiva ma anche la capacità di saper interpretare con prontezza le diverse fasi del match, liberando in tal modo i colleghi meno esperti da soverchie responsabilità. Nicodemo, ad eccezione dei primi dieci minuti del secondo tempo durante i quali ha dato un cenno incoraggiante di risveglio in entrambe le fasi di gioco, tenendosi più alto e giocando in modo pulito qualche pallone, per il resto del match non ha saputo conferire ordine e tranquillità al reparto, palesando un notevole ritardo di condizione atletica e affidando spesso agli inesperti compagni posti ai suoi fianchi il gravoso compito di produrre gioco; inoltre, tenendo una posizione eccessivamente bassa ha finito per sguarnire la trequarti, anche perché Pacini e Giacinti sono stati spesso chiamati a scivolare sulle fasce per fronteggiare le avanzate dei terzini di Bacciu, tese appunto a creare le condizioni giuste per favorire la superiorità numerica nella zona centrale della linea mediana. Caputo, poi, come già anticipato in precedenza, si è ostinato a portar palla in modo stucchevole facendo il gioco di esterni e mediani galluresi che lo hanno ingabbiato senza eccessiva difficoltà con raddoppi costanti di marcatura, mentre Biancolino, ancora una volta, è stato poco organico alla manovra piantandosi come un pilone a ridosso dell’assetto difensivo ospite in attesa di improbabili rifornimenti. Prestazione ancora una volta sottotono di Calori, spesso in ritardo, caotico e falloso in marcatura, graziato dall’arbitro sul finire del match quando meritava il secondo giallo dopo il fallo commesso per arginare il taglio centrale del suo diretto avversario. Mounard non ha lasciato il segno quando è subentrato, eccedendo troppo nel dribbling e finendo come Caputo nella fittissima rete degli avversari, sempre corti, aggressivi, stretti e compatti. In sostanza, meritevoli di sufficienza piena solo quattro elementi: i centrali difensivi Chiavaro e l’esordiente Puglisi, il propositivo e lucido Montervino a sinistra, unico ad avere chiarezza d’idee, e positiva è stata anche la gara di Polani, che rispetto al “pitone” ha verticalizzato in un paio di occasioni, si è sottratto in alcuni momenti della gara dalla morsa soffocante dei centrali difensivi sardi per venire incontro al pallone e lavorare di sponda e, soprattutto, ha il merito di aver raddrizzato immediatamente la contesa dopo il gol del vantaggio realizzato fortunosamente da Pau. Praticamente inoperoso Sestito, che non ha grandi colpe sul cross errato del quarantunenne fantasista trasformatosi in beffardo ed imprendibile pallonetto. Assolutamente inguardabile dal punto di vista tattico l’ultimo quarto di gara del Salerno, con i blugranata graziati dalla vivacità priva di cinismo degli avanti sardi, i quali, se solo ci avessero creduto maggiormente, avrebbero potuto far davvero male nelle numerose ripartenze concesse dalla confusione mentale che si era impadronita dell’undici di Perrone. Sfilacciati, lunghi, Nicodemo e compagni hanno infatti cominciato a lanciare un numero enorme di palloni in avanti, dimenticando di accorciare tempestivamente e finendo per esporsi ai continui ribaltamenti d’azione avversari, ai quali fortunatamente la coppia centrale Chiavaro – Puglisi ed il mestiere di Montervino hanno saputo opporre resistenza. Questa squadra non riesce più a far male con i suoi fantasisti, perché i rivali di turno hanno imparato ad arginarli con un efficace lavoro sinergico realizzato da mediani e difensori; spetta allora a Perrone trovare le contromisure, ma non sarà facile perché la società ha colpevolmente ritenuto, sin dal principio, che i tre tenori bastassero per portare a casa il torneo. Gli ultimi due pari interni, conquistati dagli avversari adottando le medesime strategie , non sono un evento fortuito, ma solo la logica conseguenza di una disarmante povertà d’idee, acuita dalla pochezza tecnica del centrocampo, dalle precarie condizioni fisiche di alcuni elementi e da un’organizzazione tattica inesistente. Serve più lavoro settimanale sul campo, trarre il massimo da ciò che si possiede reperendo nuove soluzioni, ed è di fondamentale importanza imparare a vincere qualche gara anche quando la triade offensiva fa fatica ad estrarre il coniglio dal cilindro. Se non si è capaci di produrre gioco, si lavori allora sul pressing alto per rubare palla più in fretta ed attivare i forti attaccanti in zone di campo più prossime alla porta avversaria, provando a sorprendere in questo modo le difese che, essendo impegnate in fase di uscita, diventano inevitabilmente più vulnerabili. Se non si riesce a fare la gara a causa dei limiti strutturali nella zona nevralgica del campo, ci si travesta da squadra provinciale lasciando il pallino del gioco agli altri e agendo negli ampi spazi per capitalizzare le controfughe devastanti del terzetto offensivo. In attesa del mercato di riparazione, quando bisognerà porre assolutamente rimedio alle sviste agostane e settembrine di Susini e Pagni. Complimenti, infine, al Budoni, che ha retto alla grande per gli interi novanta minuti, dimostrando grande organizzazione difensiva, con le due linee di centrocampo e difesa molto strette e compatte, i mediani sempre pronti a raddoppiare sulle punte già pressate dai difensori abili ad accorciare e gli esterni di centrocampo bravi a stringere centralmente e a coadiuvare i due metodisti davanti alla difesa. Un po’ evanescenti in avanti, dove però il quarantunenne Pau mostra ancora una sorprendente vitalità. Nel finale, con l’ingresso di Martinez e lo spostamento di Pau alle sue spalle, la presenza di due esterni offensivi molto larghi e i terzini sempre propositivi, specie Lasi a sinistra che approfittava dello spazio concesso da Pacini costretto a scalare sul movimento di Pau tra le linee, Bacciu ha provato a vincerla ma i suoi, nonostante lo sfaldamento tattico dei blaugranata hanno difettato in convinzione e cinismo realizzativo; se a questa squadra regali una bocca di fuoco in avanti, il sogno professionismo può diventare realtà, a patto che continui a giocare con la stessa intensità ed umiltà. Complimenti a Bacciu per il grande lavoro svolto, per l’identità precisa che è riuscito a conferire al gruppo, per la bravura dei suoi giovani che hanno la stessa valenza tecnica e tattica degli atleti esperti, per la capacità dimostrata nel saper modificare più volte nell’arco della gara la disposizione degli undici uomini in campo, partendo con il “4-3-3″, transitando per il “4-4-2″ (4-1-3-2 a voler essere precisi, con Gavioli più basso rispetto all’incredibile nigeriano Ezeadi, capace di pressare come un ossesso per l’intera durata del match) e terminando, come preannunciato dalla nostra redazione in settimana, con Pau dietro Martinez (4-2-3-1) per approfittare delle enormi distanze tra i reparti avversari sul finire di gara dominato dalla stanchezza.
© Riproduzione Riservata














gianni
14 novembre 2011
Sulla prestazione degli interni di centrocampo non pensi che abbiano pagato il fatto che i tre avanti erano inesistenti in fase difensiva?
Alfonso Maria Avagliano
14 novembre 2011
Dico la mia…spesso si è provato a impostare il gioco dalla difesa, forse sbagliando e scavalcando la costruzione di gioco a centrocampo, che con Nicodemo (e in generale con l’uomo in più nel reparto, rispetto alle ultime apparizioni) ha fatto un pizzico meglio: lanciando sempre lungo sugli attaccanti, con una difesa tutto sommato attenta e ordinata come quella guidata da Scugugia, era difficile anche per gli stessi Polani e Biancolino ricevere palle giocabili…Occorre più fluidità di manovra secondo il mio modestissimo parere…
MAURIZIO IULIANO
14 novembre 2011
La fase difensiva, ieri, doveva farla soprattutto Caputo che aveva il compito di rientrare per rendere compatto il rombo. Lo ha fatto sporadicamente, acuendo le difficoltà già prodotte dalla posizione troppo bassa di Nicodemo e da quella laterale assunta dagli interni che avevano il compito di scalare sulla fascia. Il problema, a mio modesto parere, sono le distanze esistenti tra i quattro, non il numero di elementi chiamati a svolgere la fase di non possesso. Se a questo aggiungiamo la difesa che non accorcia quasi mai sulla mediana, le difficoltà a coprire il campo aumentano.
gianni
14 novembre 2011
Scusa Maurizio, ma secondo te non è meglio con i 3 a centrocampo…. Come possiamo migliorare il gioco?
Marco
14 novembre 2011
Nessuna squadra può giocare senza esterni di ruolo , ormai nel calcio moderno tutti devono recuperare palla in fase di non possesso per poi risalire dalle fasce. Mi spiegate a cosa servono Biancolino e Polani se non li servi dalle fasce . Per giocare come abbiamo fatto noi con il 4-3-1-2 devi avere tre centrocampisti che creano gioco ed una mezza punta di altissimo livello tutte cose che noi in questo momento non abbiamo.i nostri avanti sono bravi ma oltre che anziani hanno un grande difetto ,si accendono in modo molto discontinuo ed io vedo molte più ombre che luci.il segreto a mio modesto avviso è proprio negli esterni, basta guardare il Napoli la Juve e l’udinese , giocano bene soprattutto perchè hanno grandi esterni
MAURIZIO IULIANO
15 novembre 2011
Sai, Gianni, non è semplice rispondere a questa domanda, perchè gli infortuni stanno condizionando eccessivamente la stagione dei vari Proia, Licciardi e Nicodemo, impedendo a noi appassionati e tifosi di avere le idee più chiare ed al tecnico di poter effettuare scelte meno obbligate. Se a questo aggiungi che occorre attenersi rigidamente alla normativa sugli under, la questione diventa ancora più complessa. Comunque, provo a risponderti. Il problema grande del centrocampo di Perrone è rappresentato, a mio avviso, dall’incompletezza tecnica degli elementi a sua disposizione: il dinamismo di Giacinti, Lanni, Pacini, Canotto, infatti, raramente è supportato da un’altrettanto necessaria qualità tecnica. Analogo discorso, ma invertendo i fattori, andrebbe fatto per Nicodemo, il quale ha senso geometrico, esperienza e discreta qualità tecnica ma non riesce più a garantire corsa e quantità difensiva. Credo che il futuro centrocampo blugranata sarà decisamente rivoluzionato con il mercato di riparazione; se così non dovesse essere,immagino che le mire societarie saranno dirottate sull’ acquisto di un forte esterno offensivo, che presenti una buona predisposizione anche alla fase difensiva, da affiancare al “trio delle meraviglie”. Alle loro spalle agirebbero due mediani davanti alla difesa da scegliere tra Nicodemo, Proia, Licciardi e Giacinti, senza dimenticare che bisogna far sempre i conti con la normativa stringente sugli under.
Sono sostanzialmente d’accordo con te, Marco, ad eccezione del discorso relativo alla necessaria partecipazione alla fase difensiva di Polani e Biancolino. Nel senso che l’unico compito dei due sarebbe dar fastidio ai portatori di palla in avvio d’azione; per il resto quattro uomini a centrocampo con l’ausilio della difesa ma, ripeto, rimanendo compatti, stretti, aggressivi sarebbero più che sufficienti; perchè il rombo “impone” le linee alte ed aggressive, per cui anche le punte non risulterebbero sfilacciate rispetto al resto della squadra. Il discorso è che questo tipo di lavoro tattico ( il famoso elastico ) non può essere svolto da Nicodemo, Giubilato e Calori, i quali non hanno gambe e polmoni per sostenere un gioco molto dispendioso dal punto di vista atletico. D’accordo anche quando affermi che in un centrocampo a tre bisogna avere calciatori che sappiano giocare a calcio e siano provvisti di intelligenza tattica e dinamismo. Nulla contro i nostri giovani, che devono avere il tempo di crescere e maturare sbagliando, prendere sempre più confidenza con la responsabilità gravosa di giocare in una piazza complicata come Salerno, ma nella zona nevralgica del rettangolo verde abbiamo sicuramente bisogno di gente pronta e, soprattutto, di elementi che sappiano trattare la “pelota” con lucidità e qualità . I tre della linea mediana, infatti, dovrebbero aggredire avversari e spazi, inserirsi con puntualità, sapere bene cosa fare una volta giunti a venti metri dalla porta altrui, saper servire un assist, tentare un dribbling, concludere con cattiveria verso la porta. Per non andare troppo indietro nel tempo, rimanendo nel nostro orticello, ricordi Tudisco e Strada? Intendo come caratteristiche tecniche e tattiche,non mi riferisco naturalmente alla valenza tecnica dei due rapportata a quella dei calciatori attualmente in organico.
marco
15 novembre 2011
Ciao Maurizio sono d’accordo sulla tua risposta, comunque mi sembra di capire che a te non piacciano sia Gustavo che Piciollo, a me sembrano invece gli unici due Under che possano portare tecnica e dinamismo( gli altri mi sembrano obbiettivamente indietro tecnicamente, anche se alcuni sono molto aggressivi),certo è palese che come natura sono due attaccanti ma in mano ad un allenatore buono ed impostati meglio a centrocampo potrebbero essere utili, anche perchè non ti dimenticare che anche qualora vincessimo il campionato anche nei professionisti il prossimo anno devono giocare degli under e secondo me sarebbe più giusto investire su alcuni e non fare questa stucchevole girandola domenicale. Tu cosa ne pensi?
marcello lon.
15 novembre 2011
raga secondo me la squadra un leggero passo in avanti l’ha fatto…e mi pare ke si sia capito ke il centrocampo deve essere composto da come minimo 3 persone (per lo meno non soffriamo)…Pacini secondo me potremo valutarlo bene se gioca un paio di partite…calcola ke ha giocato le partite più difficili da titolare (la prima cn l’internapoli e quella col budoni. Altra cosa ke voglio far notare è ke col 4 3 2 3 l’ampiezza te la danno i terzini…mettere calori ke spinge poco e montervino (ke è stato bravissimo) su una fascia opposta al suo piede nn è stata una scelta felice…ma metti avagliano e montervino xò sul piede suo!!!!!!!!
MAURIZIO IULIANO
15 novembre 2011
Gustavo mi piace e lavorandoci su si possono ottenere ottimi risultati. Per quanto riguarda Piciollo, invece, credo si debba aspettare ancora un pò prima di sbilanciarsi, anche perchè Perrone non può concedergli ( troppo forti le pressioni della piazza sulla squadra )la continuità di cui avrebbe bisogno. Il quesito, però, è: può questa squadra sostenere difensivamente il peso di un attacco così ricco? I calciatori che abbiamo sono in grado di assicurare il giusto equilibrio? Io ritengo di no,per anagrafe e per caratteristiche fisiche. Questa squadra per non andare in sofferenza deve avere qualità di palleggio, deve condurre la partita, e per far questo c’è bisogno di un centrocampo più tecnico ed esperto, altrimenti tante volte ancora saremo costretti a correre, spesso a vuoto, dietro i nostri avversari. L’ultima mezz’ora contro il Budoni è stata spaventosa: il fatto che i sardi non ne abbiano approfittato non vuol dire che tutto è filato liscio. Io, da tifoso, non vedevo l’ora che finisse una partita che potevamo solo perdere. Andavano via che era una bellezza, nel mezzo e sulle fasce, ma non prendere gol è stato possibile solo perchè i galluresi non ci hanno creduto più di tanto. Si è parlato tanto della sostituzione che Perrone voleva effettuare in pieno recupero: vi siete chiesti il perchè? Io una mezza risposta l’ho trovata: voleva arrestare l’evidente difficoltà tattica dei suoi e smorzare l’entusiasmo degli ospiti, che in un’occasione hanno portato nella nostra metà campo addirittura entrambi i terzini.