Sette punti in tre gare, quelle iniziali della stagione, ed uno solo raccolto nelle successive otto rappresentano una stranezza difficilmente decifrabile per una squadra che partita con intenzioni decisamente ambiziose, affidate alla qualità e all’esperienza di alcuni elementi di spessore, adesso si trova invischiata fino al collo in piena zona retrocessione e, considerando la difficoltà e l’equilibrio che regnano nel girone, dovrà sudare non poco per evitare innanzitutto la condanna diretta e, successivamente, sperare di mettere alle spalle altre quattro formazioni per valicare anche l’ostacolo play out. Il patron Santopadre le ha provate tutte negli ultimi due mesi pur di risollevare le sorti della sua creatura, “favorendo” le dimissioni del tecnico Perilli, successive a quelle rassegnate dal polemico direttore sportivo Capogna e prontamente raccolte dalla società, ingaggiando il nuovo tecnico Marziali ed imponendo il silenzio stampa a tempo indeterminato ai tesserati, ma i risultati hanno continuato a latitare lungo il cammino travagliato della squadra ciociara. Sulla carta sembra la partita giusta per il Salerno per riprendere confidenza con il bottino pieno che ormai manca da tre settimane, ma si sa che è sempre la realtà del campo a convalidare aspirazioni ed attese. Due annotazioni su tutte per non abbassare la guardia e ritenere che si tratti di una pratica facilmente liquidabile: in primis, il gioco espresso sino ad ora dal Salerno, privo di ordine e continuità offensiva, incapace di sottomettere gli avversari di turno, non autorizza ad andare oltre un cauto ottimismo, poi, ed è questo un particolare piuttosto curioso, l’unico punto raccolto dai baucani negli ultimi due mesi è stato strappato all’altra squadra leader del campionato, il Budoni di mister Bacciu. Per cui è giusto avvicinarsi al match di domenica accompagnati dalla legittima aspirazione di portare a casa l’intera posta in palio, di vitale importanza per dare una scossa a sé stessi e ribadire alle sempre più numerose pretendenti alla vittoria del torneo la gerarchia iniziale di valori, ma si scenda in campo con la determinazione giusta e, soprattutto, si produca a livello tecnico e tattico qualcosa in più per rendere ancora più evidenti i limiti attuali degli avversari, i quali, si può esser certi , faranno l’impossibile per uscire da questa crisi quasi irreversibile di gioco e risultati, sfoderando contro l’”ammazza campionato” Salerno una prestazione ricca di orgoglio e cattiveria agonistica. Il modulo tattico scelto in avvio di stagione dall’ex tecnico Perilli era il classico “4-4-2”, con una fugace variazione del tema nelle due gare esterne disputate contro l’Astrea ed il Civitavecchia, dove il tecnico optò per l’innesto nell’undici base di un terzo calciatore offensivo (Testa) accanto alle due abituali punte titolari (Mallardo ed Hasa). Con l’avvento di Marziali, i tre riferimenti fissi in avanti sono diventati invece una costante (4-3-3/4-3-1-2), anche se i risultati negativi in serie potrebbero suggerire un più saggio ritorno al passato, perché è giusto ricordare che il Boville delle prime tre giornate aveva mostrato qualche valore non trascurabile, come i sette punti raggranellati dimostrano. Abbozzare una formazione, quindi, con tante variabili in gioco, come le complesse dinamiche psicologiche scaturite dalla totale assenza di risultati all’interno di un gruppo – non ultimo l’addio definitivo (maturato proprio nelle ultimissime ore) alla squadra dell’elemento più rappresentativo, l’attaccante partenopeo Mallardo – e i dubbi tattici che assillano un trainer che non riesce a sbloccare una situazione estremamente delicata, è un tantino più difficile rispetto alle altre settimane. Proviamo, comunque, a descrivere pregi e difetti dei laziali, cercando di avvicinarci quanto più è possibile alla loro realtà tecnica e tattica. In porta, titolare indiscusso è il palermitano Giuseppe Stancapiano (87), che in sole due occasioni (una a partita in corso) ha lasciato il posto al suo secondo, Matteo Reho (92), presumibilmente per fornire alla squadra la possibilità di contare sulla presenza di qualche atleta navigato in più. Questa settimana, causa infortunio del primo, toccherà nuovamente al giovane diciannovenne indossare i guantoni e difendere i pali della porta baucana. La difesa, rigorosamente a quattro in entrambe le gestioni tecniche, presenta a destra Sandro Carfora (92), ottimi esordi due stagioni fa con i baucani all’età di diciassette anni, quando totalizzò la bellezza di trentuno presenze e ben due reti, che gli valsero la promozione nella più “gloriosa” squadra calcistica del Casarano. In Puglia, però, il ragazzo ha giocato poco (solo tre presenze ma con un gol all’attivo), prima di far ritorno alla base per rioccupare stabilmente la posizione di difensore di fascia. Sul fronte opposto agisce Antonio Setola (93), confermando una delle prassi tecniche basilari adottate dalle società calcistiche di serie D: concentrare sugli esterni la settimanale presenza obbligatoria degli under. Abitualmente i due ragazzi spingono poco, perché impegnati ad assicurare equilibrio ad una squadra fondamentalmente sbilanciata, e ciò accadeva anche nella gestione Perilli, quando oltre alle due punte di ruolo era utilizzato a centrocampo un esterno offensivo, di grande potenza e propensione alla spinta, Sandro Baglione (92). I due centrali più impiegati sono Antonio Matrisciano (80), discreto bagaglio di esperienze nel professionismo (70 presenze), e Francesco Frioni (84 ), che a differenza del collega ha speso la sua carriera interamente in serie D, ad eccezione di due apparizioni in seconda divisione con la maglia dell’Isola Liri. Non sono il massimo della solidità, in quanto sono fisicamente massicci e quindi, di conseguenza, un po’ carenti dal punto di vista della mobilità e della rapidità in fase d’intervento sull’avversario. Se a questo aggiungiamo la difficoltà del centrocampo a garantire copertura, il dato delle reti subite (ben 21 in 11 gare) appare il logico ed inevitabile responso di quanto descritto. Provare a colpirli per vie centrali con rapide verticalizzazioni, sfruttando una spina dorsale difensiva abbastanza lenta e macchinosa, potrebbe essere la giusta chiave tattica del match. Attenzione, però, alle avanzate di Matrisciano in occasione dei calci piazzati: il centrale si è spesso tolto in carriera la soddisfazione di bucare la porta avversaria (14 reti). Più defilato, pronto a rimpiazzare uno dei due, ci sarebbe Daniele Rossi (90) se non dovesse scontare una lunghissima squalifica per comportamento violento; in ogni caso, pronto all’uso il laterale sinistro Setola, che in occasione della gara contro i penitenziari dell’Astrea fu impiegato come terzo centrale al fianco dei due colleghi “intoccabili”. Il centrocampo, nella gestione Perilli, ha mostrato il suo volto migliore nelle battute iniziali del torneo quando si disponeva a quattro elementi, in fase di non possesso arretrava una delle due punte sulla fascia destra (Mallardo) e uno dei due metodisti davanti alla difesa, dando vita ad un compatto (4-1-4-1 ); non a caso, gli unici risultati entusiasmanti del loro sofferto campionato (7 punti nelle prime 3 gare) sono stati conseguiti ad inizio stagione, quando la copertura degli spazi era garantita grazie alla porzione di campo limitata assegnata a ciascuno degli undici interpreti. Poi, dopo i primi risultati negativi, si è smarrita la fiducia e sono iniziate delle piccole rivoluzioni tattiche, azzardate per le caratteristiche fisiche ed atletiche degli elementi in organico, che hanno gradualmente sfarinato il promettente avvio di torneo. L’uomo di esperienza e qualità è Andrea Gennari (77), ricco palmares alle spalle (330 presenze in prima e seconda divisione e ben 37 realizzazioni), dai cui piedi si origina la manovra dei ciociari. Lo ricordiamo anni fa con la maglia del Lanciano, quando si districava ottimamente come terzo di sinistra in mediana e a volte come trequartista; però gli anni passano per tutti ed ora il suo apporto alla fase difensiva è ridottissimo, mentre l’eleganza del suo calcio mancino è rimasta intatta. Al suo fianco trova quasi sempre spazio, ad eccezione di un paio di turni saltati recentemente per squalifica, il “factotum” della squadra, Giacomo Iozzi (84 ), autentico jolly che in questa stagione ha ricoperto più ruoli a centrocampo ed in qualche circostanza si è disimpegnato anche come centrale difensivo. Come Gennari, non è uno di quei motorini irriducibili che abbiamo affrontato ultimamente, in compenso è provvisto di uno spiccato senso tattico e di piedi discreti. Più spazio, invece, rispetto alle sporadiche presenze iniziali, ha ricevuto ultimamente Giuseppe La Montagna (92), al suo attivo da attore non protagonista la vittoria con la maglia dell’Ebolitana del trionfale campionato dello scorso anno, mentre una certa continuità di impiego ha conservato l’altro under della linea mediana, Edoardo Dell’Armi (91), ormai titolare quasi fisso da due stagioni. Sono due ragazzi che, come tanti altri alle prime armi di cui abbonda la categoria, devono assicurare la corsa e la quantità che i colleghi più esperti provenienti dalle serie superiori non possono più garantire per anagrafe ed acciacchi vari; molto dispendioso il loro lavoro di pendolini infaticabili, con un occhio al centro del campo dove sgobbano per due sopperendo spesso allo scarso dinamismo di Gennari, e l’altro alla copertura della fascia. Parcheggiati nel dimenticatoio, invece, altri due atleti in verde età chiamati in causa dal mister precedente: Sandro Baglione (92) e Stefano Petitti (91). Il primo agisce prevalentemente sulla sinistra, molto forte fisicamente e in possesso di una progressione discretamente potente. Titolare quasi inamovibile con Perilli a cui garantiva un buon contributo in entrambe le fasi di gioco, per caratteristiche fisiche e tecniche molto simile al Gaeta dell’Astrea, unico tra i centrocampisti ad accompagnare le sortite delle due punte, con l’insediamento di Marziali è finito abbastanza incomprensibilmente in naftalina. Analogo discorso per Petitti che, con la sua tendenza a giocare da metodista d’equilibrio davanti alla difesa, quindi più compassato rispetto a Buglione, è chiuso dalla presenza “ingombrante” di Gennari e Iozzi. I punti forti della squadra sono concentrati nel reparto avanzato ma valutarlo sulla base dei miseri sei gol realizzati in undici gare potrebbe essere pericolosamente fuorviante. E’ gente che il pallone nelle porte altrui l’ha sempre scagliato con una certa continuità; se in questa stagione il recente passato finalizzatore stenta ad emergere è perché la squadra, complessivamente, fa fatica a rifornire con continuità e lucidità le sue bocche di fuoco. Mallardo (80) ed Hasa (83), nelle ultime due stagioni in serie D hanno realizzato sessantacinque reti totali, ed accanto ad essi bisogna aggiungere il “nonnetto” del gruppo, Gianni Testa (75), il quale, nonostante i trentasei anni, lo scorso campionato ha messo a segno ben dieci gol. Come già anticipato in apertura d’articolo, Mallardo sarà fuori dai giochi, avendo rescisso proprio in prossimità della gara il vincolo con i blugranata ciociari. Il forte attaccante lo ricordiamo anche per la fugace apparizione a Cava dei Tirreni tre stagioni orsono (cinque presenze in Prima Divisione), dove giunse dopo aver fatto sfracelli a Battipaglia, in Eccellenza, nelle due annate precedenti. I numeri non sono esattamente quelli di tre “scarsoni”, per cui si faccia attenzione ad affrontarli con la giusta cattiveria ed applicazione, anche perché sono molto impegnativi soprattutto dal punto di vista fisico, in quanto lottano tantissimo sulle cosiddette “palle sporche”, pressano sui difensori che provano ad impostare il gioco dal basso e tendono a divincolarsi dalla morsa della coppia centrale andando a cercare spazi sugli esterni (Hasa a sinistra, Mallardo a destra), dove poter sprigionare meglio la potenza fisica e muscolare che li contraddistingue (sarà per questo motivo che Perrone ha provato a lungo in settimana Puglisi e Chirieletti sulle fasce, strutturalmente più attrezzati a fronteggiarli?). Mallardo, inoltre, partendo da destra è molto abile a cercare in dribbling la conversione al centro e procurarsi opportunità per calciare con discreta potenza verso la porta avversaria; la sua assenza sarà indubbiamente un bel vantaggio per la compagine di Perrone. I due “punteros” di Marziali non sono il massimo dell’estetica calcistica, quasi sgraziati nelle movenze, però non hanno nulla da invidiare a nessuno in quanto a carica agonistica e tenacia. Dei due, Mallardo, solido e tarchiato, ha un pizzico di qualità in più rispetto al macedone che, invece, ha dalla sua una struttura fisica più imponente. Con Perilli giocavano in coppia fissa, con un centrocampo nutrito alle spalle; sotto la conduzione di Marziali ad essi si è aggiunto Testa, calciatore più “flemmatico” e razionale rispetto ai tignosi compagni di reparto, il quale si colloca abitualmente tra le linee, pronto a sfornare assist ai colleghi o ad inserirsi nei varchi da loro aperti con il movimento frequente sulle corsie esterne. L’ assenza dell’ex punta della Battipagliese, costringerà il tecnico baucano a ritornare al “4-4-2” abiurato sin dal suo avvento, con la collocazione di Testa al fianco di Hasa e il possibile ritorno nell’undici titolare del possente Baglione.
PROBABILE FORMAZIONE (4-4-2): Reho; Carfora, Frioni, Matrisciano, Setola; Dell’Armi, Iozzi, Gennari, La Montagna ( Baglione ); Hasa, Testa. ALL: Marziali.
© Riproduzione Riservata













