D'Imporzano, foto sito ufficiale Pomigliano Calcio
La proiezione futura di un Salerno Calcio che prende il largo incrementando gradualmente la distanza dalle inseguitrici è decisamente allettante, perché la sua concretizzazione consentirebbe alla tifoseria di rifiatare un po’ dopo tante stagioni vissute all’insegna della tristezza e della precarietà ed alla società di programmare con largo anticipo e meticolosità certosina il ritorno nel calcio professionistico, che dovrà necessariamente essere vissuto da assoluti protagonisti. Su questo punto siam tutti d’accordo, però di ostacoli imprevisti e percorsi irti di difficoltà è ancora ricco il cammino, e non è l’abituale frase di circostanza che solitamente affolla salotti televisivi, noiosi dopopartita e chiacchiere da bar. Domenica avremo la prima tangibile dimostrazione, quando a far visita all’Arechi sarà una squadra molto ostica sotto tutti i punti di vista, il Pomigliano di mister Farris. Partita da preparare in assoluta concentrazione ed umiltà, mettendo da parte legittime ma premature aspirazioni di fuga e concentrando la mente esclusivamente sugli innumerevoli motivi tattici, tecnici ed agonistici che fanno dei granata napoletani un complesso di tutto rispetto e decisamente temibile. Considerato giustamente alla vigilia del torneo uno dei principali antagonisti del Salerno, il Pomigliano ha avuto un terrificante avvio di stagione, avaro di risultati (solo un punto dopo tre giornate), che sembrava dovesse ridimensionare drasticamente gli obiettivi di partenza e far ricredere gli addetti ai lavori sulla fondatezza delle loro previsioni. Lentamente, però, la squadra si è compattata intorno al suo allenatore, ha capito che non poteva dissipare dopo appena un battito d’ali i sogni estivi ed ha iniziato a marciare a passo decisamente spedito, collezionando ben sedici punti nelle successive otto gare che l’hanno aiutata a scalare posizioni in graduatoria ed a portarsi a soli sei punti dai ragazzi di Perrone. Campionato riaperto e due trasferte insidiose nel mirino per imprimere la svolta definitiva: Porto Torres e Salerno. Domenica scorsa, sul campo dei terribili sassaresi in versione interna (sei vittorie su sei gare disputate), i pomiglianesi hanno riassaporato l’essenza acre della sconfitta, ma la prestazione è stata per lunghi tratti positiva e solo l’errore dal dischetto di Auricchio ha impedito loro di ritornare in Campania con un prezioso e meritato punto in più nel bagaglio. Ed ora, analizzando con realismo ed oggettività ciò che accade in casa altrui, non possiamo fare a meno di constatare che alle difficoltà tecniche creabili dalla qualità del gioco dei prossimi avversari bisogna sommare anche la rabbia e la voglia di riscatto che li anima. Perché ritrovarsi a nove punti dalla vetta dopo una lunga rincorsa, con il rischio concreto di passare a meno dodici ma anche sentirsi sollecitati dall’ambizioso progetto di rimescolare completamente le carte del campionato portandosi a meno sei, sono considerazioni che stanno galvanizzando a dismisura la lunga vigilia del gruppo partenopeo, collocandolo su un elevato livello di carica agonistica e concentrazione. Da non trascurare, poi, la voglia di regalare un sorriso alla contestatissima famiglia presidenziale dei Romano che, nonostante i grandi sacrifici economici e le squadre decisamente competitive allestite, è sottoposta da un po’ di tempo al malumore di una parte cospicua della tifoseria. Dulcis in fundo, si tratta di un derby ed il precedente di Bacoli è ancora bene impresso nella mente di tutti noi.
Ribattere che anche il Pomigliano è alla portata del Salerno è una banalità su cui non val la pena spendere parole: con il “trittico delle meraviglie” a disposizione di Perrone, tutte le partite sono ampiamente alla portata, specie in casa quando alle spalle dei calciatori una spinta in più viene puntualmente regalata dalla tifoseria. Ma approcciare la gara con la convinzione di doversi limitare a svolgere senza fatica il compitino domenicale sarebbe il primo letale passo verso la sconfitta, perché i granata partenopei sono una squadra tecnica, fisica, spavalda, ricca di personalità ed anche discretamente temperamentale. Se a questo aggiungiamo che i blugranata sino ad ora, tranne in un paio di occasioni, sono stati quasi sempre messi in imbarazzo anche da formazioni che arrancano nei bassifondi della classifica, il campanello d’allarme squilla ancora più sonante.
Il modulo tattico prediletto di mister Farris è il “4-4-2”, ma in qualche gara l’ex terzino del Torino ha disposto i suoi uomini con il “4-3-3”. In porta gioca Bernardino D’Agostino (93), titolare indiscusso dalla seconda giornata di campionato, dopo l’esordio con sconfitta dell’ormai ex Germanelli contro il Selargius. Il ragazzo non è dotato di un fisico imponente e deve ancora crescere in termini di sangue freddo e senso della posizione, come è normale che sia considerando i diciotto anni, ma in diverse occasioni si è mostrato piuttosto reattivo tra i pali. La difesa a quattro presenta a destra la chioccia del gruppo, Alfonso Loreto (79), centrocampista in origine, nell’ultimo frammento di stagione collocato stabilmente da Farris in posizione arretrata. L’esperto calciatore campano rappresenta l’”uomo in più” del gruppo, il jolly di difesa e mediana deputato a risolvere tutti i contrattempi legati a squalifiche ed infortuni, destreggiandosi con buoni risultati sulle due fasce, sia come laterale basso che come tornante offensivo; inoltre fa valere la sua esperienza quando si spinge in avanti, mostrando di avere le idee chiare sul da farsi e garantendo un ottimo contributo alla fase d’attacco della squadra. Un po’ più carente, invece, quando deve disimpegnarsi in marcatura, specie se puntato da elementi rapidi e brevilinei; si prevedono difficoltà per Mounard a contenerlo, ma anche innumerevoli patemi per il terzino alle prese con l’estroso francesino: Farris rischierà questa contrapposizione? Il giovane salernitano, Gianluca Braione(92), ha giocato la gara d’esordio prima di un infortunio che al momento gli tarpa le ali, mentre più spazio ha ottenuto Leonardo Gargiulo(83), specie all’inizio quando Loreto veniva impiegato stabilmente come laterale di centrocampo. La coppia centrale, anche questa ormai consolidata e intoccabile, è costituita da Paolo Lo Masto (90) e l’altro “over 30” del gruppo, Giorgio Scognamiglio (81). Il primo, nonostante la giovane età è al terzo campionato da titolare, mentre il secondo, da oltre dieci anni, fa valere il suo mestiere sui campi di D e di Seconda Divisione (Potenza e Vico Equense). Trattasi di un binomio abbastanza robusto dal punto di vista fisico, che spesso, però, va in difficoltà se poco assistito difensivamente da un centrocampo sostanzialmente qualitativo; gioco tra le linee e verticalizzazioni per far trascorre loro un pomeriggio da incubo, e prontezza ad approfittare delle fughe in avanti di Loreto per occupare lo spazio libero e sfilacciare il loro pacchetto centrale; al contrario, metterla sul piano fisico e su ritmi blandi sarebbe una strategia poco redditizia. Quando uno dei due manca, tocca a Rocco D’Auria (93), mentre l’altro rincalzo, il giovanissimo Giuseppe Telera (92), ha visto le porte del terreno di gioco sbarrarsi in maniera quasi definitiva dopo un esordio durato appena trentadue minuti causa espulsione da ultimo uomo. A sinistra agisce Francesco Lenci (93), già alla seconda stagione da titolare, meno arrembante del collega di fascia Loreto ma in compenso molto più aggressivo e rapido in marcatura, anche se a volte, a causa della giovane età, palesa qualche incertezza tattica di troppo. Riteniamo che si tratti di una buona difesa per la categoria, che però viene un pò “depotenziata” dalla scarsa copertura assicurata dalla linea mediana. La coppia di centrocampisti centrali del Pomigliano è, indiscutibilmente, la più qualitativa dell’intero girone: Alessio D’imporzano (83) e l’argentino Horacio Sebastian Gasparini (80) sanno giocare al calcio e, dal punto di vista tecnico, non hanno nulla da invidiare a colleghi che militano nelle serie superiori. Ma se due calciatori dalle grandi doti tecniche, entrambi sulla trentina, si ritrovano a calcare i campi di calcio dilettantistici, vuol dire che qualcosa nelle loro carriere non ha funzionato. Tralasciando gli aspetti caratteriali che non ci competono, sorge il dubbio che ci troviamo al cospetto dei classici centrocampisti capaci di divertire gli appassionati quando hanno il pallone tra i piedi, ma anche di far saltare gli equilibri tattici della squadra quando ad attaccare sono gli avversari, difettando in fase di contenimento, di disciplina tattica ed in “cattiveria” agonistica nei contrasti. Dei due, il sudamericano si lascia decisamente preferire per dinamismo in entrambe le fasi di gioco ma, sostanzialmente, il loro volto migliore lo mostrano quando il Pomigliano è in possesso palla. D’Imporzano gioca sempre a testa alta, dai suoi piedi si origina la manovra partenopea e spesso i suoi lanci calibrati regalano succulente opportunità alle punte; l’ex Isola Liri e Pro Sesto, inoltre, è molto insidioso anche sui calci piazzati. Gasparini, invece, parte da mediano davanti alla difesa, ma quando la sfera viene conquistata appoggia puntualmente l’azione di rimessa andando ad affiancare le due punte ed i due esterni di centrocampo per diventare devastante con i suoi inserimenti nel cuore dell’area avversaria, dove raramente fallisce il bersaglio con i piedi che si ritrova, come dimostrano le tre reti già realizzate quest’anno e le undici messe a segno la scorsa stagione con i beneventani del Forza e Coraggio. Abbastanza lesto anche a colpire di testa in area di rigore, dove dimostra un ottimo tempismo in occasione di corners e calci piazzati. In tre occasioni, Farris, registrando qualche disfunzione tattica di troppo, ha affiancato ai due eleganti metronomi il giovane Antonio Cardore (93), che aveva il compito di tappare le falle determinate dalla lentezza D’Imporzano e dalle ripetute fughe in avanti di Gasparini. Alla fine, però, il tecnico, confrontandosi anche con la società, ha ritenuto saggio applicare il famoso detto calcistico: “la miglior difesa è l’attacco”, tutelando in questo modo anche i tanti giovani di valore e qualità presenti sugli esterni. Paolo Mazza(91), in fortissimo dubbio a causa di un infortunio muscolare patito alla vigilia della gara con il Monterotondo, Carmine Muro(92) e Giovanni Sorrentino(92): tutti molto interessanti e particolarmente difficili da contenere, in quanto in possesso di buona tecnica di base, vivacità atletica e la tipica presenza agonistica del calciatore “affamato” ed ambizioso alle prime armi che vuol ritagliarsi uno spazio importante nel calcio che conta. Brutti clienti per i nostri difensori esterni, che avranno un bel po’ da sudare per contenerli: i ragazzi pomiglianesi non hanno mai paura di tentare la giocata. Muro agisce prevalentemente a sinistra ed è il più potente dei tre con il suo poderoso calcio e la propensione a sterzare al centro per battere a rete, mentre Sorrentino e Mazza prediligono la corsia opposta e si lasciano preferire per una più spiccata predisposizione a saltare l’uomo nell’uno contro uno. All’occorrenza Muro e soprattutto Sorrentino possono agire anche da seconda punta. Più defilati Francesco Puccinelli (92), che rispetto ai compagni evidenzia maggiore senso tattico, e l’assente eccellente per infortunio dall’inizio della stagione, il nocerino Paolo Ramora (80), ala molto guizzante con un discreto passato da professionista e qualche bel campionato in compagnia di mister Provenza. Anche in attacco, i granata del patron Romano annoverano due punte decisamente importanti per la categoria: Antonio Libero Del Sorbo (84) e Ciro Auricchio (84). Il primo non è un grosso finalizzatore, anzi, a volerla dire tutta, spesso fallisce facili opportunità davanti al portiere, denotando una mancanza di freddezza decisamente penalizzante per la sua carriera, considerando che il ragazzo possiede un fisico possente, piedi discretamente educati ed è utilissimo nel far salire e giocare la squadra; molto difficile anticiparlo e bisogna tenere gli occhi aperti perché non è il classico spilungone tutto gomiti ed agonismo, il pallone sa gestirlo e appena può prova la conclusione in porta, anche dalla distanza. Ancora più insidioso, e soprattutto più prolifico (non tragga in inganno l’errore dal dischetto a Sassari), è il compagno di reparto Auricchio. Il ventisettenne, infatti, oltre ad avere un fisico ben strutturato e ad essere molto presente dal punto di vista agonistico, al contrario dell’ex Cavese è quasi sempre letale nei sedici metri avversari (32 reti nelle ultime due stagioni a Pomigliano, quattro in questo primo terzo di torneo) dove il suo sinistro spesso produce marcature di apprezzabile fattura, ed anche più mobile andando spesso ad occupare le corsie laterali in seguito ad interscambi di posizione con gli esterni che tagliano verso il centro. Poco spazio per la punta di scorta Antonio Guadagno,mentre per l’altro colpo di mercato, il talentuoso mancino Giovanni Cipolla (74), passato importante in prima e seconda divisione (75 reti all’attivo ), dopo un avvio a dir poco travolgente (tre reti, di cui una semplicemente stupenda a Cagliari contro il Progetto S.Elia ), l’esperienza con il club dei Romano si è conclusa di comune accordo agli inizi di ottobre. In questo caso, però, la qualità del navigato atleta nulla c’entra: l’ampio roster di giovanotti interessanti dalla trequarti in su, nonché l’ingombrante presenza del Salerno nel girone, hanno indotto la società ad operare una saggia scelta in prospettiva.
PROBABILE FORMAZIONE (4-4-2): D’Agostino(93); Loreto, Lomasto, Scognamiglio, Lenci(93); Sorrentino(92), D’Imporzano, Gasparini, Muro(92); Dal Sorbo, Auricchio. All: Farris.
© Riproduzione Riservata













