Salerno Calcio – Pomigliano: l’analisi del match

Raffaele Biancolino in azione, foto G. Maffia / Daimages

A voler essere furbetti e molto scansafatiche, si potrebbe recuperare qualche articolo passato, sostituire i protagonisti, modificare i minuti delle marcature e lasciare spazio ad un riposante copia e incolla, prima di riversarsi nelle strade del centro per le compere dei  regali natalizi e l’ammirazione delle luci d’artista. Perché nulla o poco è cambiato per giustificare i commenti trionfalistici che un po’ ovunque si ascoltano dopo il vittorioso match contro il Pomigliano. Solito tris d’assi assicurato dai fantasisti blugranata impegnati in prima linea e altrettanto abituale consegna di tutto il resto all’improvvisazione tecnica e tattica che non manca mai di visitare il rettangolo di gioco dell’Arechi: questo ricorderemo dell’ennesimo spettacolo calcistico scadente della stagione. Altrettanto superfluo dilungarsi (lo abbiamo fatto già tante altre volte) nella ricerca di aggettivi che assegnino grandi meriti individuali al “trio delle meraviglie”, senza il quale la squadra rischierebbe seriamente un campionato anonimo, essendo  totalmente priva di identità e soluzioni di gioco. Anche ieri, infatti, per quasi l’intera durata della prima frazione, la squadra ha avuto difficoltà ad imporsi e a contenere con padronanza il gioco degli ospiti. Turarsi allora entrambi gli orecchi e fingere di non ascoltare le analisi mirabolanti provenienti dalla sala stampa e lasciarsi sedurre dal più cinque in classifica che è, alla fine, la notizia della domenica che rende maggiormente felici, perché avvicina la squadra al ritorno nel professionismo calcistico e allontana gradualmente tutti noi da spettacoli scialbi e sempre più indigesti. La compagine di Perrone ha palesato i cronici limiti esibiti sino ad ora, che non sono emersi in modo evidente, impedendo il raggiungimento del risultato pieno, solo perché la fortuna, questa volta, ha collocato sulla strada degli atleti di casa un Pomigliano presuntuoso e incredibilmente inconsistente dal punto di vista della tenuta difensiva. Mounard, Caputo e Biancolino, da abili volponi quali sono, non si son fatti sfuggire la ghiotta opportunità ed hanno rispedito a casa la boriosa truppa partenopea dopo averla ridimensionata per sempre, favorendo qualche ingiustificato e zuccheroso cinguettio di troppo al novantesimo. I tre gioielli di casa – che gli dei pallonari ce li preservino a lungo – potrebbero far impietosamente arrossire i tanti cantori di gesta eroiche delle ultime ventiquattro ore, impegnati nella creazione di esagerati panegirici sulla qualità del gioco e l’ordine tattico, se al posto della maglia del Salerno indossassero quella delle rivali domenicali con conseguente travaso dei colleghi del reparto offensivo altrui nelle falangi perroniane. Se Caputo e Mounard, marcati dai partenopei con la stessa attenzione delle sfide dopolavoristiche tra scapoli ed ammogliati , non s’inventano le due giocate, al termine dei primi quarantacinque minuti di gioco vien giù lo stadio a furia di fischi. Non sono capricci al condizionale, voglie insane di rompere gratuitamente le uova nel paniere al tecnico laziale, ma solo oggettive analisi tendenti a non discostarsi troppo dalla realtà, cercando di rimanere fedeli ad una verità tecnica che non si lasci contaminare dalla passione e dall’euforia del momento. Siamo tutti felici mister Perrone, godiamo del primo vero strappo stagionale alla classifica, ma propinarci delle fantasia vere e proprie al novantesimo e sperare che da tutti vengano ingurgitate e digerite  acriticamente ci sembra, francamente, una pretesa esagerata. Se lei, mister, ci dice che i nostri calciatori “fuori categoria” sono stati ingaggiati per regalare gol e successi contro avversari tatticamente sprovveduti, noi concordiamo pienamente e non abbiamo niente da obiettare; sei lei, mister, a fine gara ci spiega che la superficialità e la presunzione nell’approccio delle contendenti domenicali può trasformare i nostri talenti addirittura in marziani, noi annuiamo e plaudiamo alla sua analisi. Ancora: se lei con estrema diplomazia, cercando di tutelare la serenità del gruppo, ci fa capire che con gli uomini attualmente disponibili non è possibile offrire un bel calcio, noi capiamo la difficoltà ad esternare apertamente il suo pensiero e glissiamo. Però, a questo punto, non dovrebbe abusare dell’entusiasmo di una tifoseria finalmente felice dopo anni di amarezze e frustrazioni per tentare di far passare un’analisi tecnico-tattica un po’ “bugiardella”, altrimenti qualcuno potrebbe indispettirsi, sentirsi preso vagamente in giro, “mettere i puntini sulle i” e rendere meno roseo il quadro a tinte vivaci che ha cercato di dipingere nel ventre dell’Arechi. Non può parlarci, ad esempio, di qualità del gioco a centrocampo sensibilmente migliorata e di un Nicodemo che ha conferito ordine ed equilibrio alla squadra, altrimenti siamo costretti a ricordarle che: a) i due ragazzi accanto all’ex regista del Sorrento, Giacinti e Lanni (quest’ultimo tre volte provvidenziale ad inizio ripresa sulla destra con il suo sfiancante lavoro di doppia copertura centrale e laterale, ma bersagliato ingiustamente per l’autorete e qualche passaggio sbagliato), hanno recuperato tanti palloni ma non hanno fatto nulla di diverso rispetto al passato: corsa, disciplina in fase difensiva, ma allo stesso tempo l’abituale carenza d’idee, personalità e spunti incisivi in fase di possesso palla; b) Nicodemo si è limitato a trotterellare blandamente per il campo, a gestire le forze con sapienza, dando vita ad una partita assolutamente ordinaria, povera di geometrie e dinamismo, e lasciando ancora una volta tanti dubbi nella posizione di diga a protezione della difesa: rarissimi i raddoppi sulle punte centrali del Pomigliano,che almeno una decina di volte tra primo e secondo tempo hanno gestito comodamente il pallone prima di smistarlo sugli esterni per le avanzate di Loreto a destra e Muro a sinistra, guadagnato punizioni a ridosso dell’area di rigore e calciato pericolosamente in porta. Se non si becca gol perché la qualità altrui è relativa, non si può fingere che tatticamente le cose funzionino; c) se Mounard e Caputo hanno compiuto devastazioni negli ultimi venti metri avversari, bisogna avere l’onestà intellettuale di riconoscere che una sostanziosa percentuale di “merito” va attribuita alla tattica scriteriata di Farris ed alla presuntuosa pigrizia dei suoi calciatori, mentre parlare di gioco produttivo e di organizzazione è solo una licenza poetica che ci si concede approfittando del torpore collettivo generato dalla nuova luccicante classifica. Se ti presenti a Salerno con due punte pure, due esterni offensivi e due centrocampisti centrali (D’Imporzano e Gasparini) che camminano sulle punte, si specchiano narcisisticamente quando a testa alta trattano il pallone, totalmente assenti in un lavoro di opposizione agli avversari, è chiaro che i piccoli genietti blugranata hanno gioco facile e si prendono beffa dei loro dirimpettai. Per l’intero primo tempo, il povero terzino sinistro partenopeo, Lenci, ha dovuto fronteggiare Mounard senza avvalersi di un solo raddoppio di marcatura assicurato da D’Imporzano o dal compagno di fascia Muro, preoccupato più a farsi rimpiangere dalla dirigenza e dall’area tecnica salernitana che l’avevano depennato dalla rosa che non a sostenere difensivamente il collega maltrattato a più riprese da re David. Un Pomigliano presuntuoso alla stregua del Civitavecchia, ingolosito dall’impressione di scarsa tenuta difensiva che offre il Salerno e, come i nerazzurri, punito su una ripartenza bruciante attivata e concretizzata splendidamente da Mounard e Caputo. Del resto i fatti hanno dimostrato nitidamente, nei due precedenti match casalinghi terminati in parità (Astrea e Bacoli ), che una condotta di gara tatticamente disciplinata degli avversari (pressing ossessivo e raddoppi costanti di marcatura operati da centrocampisti ed esterni alti) limita drasticamente l’estro dei fantasisti blugranata e rende difficile il conseguimento del successo, perché a quel punto il centrocampo è costretto a produrre giocate, ad assumersi responsabilità, a manifestare carisma e doti tecniche e ad eseguire schemi; peculiarità, caratteristiche che latitano da sempre nel repertorio dei tanti onesti operai della mediana presenti in organico e mai emerse compiutamente nei primi tre mesi e mezzo di lavori portati avanti da Perrone. Quindi, mister, godiamoci questa vittoria, ma riconosca onestamente che non c’è alcun gioco, che le giornate passano e la sceneggiatura è sempre la stessa: palla avanti in attesa del’imprevedibile guizzo dei nostri attaccanti, sperando che di scorbutici ed occasionali guastatori di festa , vedi i vari Mollo, Ezeadi, Gavioli e Meloni non ne siano rimasti ancora tanti sulla strada che la separa dalla vittoria del campionato. Da salvare, pertanto, ancora una volta ben poco oltre alle splendide realizzazioni di Mounard, al cinismo sottoporta di Biancolino ed alle illuminanti rifiniture di Caputo, mentre ancora tanti sono gli aspetti da rivedere e migliorare. In primis, la fluidità della manovra, ma si dovrà aspettare necessariamente l’arrivo dei nuovi elementi per realizzare tale proposito: mezz’ali capaci di difendere ed attaccare, pressare l’avversario ma allo stesso tempo di supportare gli attaccanti, inserirsi negli spazi per calciare efficacemente in porta o servire assist per le punte); poi, bisogna incidere decisamente sulla fase difensiva che concede ancora molto, soprattutto tra le linee dove gli spazi sono sempre ampi garantendo agibilità eccessiva a punte e trequartisti: serve come il pane un metodista reattivo, vivo e fisicamente solido, considerato che già la difesa non eccelle in rapidità, un calciatore che abbia tra l’altro uno spiccato senso geometrico. Ma non basta: si dovrà operare in entrata anche per quanto concerne gli esterni bassi, e gli interventi, come per il centrocampo, devono essere necessariamente massicci : nessuno dei tanti giovani impiegati ha fornito particolari garanzie, anche Puglisi la cui prestazione è stata ritenuta altamente positiva, come Chirieletti ed Avagliano, è andato spesso in difficoltà commettendo molte ingenuità in marcatura su Muro nel primo tempo e stringendo troppo spesso al centro anche quando non c’era bisogno; molto meglio come centrale due domeniche fa con il Budoni. E bisogna agire in fretta, perché la penuria di personalità e qualità nella zona nevralgica del campo non può sostenere in eterno l’opzione di un Montervino relegato sulla linea difensiva, ruolo peraltro svolto egregiamente. Ed anche in attacco, aspettando il risveglio dal lungo letargo di Polani e il ritorno di Gustavo dall’infortunio, sarebbe il caso di porre saggiamente le mani inserendo qualche pedina di grossa qualità che faccia vivere meno ansiosamente i forfait delle tre punte del terrificante forcone con il quale Perrone infilza gli avversari e spera, nonostante il  grigiore settimanale, a fare curriculum per la seconda volta in carriera.

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SoloSalerno.it © 2012 Tutti i diritti sono riservati- Testata giornalistica Aut.Trib.di Salerno n° 2/12 del 22/03/2012 - Direttore Responsabile: Giuseppe Maffia

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