Il bomber del Porto Torres Antonio Borrotzu, foto Diario Sportivo Sardegna
Due date da cerchiare in rosso, quattro dicembre e quindici gennaio, prima di prepararsi ai titoli di coda preannuncianti un futuro finalmente roseo. Perché dando un’occhiata in giro e raccogliendo comunicati provenienti dalle altre diciassette realtà calcistiche del girone, non si fa fatica a restringere la lotta al vertice ad un ristrettissimo gruppetto di tre squadre: Salerno, Porto Torres e Marino. Domenica, in Sardegna, potrebbe essere infatti il penultimo esame da sostenere per gli uomini di Perrone sulla strada che conduce al professionismo, in attesa del match casalingo di metà gennaio contro l’altrettanto ostico e spendaccione Marino che potrebbe decretare, ce lo auguriamo tutti, il “decesso” ufficiale del torneo. Due condizionali, quindi, separano la creatura di Lotito e Mezzaroma dal ritorno nel calcio che conta, dopo gli sfarinamenti in serie di alcune delle compagini che si erano illuse di intralciare i piani dei blugranata, su tutte Arzachena e Sora. Rimossi i due ostacoli, rimarrebbe da gestire solo l’ordinaria amministrazione, la voglia delle rivali domenicali di ritagliarsi una vetrina sul futuro, ma, a quel punto, il gruzzoletto accumulato di punti di vantaggio tutelerebbe il gruppo di Perrone da qualche piccolo e fisiologico imprevisto. Domenica, però, il cimento è di quelli tosti, ed il cartello d’ingresso dello stadio sassarese provvederà a ricordarlo agli atleti ed ai tifosi salernitani al seguito della squadra; una sorta di messaggio dantesco – ”Lasciate ogni speranza voi ch’entrate” – sottoforma di rabbrividenti cifre numeriche: sei vittorie su sei, dodici gol fatti ed uno solo subito. Pertanto partitaccia insidiosissima, resa ancora più problematica dalla sostanza tattica che il subentrante trainer Sebastiano Pinna ha somministrato ad una squadra di grande qualità tecnica che nella passata gestione Hervatin, al di fuori del suo impianto di gioco, faticava a contenere le giocate degli avversari rimediando quasi sempre delle mortificanti sconfitte, come testimoniano i cinque gol beccati dal Selargius ed i tre contro Astrea e Budoni. Adesso i risultati dicono che l’andatura schizofrenica che tanto inquietava il duo Piras-Biccheddu, rispettivamente presidente e direttore generale, è stata corretta ed i quattro punti nelle ultime due trasferte, con un solo gol al passivo, ne sono la riprova. E non si tratta di casualità statistiche: l’ex mediano inesauribile del Cagliari ha apportato sostanziali modifiche a livello di uomini più che di tattica, imponendo il giusto mix tra qualità e quantità, troppo spesso snobbato dal suo predecessore. Hervatin, infatti, amava schierare contemporaneamente tutta la qualità a sua disposizione (“Bisogna stare attenti a non perdere i pregi nel voler eliminare i difetti”, affermava), inserendo sin dall’avvio di partita, in più occasioni, due punte, due esterni decisamente offensivi e due facitori di gioco nella zona centrale della linea mediana. La scelta ha regalato risultati importanti in casa perché la capacità di sviluppare gioco, unita alla vocazione eccessivamente difensiva delle timorose formazioni ospiti, permettevano e permettono ai rossoblu di gestire comodamente le gare. Tutt’altro discorso in trasferta, quando gli avversari non si limitano a contenerti ma provano a loro volta ad impallinarti. Volendo sintetizzare il tutto sul piano prettamente numerico possiamo dire che Hervatin amava il “4-4-2” nelle sue varianti più spregiudicate, ossia il “4-2-3-1” e il “4-2-4”, mentre Pinna opta per un più pragmatico “4-4-1-1”, con esterni di centrocampo impegnati nelle due fasi ed almeno un mediano centrale di quantità dove infuria la battaglia; anche se nell’ultima trasferta sul campo del Fidene ha ripercorso le orme del suo collega schierando un quartetto in attacco decisamente spavaldo.
A difesa dei pali Riccardo Giorgi (91), portiere double-face, reattivo e felino nei sette metri ma decisamente insicuro in uscita. Il ventenne estremo difensore è entrato in gioco dopo quattro turni, durante i quali sono stati impiegati Giovanni Sanna (92) e Gianluca Nieddu (90). La composizione della difesa dipende dai responsi dell’infermeria. Se dovesse recuperare il centrale Movilli, sulla fascia destra giocherebbe Massimo De Martis (74), venti anni di onoratissima carriera spesi in B e in C all’insegna dell’affidabilità. Non è più il terzino arrembante degli anni addietro che accompagnava costantemente l’azione offensiva della squadra ma continua ad assicurare solidità difensiva, mestiere, acume tattico e qualche golletto su palla inattiva. Al centro dovrebbe toccare alla possente coppia formata da Tommaso Movilli (77) e Massimo Piscopo (89). Il primo, in molti lo ricorderanno, fu uno dei protagonisti di quel Teramo sbarazzino che si vide “scippare” per irregolarità amministrative la qualificazione ai play-off sul filo di lana dalla prima Salernitana di Lombardi; autore di tre reti in quella stagione, avrà un motivo in più per riversare in campo grinta e motivazioni, anche se le sue condizioni destano un minimo di apprensione nel tecnico sardo. Si tratta di un duo estremamente fisico, temprato alle battaglie, che concede però qualcosa di troppo sul piano della rapidità. Compito duro per Biancolino, ma se da quelle parti gravitano a turno i due piccoletti blugranata, Caputo e Mounard, anche per la difesa sarda potrebbero essere dolori. Se Movilli non dovesse farcela pronto De Martis a migrare al centro, ruolo ricoperto egregiamente un po’ ovunque nelle ultime stagioni, con l’inserimento a destra dell’under Davide Piredda (92). Un po’ più defilati, ma non di rado utilizzati nella prima parte della stagione per completare il quartetto difensivo, anche il terzino-stopper Silvio Gnani (91) ed il centrocampista d’interdizione Alessandro Gadau (81), abile a svolgere entrambi i ruoli, richiamando alla mente, fatte le dovutissime proporzioni, il Marcel Desailly milanista di qualche annetto fa. A sinistra agisce il poco più che bambino Pietro Ladu (95), sedici anni ma a detta degli operatori calcistici un futuro assicurato; già alla seconda stagione da protagonista in un calcio che è qualcosa di più del mero dilettantismo in quanto lo scorso anno, all’età di quindici anni, si mise in evidenza disputando da titolare il duro campionato di Eccellenza sarda con la maglia del Taloro. Buon apporto alla fase di spinta, deve migliorare, ma il tempo è dalla sua parte, in fase difensiva; però se non mostri capacità tecniche e personalità a quest’età nessun allenatore si azzarda a lanciarti nella mischia; siamo curiosi di seguire il suo percorso di crescita già a partire da domenica quando sarà messo a dura prova dall’estro degli avanti salernitani. La coppia centrale della linea mediana dovrebbe essere costituita da un mediano di “rottura”, deputato ad assicurare equilibrio e protezione alla linea difensiva, bravo a svolgere il ruolo di frangiflutti sulle ripartenze altrui, ed un elemento provvisto di maggiore qualità, abile a sviluppare gioco o ad inserirsi centralmente per accompagnare le offensive del nutrito settore avanzato. A fare legna uno da selezionare tra Gadau e Mario Niedda (84), con il primo leggermente favorito ed il secondo del quale si ricordano gli ottimi trascorsi in seconda divisione a Nocera Inferiore, dove realizzò qualche stagione fa anche due reti. Il partner da affiancare ad uno dei due dovrebbe essere Michele Fini (74), di cui evitiamo di raccontare il suo prestigioso curriculum passato e l’ormai lontana esperienza salernitana – ricordati giustamente questa settimana da tutti gli operatori dell’informazione – per concentrarci esclusivamente sulle sue caratteristiche tecniche e tattiche. Negli anni delle grandi gratificazioni professionali raccolte in A e in B il talentuoso calciatore agiva soprattutto come esterno di fascia ed esprimeva il meglio del suo repertorio quando tagliava al centro del campo divenendo una sorta di regista aggiunto, procurandosi spesso l’opportunità di calciare efficacemente in porta. Tornante atipico, più regista di fascia (alla Beckham, per intenderci) che non ala veloce ed incontenibile, buon esecutore di parabole insidiose su palla inattiva, sempre lucido nella scelta del passaggio giusto per attivare i compagni, il trentasettenne ha ormai ridotto il proprio raggio d’azione, giostrando centralmente in una posizione intermedia e limitandosi a garantire qualità e molteplici soluzioni alla manovra dei suoi, anche se la bolgia dei campi dilettantistici fa fatica a sposarsi con i notevoli mezzi tecnici dell’ex ascolano. La sua presenza non è però scontata perché Pinna potrebbe preferirgli il dinamismo e la capacità d’inserimento di Mattia Floris (92), calciatore davvero interessante per duttilità tattica, bravo ad abbinare qualità e quantità e ad assicurare un rendimento importante sia come mediano centrale a protezione della difesa, con licenza alla percussione improvvisa, sia come esterno ficcante sempre pronto a tagliare in mezzo al campo o a fiondarsi verticalmente nel cuore delle difese avversarie. Altra opzione centrale è rappresentata dalla qualità di Roberto Puggioni (80), scudiero fedele dell’ex tecnico Hervatin, che però si è visto ridurre sensibilmente gli spazi con l’avvento di Pinna. Dinamismo e coraggio per tentare la giocata in grado di creare superiorità numerica, in possesso di un bel tiro dalla distanza, il trentunenne difetta un po’ nella fase difensiva. Sulla fascia destra dovrebbe agire uno tra il già citato Floris ed Antonio Fantasia (93). Quest’ultimo è un calciatore molto eclettico che sulla corsia laterale riesce a disimpegnarsi egregiamente in entrambe le fasi di gioco, essendo provvisto di elevato dinamismo e apprezzabile disciplina tattica; in fase offensiva tende ad accentrarsi in dribbling per creare superiorità numerica e favorire il taglio dei compagni ma ripiega sempre quando la squadra è costretta a difendersi, facendo valere le sue caratteristiche originarie di laterale basso e le notevoli capacità aerobiche. Molto più offensivo l’esterno di sinistra Fabio Oggiano (87), elemento tra i più pericolosi della compagine rossoblu con la sua bravura ad attaccare la profondità, la freddezza al momento di concludere in porta (sei gol la scorsa stagione, già tre quest’anno), e la lucidità che riesce a conservare dopo un affondo per servire assist invitanti ai compagni; gioca con gli stessi apprezzabili risultati anche sulla fascia destra, dove nel corso della gara l’allenatore lo sposta per scombussolare i piani tattici del collega avversario. Da non trascurare a gara in corso, magari per rimediare ad un risultato negativo, la presenza tra i quattro dell’attaccante Alessandro Frau (77) collocabile, in una versione ultraoffensiva, sugli esterni o come rifinitore alle spalle di due punte. Calciatore talentuoso che ha conosciuto la serie A con la maglia della Roma guidata da Zeman, protagonista nel match dello sfortunato esordio della Salernitana in massima serie all’Olimpico (tre reti ad uno per i giallorossi), Frau è il grimaldello sardo tra le linee utilizzato da Pinna per scardinare gli assetti difensivi altrui, con la sua capacità di saltare l’uomo per andare alla conclusione o per servire assist succulenti all’unico riferimento avanzato della squadra, il mastodontico Antonio Borrotzu (78). L’ex romanista è da inibire assolutamente perchè i sardi si rendono pericolosi soprattutto sullo sviluppo di azioni scaturite dai palloni filtranti che il trequartista regala ai compagni; fermare lui vuol dire far scivolare poco l’azione sulle fasce e, soprattutto, impedire al centravanti boa Borrotzu di sprigionare potenza fisica nei sedici metri dove, con l’ausilio della sua robusta costituzione, ha spesso la meglio sui difensori. Senso del gol spiccato che lo porta a concludere appena intravede la possibilità di centrare lo specchio della porta, il possente centravanti regala poco all’estetica ma è particolarmente efficace in acrobazia e nel corpo a corpo con i difensori; diciassette reti lo scorso anno con la casacca del Tavolara, ha iniziato bene anche questa stagione depositando sei volte il pallone alle spalle dei portieri. Spazi ridottissimi per gli altri rincalzi, tra i quali il minutaggio maggiore è stato collezionato da Alessandro Manca (92), doppietta alla prima in casa contro il Progetto S.Elia e successivamente solo tanti frammenti di gara privi di acuti significativi, e da Mario Fadda (76), elegante punta-trequartista, bel tocco, ottimo esecutore di calci piazzati ma non il massimo della rapidità.
PROBABILE FORMAZIONE (4-4-1-1): Giorgi; De Martis (Piredda), Movilli (De Martis), Piscopo, Ladu; Floris (Fantasia), Fini (Floris), Gadau (Niedda), Oggiano; Frau; Borrotzu. All: S.Pinna.
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