Un buon punto al termine di una prova convincente contro un avversario ostico, raccolto su un terreno di gioco improponibile anche per una categoria dilettantistica. C’era da soffrire e la squadra, ad eccezione del primo quarto di gara, ha stretto i denti ed ha gradualmente alzato il livello della sua prestazione portando a casa il risultato positivo programmato alla vigilia. E un Po’ di rammarico è giustificato, perché nell’ultimo quarto d’ora della prima frazione e nei primi trenta minuti del secondo tempo la compagine salernitana si è espressa sicuramente meglio rispetto ai padroni di casa. Le difficoltà iniziali create dagli uomini di Sebastiano Pinna sono state di natura essenzialmente tattica, generate da un’evidente superiorità numerica in mezzo al campo e favorite da un assetto iniziale un po’ troppo timoroso del Salerno. La linea difensiva blugranata, infatti, era posizionata eccessivamente a ridosso dei sedici metri, con i tre centrocampisti schiacciati su di essa ed impegnati a mantenersi stretti per creare densità centrale, mentre le tre punte sovente risultavano avulse rispetto agli altri due blocchi e, per distanza eccessiva dal reparto mediano, inevitabilmente impossibilitate ad incidere in modo efficace in fase di ripartenza. Cinque uomini rossoblu, considerata la posizione di Frau che si abbassava, avevano gioco facile nella circolazione del pallone contro i tre mediani del Salerno. Lo scopo iniziale di Perrone consisteva nel negare agibilità sulla trequarti all’ex fantasista della Roma mantenendo “appiccicati” centrocampo e difesa, ma i sardi sono stati bravi a trovare in fretta le contromisure arretrando spesso sul centro-sinistra il loro uomo tecnicamente più dotato, il quale, compreso che ai venti metri gli spazi erano ridotti e non gli permettevano di esprimere le sue abituali giocate, si metteva al servizio della squadra dando il via ad una costante manovra aggirante. Frau, infatti, in questa veste tattica, catturando su di lui le attenzioni di Montervino e compagni liberava spazio centralmente a Niedda che calciava indisturbato verso la porta di Sestito, bravo a rispondere deviando in corner, e soprattutto sulla destra dove l’ex Fini spesso attaccava intelligentemente lo spazio supportando la catena composta da Piredda e Fantasia. Sono stati venticinque minuti molto complicati, durante i quali i padroni di casa hanno sfiorato la rete in almeno tre occasioni. Il “trio delle meraviglie” offensivo di Perrone, in questo problematico spezzone di gara, ha offerto un contributo irrisorio alla squadra in grande sofferenza, dando poco fastidio ai portatori di palla sassaresi e non accorciando mai sul centrocampo; per fortuna la difesa ha retto bene mettendoci tanta applicazione e determinazione e la linea mediana, nonostante l’evidente inferiorità numerica, non ha mai smesso di scivolare con grande volontà ed umiltà lungo il campo. Come per incanto, però, intorno al venticinquesimo minuto, la squadra si è sistemata meglio sul terreno di gioco riducendo decisamente le distanze tra i reparti, con la difesa che si è alzata, il centrocampo che si è allargato per consentire a Giacinti e Lanni di garantire assistenza agli esterni bassi contro le due catene laterali sarde, e con Caputo e Mounard maggiormente disposti al sacrificio, solleciti nei ripiegamenti e di conseguenza più incisivi nelle azioni di rimessa, mentre per Biancolino, stretto nella morsa De Martis – Piscopo, il compito resta arduo. La compattezza ritrovata porta la gara dalla parte dei ragazzi di Perrone che diventano assoluti padroni del campo e, pur non creando occasioni limpidissime da gol, mettono in profonda soggezione i sassaresi. La palla risulta conquistata più agevolmente, le punte vengono incontro e le due giovani mezz’ali salernitane, Lanni e Giacinti, protette da un autoritario e solido Montervino, cercano anche lo sfondamento laterale, sostenuto in qualche frangente dai laterali bassi che, incoraggiati dalla fluidità della manovra, non disdegnano la sovrapposizione. Insomma, un finale di tempo molto positivo che lascia ben sperare per i secondi quarantacinque minuti. La seconda frazione si apre mostrando la stessa intensità delle battute finali del primo tempo, ma a sorprendere è soprattutto l’atteggiamento garibaldino esibito dalla squadra, che non si accontenta del pari e vuole portare a casa l’intera posta in palio. Molto bene i due esterni bassi Calori e Chirieletti, non più, come denunciato in altre circostanze, posizionati eccessivamente bassi e troppo spesso stretti ai due centrali ma, finalmente, davvero bravi ad alzarsi con tempismo ed a contrastare sul nascere le velleità offensive dei sardi sulle corsie laterali; il merito va diviso però con la solidità della coppia centrale Chiavaro – Puglisi, brava a tenere la linea alta ed a concedere nulla al temutissimo ariete Borrotzu. La qualità in mediana continua a latitare ma questo è un limite strutturale non facilmente risolvibile con gli uomini attualmente in organico; però la squadra piace per la convinzione che mostra quando riparte, per il dinamismo che esprime nelle due fasi, per la capacità dei protagonisti di aiutarsi reciprocamente e per quella ferrea determinazione nella ricerca dei tre punti con la quale rimane applicata al match. Gli attaccanti, dal canto loro, danno molto di più rispetto all’incolore primo tempo e, pur non essendo nella loro migliore giornata dovendo anche fare notevoli sforzi per adeguare l’elevato bagaglio tecnico alle condizioni pietose del prato verde, tengono costantemente in apprensione il pacchetto arretrato sardo. Caputo torna dietro a giocar più palloni, parte da destra alla ricerca della triangolazione o del dribbling che crei superiorità numerica, Mounard attacca la profondità e taglia nel campo alla ricerca della giocata che spezzi l’equilibrio e della battuta a rete, anche se spesso s’incaponisce nel dribbling e sul raddoppio di marcatura avversario perde palla, mentre Biancolino, nonostante si ostini a rimanere imbottigliato tra i centrali, a giocare poco senza palla, nei sedici metri difende sempre egregiamente il pallone fornendo preziose sponde per i compagni accorrenti da dietro (Mounard e Giacinti). Gli unici brividi procurati dai padroni di casa scaturiscono da alcuni disimpegni leggeri di mediani e difensori blugranata che rischiano di attivare le ripartenze altrui con la squadra sbilanciata in fase di uscita. L’epilogo del match, grazie a qualche cambio operato da Pinna, diventa più equilibrato ed i sardi, anche se un po’ troppo confusamente, provano a creare apprensioni alla retroguardia di Perrone. Il trainer isolano, infatti, getta nella mischia a distanza ravvicinatissima tre elementi (Sassu, Oggiano e Fadda) in luogo di Fantasia, Nieddu e Frau e, negli ultimi venti minuti, riesce a giocarsela nuovamente alla pari. I padroni di casa si dispongono con il “4-2-3-1”, portando Fini, Fadda e Oggiano alle spalle di Borrotzu, mentre Gadau e Floris terminano la gara componendo la diga di centrocampisti centrali. La disposizione risulta rivoluzionata nuovamente pochi minuti dopo divenendo un “4-3-1-2″, con Fini libero di agire alle spalle di Fadda e Borrotzu. E ad esser onesti i due esperti calciatori (Fini e Fadda), con la loro qualità tecnica che non offre particolari punti di riferimento, qualche leggera preoccupazione sortiscono, ma il Salerno non si disunisce, resta compatto, aggressivo ed acceso al punto giusto, con un Chirialetti ottimo sulla fascia sinistra, abilissimo ad annullare tutti i tentativi di sfondamento avversari ma anche preciso nelle perfette diagonali al centro dell’area quando l’azione si snoda sull’altro versante. Puntigliosa e dinamica anche la prova di Calori, leggermente macchiata da qualche indecisione di troppo in fase di proiezione offensiva. Ottimo punto, quindi, al culmine di una prestazione ricca di valori temperamentali e tattici che consente al gruppo di tenere a debita distanza una delle rivali più minacciose. In attesa di un gioco più qualitativo, che deve necessariamente passare per il potenziamento tecnico del centrocampo, una piccola preoccupazione desta il sempre più aggressivo Marino che, a questo punto, per valori tecnici e floridità economica della società diventa la compagine più pericolosa sul percorso che conduce al professionismo.
2 total comments on this postInserisci la tua














giuseppe
5 dicembre 2011
questo modulo fa veramente schifo !!!ottusamente difensivo senza mai nessuna discesa sulle fasce e senza mai vedere nessun cros dal fondo. Questa scelta di giocare senza fasce è terribile ed il fatto che sia appoggiata anche da voi della comunicazione è più unico che raro oltre che cieco tatticamente
MAURIZIO IULIANO
5 dicembre 2011
Giuseppe,noi non appoggiamo nessun modulo, ci limitiamo semplicemente a dire la nostra su quanto accade la domenica in campo. Il gioco sulle fasce, comunque, con gli elementi presenti in organico non è assolutamente praticabile, considerando che mancano calciatori in grado di difendere ed attaccare sulle corsie laterali e che i nostri uomini migliori risultano determinanti soprattutto quando agiscono tra le linee. Questa, però, è solo una nostra considerazione.