Salerno Calcio – Fidene: l’analisi del match

La delusione del giovane Puglisi, foto G. Maffia / Daimages

Si scherza con il fuoco e non ci si accorge che le fiamme sono molto più alte, vicine ed insidiose di quel che sembra. Bisogna assolutamente agire in fretta sul mercato, mettere il tecnico nella condizione di non poter accampare più alibi e assumere decisioni anche drastiche quando tutto il necessario per vincere il campionato sarà finalmente fornito al timoniere di una barca ancora troppo traballante nei risultati, nel gioco e nella tattica per continuare ad essere considerata regina incontrastata ed incontrastabile della stagione. Fin quando l’organico rimarrà largamente incompleto l’ex tecnico del Pescina, che non ha ancora conferito un’identità precisa alla squadra dopo sedici giornate, potrà sempre far valere le sue ragioni nella segreta stanza dei bottoni e mantenere saldo il posto sulla panchina del Salerno. E’ tempo, quindi, di mettere in discussione certe posizioni considerate intoccabili, come quelle di cui gode la società e lo staff tecnico impegnato nelle operazioni di mercato. E’ possibile che non si riesca a comprendere che il Salerno, rispetto al sempre più incalzante Marino, dovrà sudare copiosamente per vincere tutte le partite, comprese quelle contro le avversarie stazionanti nella cosiddetta zona tranquilla della graduatoria? Lo capisce la società (le parole di Pagni a fine gara lasciano decisamente perplessi), prima ancora del tecnico, che l’Astrea, L’Anziolavinio, il Cinthya, il Fidene, il Selargius e tante altre compagini faranno sempre la partita della vita contro Mounard e compagni per poi mollare, prive di motivazioni, gli ormeggi la settimana successiva lasciando campo libero al Marino o al Budoni di turno? Quando si parla di avversarie che giocano contro i blugranata al massimo delle loro potenzialità tecniche, tattiche ed agonistiche, c’è consapevolezza in quel che si dice o si tratta di una superficiale frase di circostanza ruminata senza convinzione dietro la quale si nasconde presunzione e approssimazione? E’ giunto il momento che qualcuno apra gli occhi e capisca che con il compitino non si va da nessuna parte, che il campionato si porta a casa totalizzando un numero di vittorie impressionante da qui alla fine, anche nell’ordine di tredici, quattordici sulle restanti diciotto gare. Se non si comincia a ragionare in questi termini, non si può escludere la cattiva sorpresa dietro un fiume illimitato di chiacchiere e promesse su futuri mirabolanti la cui importanza, in questo momento, è vicina allo zero. Servono i calciatori, urge la qualità nelle zone del campo dove si costruiscono le vittorie, i ricambi in attacco che non facciano rimpiangere i tre inamovibili, altrimenti le partite non le vinci. La generosità, il cuore, la corsa, l’impegno massimale, ancora una volta sono stati encomiabili dal primo al novantesimo minuto grazie anche ad una condizione atletica complessiva sempre più incoraggiante, ma non si può chiedere ad onesti geometri alle prime armi di progettare e realizzare un edificio di lusso al centro di una metropoli. Cosa vuoi dire a Lanni e Giacinti che corrono per tre, tamponano ovunque, provano anche ad assumersi responsabilità in fase di costruzione ed aggrediscono lo spazio quando la gara offre loro questa opportunità? Non puoi rimproverargli nulla, solo ringraziarli e lasciarli tranquilli di crescere gradualmente, di sbagliare senza appesantirli con particolari assilli ed attese, e rallegrarsi per la prima mezz’ora di gara disputata contro il Fidene durante la quale hanno mostrato segnali incoraggianti di crescita sotto l’aspetto della personalità, dell’intelligenza tattica e anche della giocata meramente tecnica, tagliando nel campo, rischiando l’apertura, abbozzando il dribbling. Tutto molto normale in avvio di partita quando la pazienza della platea, resa fiduciosa e tollerante dal più cinque in classifica, e la freschezza dei diciotto anni sono fattori trainanti e rassicuranti. Poi accade che il match non si sblocca, che il pubblico comincia a rumoreggiare, che l’avversario si chiude per portare a casa un punto prestigioso (contro il Marino l’avrebbero giocata sino alla fine esponendosi al letale morso di Miani e compagni) e l’impegno dei giovanotti non basta più, perchè il pallone scotta ed alcuni inutili lanci fuori misura e due tiracci imprecisi da ottima posizione sono errori normali per un giovane alle prime armi, ma troppi se si vuol vincere la gara e il campionato. La verità è sintetizzata ottimamente nelle dichiarazioni rilasciate al novantesimo da Pantano, collaboratore tecnico di Chiappara, il quale ha sottolineato la prestazione ricca di dinamismo e caparbietà dei due ragazzi prima di chiosare con un “Per loro non è facile però giocare davanti a questo pubblico”. Vogliamo parlare poi della totale assenza di alternative valide ai tre tenori in avanti? Polani è un buon calciatore che la categoria la può fare ad occhi chiusi, ma è una follia non comprendere che la serenità per lui è ormai merce rarissima a Salerno, che ha esaurito il credito presso la tifoseria, che la consapevolezza di non poter fallire la benchè minima giocata lo intimidisce facendolo regredire ad una sorta di timoroso inizio carriera. Mister Perrone cosa fa? Inserisce nel momento topico del match l’imberbe Barbarisi, lanciandolo senza casco contro il muro degli improperi crescenti di un pubblico sempre più insoddisfatto e rumoreggiante, ed elargisce una strenna natalizia anticipata al collega Chiappara rendendo ancora più prevedibile e statico un attacco già estremamente legnoso, finito inevitabilmente schiacciato dai muscoli di Campobasso ed Anselmi e dai raddoppi puntuali di Rubino e Lustrissimi. Un secondo tempo intenso da un punto di vista atletico, con una tenuta fisica decisamente superiore rispetto a quella degli avversari calati nettamente nella ripresa ed intenti soprattutto a rimanere compatti dietro ed a ripartire sfruttando la disorganizzazione tattica del Salerno, lo fai tuo tranquillamente se hai qualità e spunto negli ultimi venti metri ed attaccanti che sanno fare il loro mestiere in area di rigore. Perché non lasciare, allora, ai due disciplinati ragazzini (Lanni e Giacinti) il compito di portare la croce ed affidare il microfono per il canto ad un Montervino e ad un Caputo più lucidi e freddi in prossimità dell’area rivale, di supporto ad un Polani reso ancora più evanescente dalla solitudine, inserendo magari uno da scegliere tra Piciollo ed il neoarrivato Carletti che hanno un piede meno ruvido dei loro coetanei ormai boccheggianti in mediana? Stendiamo, poi, un velo pietoso sulla sostituzione del povero Barbarisi pochi minuti dopo l’ingresso in campo, con il ragazzo dapprima scarnificato dagli ululati della platea su ogni pallone malamente gestito e poi addirittura esposto al pubblico ludibrio di una tifoseria avvelenata ed alla ricerca rabbiosa di capri espiatori; il giovane non si abbatta, continui a lavorare duro e capisca che propri in momenti come questi, quando il mondo intero ti crolla pesantemente addosso, bisogna chiedere ancora di più a sé stessi ed andare avanti senza smarrire orgoglio ed entusiasmo. Così non va ed è un atteggiamento davvero biasimevole, perché il tecnico conferma la tendenza ad essere intransigente e “spietato” con i giovani del gruppo, mentre non è mai avaro di flessibilità e affettuose carezze nei riguardi dei più fumantini atleti “senior”. Il tecnico, però, intelligentemente cavalca l’alibi che la società gli ha offerto su un piatto d’argento: in sostanza, la difesa suona pressapoco così : questo è il materiale che mi avete messo a disposizione, i tre tenori
e niente più; miracoli non se ne possono fare e, soprattutto, non se ne possono chiedere. Questa è la tesi elaborata dalla trincea perroniana, verità scomoda che Lotito, Pagni e Susini fingono di non vedere, magari convinti di vincere ugualmente il torneo a mani basse, trasformandola in un colossale alibi per il tecnico. Perchè, a conti fatti, di alibi si tratta, considerando che gli errori tattici, le cecità tecniche, l’assenza di soluzioni offensive alternative, le maccheroniche gestioni psicologiche del gruppo, l’aplomb intriso di fatalismo che caratterizza le conduzioni domenicali del mister laziale sono sotto gli occhi di tutti e non lasciano dormire sonni tranquilli. I calciatori per integrare l’organico dovevano essere acquisiti diverso tempo fa perchè da subito sono state evidenti determinate carenze strutturali, in maniera tale da testare compiutamente fino alla sosta natalizia la capacità dell’allenatore di gestire con autorevolezza e lucidità un progetto vincente. Valutato il suo lavoro fino in fondo, bonificato da continui arrampicamenti sugli specchi, la società sarebbe potuta intervenire per dargli eventualmente il benservito e per concedere al nuovo mister la possibilità di lavorare sfruttando le tre settimane di riposo previste dalla lunga sosta. Perrone, al momento, non ha dato nulla a questa squadra, che continua ad essere aggirata facilmente sulle fasce: è accaduto anche ieri quando il lavoro di sponda di Federici e quello di Massella alle sue spalle ha attivato a più riprese e pericolosamente gli esterni del Fidene. Perrone ancora non è riuscito a far comprendere agli attaccanti che quando il centrocampo gioca a tre è necessario anche il loro sacrificio in copertura, altrimenti i mediani avversari sfondano sempre e creano costantemente superiorità numerica. Perrone non ha ancora compreso che in casa, contro squadre sostanzialmente rinunciatarie, si può fare a meno di un pò d’esperienza dietro per elevare il tasso tecnico e offensivo dalla trequarti in su, anche perchè ragazzi come Chirieletti e Puglisi stanno dimostrando grande versatilità tattica, presenza fisica e personalità. E lo stesso discorso vale anche per elementi come Giacinti e Lanni, che potrebbero conferire sostanza e spinta come laterali bassi senza essere “costretti” a risultare determinanti anche in fase di rifinitura e di finalizzazione. Ed ancora, perchè non provare a gara in corso, in certe occasioni come quella di ieri dove il pari equivale ad una sconfitta, un “4-4-2″ a rombo, con due esterni capaci di spingere ed accompagnare la fase offensiva (Piciollo ed Avagliano), un solo mediano d’interdizione e una mezza punta (Caputo) dietro due attaccanti centrali (Biancolino e Polani)? Non vogliamo sostituirci al tecnico, semplicemente ci poniamo delle domande, tentiamo di capire se si possono percorrere altre strade oppure se, come sembra ormai scontato, sia più comodo affidarsi alla giocata del singolo conservando la carta di scorta, da esibire in ogni occasione difficile alla società distratta e permissiva, rappresentata dalla comoda giustificazione di un organico incompleto che ostacola la realizzazione del progetto tecnico. Si faccia tutti un bagno di umiltà, la società lavori alacremente per colmare le sempre
più evidenti lacune strutturali ed il tecnico vada, se ne è capace, oltre il “trio delle meraviglie” cominciando finalmente a dimostrare, come ama ripetere un suo collega, anche di saper “friggere il pesce con l’acqua” quando l’olio ( Mounard, Caputo) manca. Spalancando magari le porte del campo d’allenamento durante la settimana per dare a tutti noi la possibilità di verificare il lavoro tattico e tecnico quotidiano e capire, una volta per sempre, se sulla panchina blugranata vi è solo un ordinario gestore aziendale od anche un “ricercatore” pignolo e instancabile di soluzioni tecniche e tattiche alternative. I margini di errore si assottigliano sempre di più: maggiore concretezza al presente e meno progetti roboanti futuri; per chi non l’avesse ancora capito, la vittoria del campionato è tutt’altro che scontata.

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