Mauro Carboni (fonte calciolaziale.com)
Il direttore sportivo del Palestrina, Proietti, intervistato nei giorni scorsi dalla nostra redazione, ha ribadito un concetto conosciuto da tempo: le insidie maggiori procurate dagli avversari al Salerno non saranno da qui al termine del torneo di natura essenzialmente tecnica e tattica, ma da ricercare anche e soprattutto nelle loro motivazioni, nella smodata voglia di impossessarsi dello scalpo eccellente della capolista ancora imbattuta. La classifica dei romani, tutto sommato tranquilla e coerente rispetto ai programmi iniziali, dovrebbe garantire al match uno spettacolo godibile, anche perchè i padroni di casa, nei primi diciassette turni, non si sono mai messi in evidenza per tatticismo esasperato, distinguendosi al contrario come un complesso sbarazzino capace di vincere e perdere contro chiunque. I laziali, sulla scia di tante altre compagini del girone, hanno già registrato tre cambi in panchina, anche se i mister coinvolti nel valzer tecnico sono solo due in quanto l’allenatore di inizio stagione, Carboni, esonerato dopo le prime cinque disastrose giornate in cui aveva raccolto la miseria di due punti, sostituito ottimamente dal collega Ferretti capace di totalizzare ben quattordici punti nelle successive sette gare ma non di difendersi dall’assurdo esonero societario avvenuto per insanabili divergenze di vedute sulla gestione del patrimonio tecnico, è ritornato alla guida del gruppo conquistando il discreto bottino di otto punti in cinque partite. Il Palestrina è una squadra che prova a giocare un calcio propositivo, aiutata dalla cifra tecnica di un gruppetto di calciatori molto valenti, alcuni dei quali hanno militato in categorie superiori ed in campionati esteri di serie B decisamente competitivi (Spagna e Argentina). L’agonismo, però, non è la caratteristica che salta immediatamente agli occhi di chi si cimenta nell’osservazione delle prestazioni degli arancioverdi, anche se l’occasione di confrontarsi con i blasonati avversari infonderà, ne siamo sicuri, una carica temperamentale in più. Carboni dovrebbe schierare i suoi ragazzi con un “4-4-2″ molto flessibile, considerando che nell’arco di una partita può passare al “4-3-3″ alzando uno degli esterni di centrocampo, ma anche affidarsi al “4-3-1-2″, modulo prediletto del suo predecessore Ferretti, chiedendo ad uno dei suoi centrocampisti più dotati tecnicamente di collocarsi alle spalle di due punte. In porta nessun dubbio: la maglia da titolare spetta a Stefano Del Duchetto (92), ragazzotto di un metro e novanta centimetri di cui si parla benissimo, già disimpegnatosi ottimamente lo scorso anno a Monterotondo nella sua prima stagione da “semiprofessionista”. Per il ruolo di esterno basso a destra regna grande incertezza, poichè sono in tre a contendersi una maglia: Joao Conde Perez (93), Alessio Pralini (93) e Guglielmo Amendola (93). Una batteria molto giovane che ha già destato l’interesse di diversi osservatori, soprattutto su Pralini seguito a lungo da Pagni e Susini per la sua notevole duttilità tattica, che gli consente di disimpegnarsi egregiamente sia da terzino che nelle vesti di centrale difensivo di destra. Ottime referenze anche per Amendola, che nonostante i diciotto anni viene impiegato e responsabilizzato dai tecnici come un veterano di mille battaglie per la sua spiccata predisposizione a giocare su entrambe le fasce: laterale basso o tornante un pò più offensivo non fa differenza; il piccolo mancino, prodotto del sempre prolifico vivaio romanista, è in possesso di un piede sinistro molto educato, anche se deve ancora migliorare molto sul piano difensivo e della tenuta mentale per l’intera durata del match. La scelta del tecnico, in considerazione della presenza di tanti esperti volponi tra le fila blugranata, dovrebbe cadere sul più solido Pralini, lasciando ad Amendola il compito di agire sul versante opposto (Mounard infatti, lo fece letteralmente impazzire a destra nella gara d’andata), anche se Nicola Pirolozzi (91), molto più di una semplice alternativa, rientrante dopo due turni di squalifica, colonna dei laziali da ben quatto stagioni, spera di strappare in extremis la maglia da titolare. La coppia centrale dovrebbe essere formata da Luca Di Gioacchino (89) e Matias Salomon (90), quest’ultimo con un recente passato addirittura nel Boca Juniors. Movenze eleganti per entrambi (molto bravi ad appoggiare la manovra) e struttura fisica importante, non sono esattamente due marcatori tignosi vecchio stampo che fanno dell’agonismo e del mestiere le loro armi principali; spesso, anzi, accusano evidenti cali di attenzione che procurano, come è già accaduto nella gara d’esordio a Salerno quando al fianco di Salomon fu schierato Paolo Tricoli (83), un gran numero di palle gol agli avversari. Grande qualità nel bagaglio tecnico delle due colonne centrali della linea mediana: Andrea Costantini (85) e Salvatore Cangiano (74). Il primo è un calciatore di categoria superiore (già fatta con il Pomezia lo scorso anno, con tre gol all’attivo), dallo spiccato senso del gol (ben 14 le realizzazioni due stagioni fa, che consentirono ai pometini di approdare nel professionismo), mentre il secondo, napoletano di nascita, nonostante le trentasette primavere esprime ancora notevole dinamismo ed entusiasmo oltre a palesare una qualità tecnica superiore rispetto alla media della categoria. Entrambi capaci di governare le geometrie del collettivo, a turno si fiondano negli spazi con grande convinzione e pericolosità andando a supportare i compagni del reparto offensivo. Impressionanti i primi quindici minuti disputati da Cangiano all’Arechi, quando fu assoluto dominatore della mediana, intelligente con i suoi frequenti movimenti senza palla alle spalle degli incontristi di Perrone, mentre sono da monitorare meticolosamente la pericolosità di Costantini sulle palle inattive e le sue percussioni improvvise in dribblig verso la porta rivale. Sugli esterni dovrebbero agire Manuel Truccolo (93) a destra e Nicolas Alejandro Du Del Rio (88) a sinistra. Il primo, interessante prospetto fuoriuscito dalle giovanili del Perugia, è un calciatore moderno, bravo in entrambe le fasi di gioco, capace di garantire spinta ma anche copertura in fase di non possesso. Esterno più atipico è invece l’argentino con la sua adattabilità sulle corsie laterali, essendo egli un trequartista che ama agire alle spalle di due attaccanti, come avveniva nella gestione tecnica precedente di mister Ferretti. Carboni, invece, tende ad impiegarlo leggermente defilato sulla sinistra, lasciandogli però la libertà di tagliare dentro il campo per sostenere le punte e servire loro assist invitanti; buon inclinazione al sacrificio atletico e alla disciplina tattica, il mister arancioverde lo utilizza anche in posizione centrale in caso di emergenza dettata dall’assenza di Costantini o Cangiano. Non è da escludere, come già accennato in apertura dì articolo, l’impiego di Amendola come tornante, essendo il ragazzo molto tecnico e bravo ad offendere, capace con il suo piede mancino di affondare sulla fascia ma anche di rientrare da destra per andare al tiro. Spazi ridottissimi per il mediano di scorta, argentino anch’egli, Gaston Melluso (88). Discretamente interessante il roster di attaccanti dell’organico prenestino. Punta vertice è il gigantesco Loreto Macciocca (84), un armadio di legno boschivo, decisivo per la promozione in seconda divisione del Pomezia due stagioni orsono con le sue fondamentali tredici realizzazioni. Attaccante un pò macchinoso, molto bravo nella difesa del pallone, nel gioco aereo e a far salire la squadra, abile nella spizzata di testa per favorire gli inserimenti negli spazi dei compagni, non si lascia pregare quando la gara gli offre l’ opportunità di scagliare tiri rabbiosi verso le porte rivali (quattro le reti realizzate nel girone d’andata). Un pò meno prestanti di Macciocca ma decisamente più mobili gli altri due attaccanti che si giocano la maglia di seconda punta al fianco dell’ex colosso del Pomezia: Claudio Tarantino (91) e l’argentino ex Velez Sarsfield, Leonel Corradino (90). Quattro i gol realizzati dal primo, mentre il sudamericano si è fermato a quota tre. Leggermente favorito appare Tarantino, autore di un ottimo primo tempo a Salerno quando in più di una circostanza, partendo da sinistra, mise in difficoltà Calori puntandolo sulla fascia ma anche sterzando verso il centro; venti anni che lasciano ipotizzare un imminente ingresso nel calcio professionistico, giusto premio per un’intelligenza tattica ed una predisposizione al sacrificio abbastanza sorprendenti in un ragazzino ancora alle prime armi, bravo a procurarsi spazio sulle corsie laterali, a rientrare per dare una mano alla fase difensiva e, allo stesso tempo, a conservare discreta lucidità negli ultimi venti metri avversari. Citazione finale, meritata, anche per Lorenzo Di Finizio (93), autore di ben venticinque reti la scorsa stagione con la maglia della formazione juniores.













