Palestrina – Salerno Calcio: l’analisi del match

L'esultanza di David Mounard, foto G. Maffia / Daimages

Positivo il pareggio ottenuto dal Salerno contro una squadra che ha dato filo da torcere a Mounard e compagni per l’intera durata del match. Inutile recriminare per la rete subita oltre il novantesimo su un calcio di rigore apparso assolutamente inesistente: di situazioni simili è piena la storia del calcio e macerarsi interiormente inseguendo proteste e rimpianti serve solo a produrre negatività e dispendio di risorse mentali ed agonistiche che, invece, sarebbe il caso di preservare per il prosieguo della stagione e, soprattutto, per la settimana di lavoro che precede la fondamentale gara interna contro il Marino. Il Salerno di ieri, per due terzi di partita, ci è piaciuto molto dal punto di vista mentale  con il suo riproporsi all’appuntamento agonistico, dopo la lunga sosta di tre settimane, decisamente applicato e per nulla condizionato dal buon margine di vantaggio in classifica e dall’atmosfera di festa strisciante e prematura che ormai si respira in città. I punti di vantaggio restano quattro, la classifica è ancora assolutamente invitante, potrebbe esserlo ancora di più sabato prossimo al termine dello scontro diretto, ma l’auspicato traguardo del torneo resta, e resterebbe anche in caso di successo contro il team di mister De Angelis, ancora troppo lontano e vincolato ai responsi di altre quindici battaglie calcistiche altrettanto impegnative. Carboni conferma in toto le nostre anticipazioni di formazione della vigilia, ma sorprende un po’ tutti disponendo inizialmente i suoi con il “4-3-3″, portando il giovane Truccolo sulla linea dei due attaccanti, Macciocca e Tarantino, e facendo agire in mediana come interno di centro-sinistra il disciplinato trequartista argentino Dul Del Rio. Perrone perde Nicodemo in fase di riscaldamento e riporta Montervino, destinato nei piani del tecnico al ruolo di terzino sinistro, nella posizione di metodista centrale in sostituzione dell’ex Sorrento, restituendo a Chirieletti una maglia da titolare come laterale basso sull’out mancino. La partita è viva sin dalle prime battute, caratterizzata da continui capovolgimenti di fronte, con la palla che stagna poco a centrocampo e viaggia veloce in verticale sulle corsie esterne dove i due schieramenti concedono qualcosa con i rispettivi assetti mediani costituiti da tre soli elementi. I due attacchi provano a non dare riferimenti alle difese che, disorientate dal movimento dei loro dirimpettai, vanno sovente in difficoltà nel fronteggiare le numerose folate offensive provenienti da lontano. Sul fronte prenestino Macciocca, grazie alla sua mole fisica supportata da buone doti tecniche, cattura palloni sulla trequarti per poi smistarli in corridoi verticali ai due compagni di reparto ed ai sempre arrembanti laterali difensivi, Pralini ed Amendola, che disputano una buona partita spingendo con discreta continuità. Il Salerno muta spesso assetto e posizioni del suo tridente, con Caputo che a volte gioca tra le linee dietro Mounard e De Cesare ed altre che parte dall’esterno, ma anche con i movimenti del “Toro di Mariconda” che, pur privilegiando il ruolo di stoccatore centrale, non disdegna il cambio di mansioni con Mounard. L’avversario è di quelli tosti, discretamente organizzato: il Salerno lo sa e si adegua, con il tecnico Perrone che chiede alla difesa ed al centrocampo una partita molto sagace dal punto di vista tattico, attenta ad esercitare la giusta pressione sugli attaccanti di casa ed a mantenere corti i reparti. Calori e Puglisi allora cercano di aggredire alti Macciocca e Tarantino, che sono due brutti clienti quando agiscono tra le linee, essendo dotati di vigore fisico, tecnica, cattiveria agonistica ed anche una buona mobilità per girarsi e puntare la porta, mentre i tre centrocampisti blugranata sono impegnati essenzialmente a garantire il solito oscuro contributo tattico e dinamico, senza però tralasciare del tutto il blitz improvviso in fase offensiva, come testimoniano la traversa colpita da Montervino ed un interessante taglio in area laziale di Giacinti. Ciro De Cesare si lascia apprezzare per quantità e qualità, muovendosi su tutto il fronte d’attacco, sfiorando il gol di testa e fornendo un assist delizioso a Mounard che però fallisce a pochi metri dalla porta. Il francesino e Caputo non risparmiano impegno, si muovono, provano a disorientare gli avversari invertendo la posizione, ma sono spesso imprecisi ed eccessivamente innamorati del pallone, finendo per facilitare il compito in marcatura ai difensori prenestini. Insomma, un buon primo tempo per entrambe, caratterizzato da ritmo e giocate discretamente qualitative, con il Salerno che torna negli spogliatoi con qualche rimpianto in più e leggermente prevalente ai punti. Parte di buona lena la compagine di Perrone anche nel secondo tempo, trainata da un De Cesare motivatissimo che prima sfiora il gol con una splendida girata al volo di sinistro, e poi pennella un assist  meraviglioso per lo scaltro Mounard che è puntuale nel taglio e nella finalizzazione, beffando il giovane ed ingenuo Pralini e l’incolpevole Del Duchetto. A questo punto, ma non è una novità, la squadra salernitana, chiamata ad una partita difensiva per frenare la voglia di recuperare degli avversari, va ancora una volta in difficoltà palesando i soliti limiti in fase di non possesso quando i rivali di turno accantonano tatticismi ed attaccano con un numero maggiore di elementi; limiti resi ancora più evidenti da una condizione atletica che cala inevitabilmente con il trascorrere dei minuti. Accade, così, che la squadra si abbassa troppo, che il centrocampo a tre, mal supportato dalla linea difensiva troppo distante, fatica maledettamente a coprire al centro ed a scalare sugli esterni , che le punte si sacrificano poco sulle percussioni rabbiose seppur confuse di Cangiano e compagni, che le ripartenze, consentendo agli avversari di arrivare spesso nei pressi dell’ area di rigore, diventano assai complicate da attuare con tanti metri di campo davanti da percorrere. Il risultato di tutto questo è un Palestrina che gradualmente prende possesso delle operazioni di gioco, che con discreta disinvoltura fa girare il pallone e va in superiorità numerica sulle fasce. I ragazzi di Perrone sbandano tatticamente, concedono qualche ghiotta opportunità (clamoroso il gol fallito da Macciocca) e si aggrappano al loro mestiere in diverse circostanze per rimanere a galla. Perrone, dal suo canto, capisce che la squadra non riesce più a reggere le tre punte ed inserisce Sbaccanti al posto di Mounard, per disporre i suoi con un più pragmatico “4-4-1-1″, portando il neoentrato al fianco di Montervino e provando a chiudere le corsie esterne con l’opposizione di Lanni e Giacinti. Carboni guarda l’orologio, comprende che il tempo a disposizione per recuperare volge al termine e decide che bisogna compiere un ultimo estremo tentativo: toglie allora Truccolo e Del Rio, inserisce Orlando e Tovalieri, e passa ad uno spregiudicatissimo ma inevitabile “4-2-4″. Il cambio di Perrone, purtroppo, non sortisce gli effetti sperati perchè la squadra, nonostante l’elemento in più in mediana, rimane eccessivamente bassa, non porta pressione e costringe sé stessa a subire passivamente gli ultimi disperati assalti dei rivali, che si limitano a gettare impeto nella contesa pur non registrando un incremento particolare di pericolosità ed incisività con la presenza dei due ragazzini appena chiamati in causa. Ad accentuare le difficoltà degli ospiti, giunge l’espulsione di De Cesare e il successivo ingresso dello statico Polani al posto di Caputo. Perchè il Palestrina, che non deve più preoccuparsi di contenere le azioni di rimessa del blasonato tridente blugranata, approfittando soprattutto dell’eccessivo timore di un Salerno troppo rinunciatario e accondiscendente, alza ancora di più il baricentro fino a creare la pressione e le condizioni tattiche che lo porteranno ad ottenere il rigore che vale il pari. Decisione assai discutibile, ripetiamo, ma anche logica conseguenza di un terzo finale di gara esageratamente remissivo e da dimenticare da parte dei ragazzi di Perrone.

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