L'esultanza dei giocatori del Marino, foto G. Maffia / Daimages
Parlare di tattica e di tecnica all’indomani di provvedimenti disciplinari quantomeno strani per la loro spropositata entità (tre gare a porte chiuse ed altrettante di squalifica a Ciro De Cesare sono un’enormità incomprensibile), è operazione abbastanza complessa, perchè nella mente si insinua qualche cattivo pensiero di troppo che con il calcio giocato ha ben poco da spartire. E non è il solito piagnisteo vittimistico di circostanza (atteggiamento che non appartiene a questa testata), tutt’altro: siamo semplicemente increduli al cospetto di tanto ingiustificato e, consentiteci, poco credibile rigore; non si discute la punizione, inevitabile dopo la recente diffida e le intemperanze di Guidonia, ma le dimensioni del provvedimento. Comunque, il calcio giocato, quello che ci piace raccontare nonostante da anni si faccia di tutto per cancellare la passione inesauribile di sportivi e tifosi, va avanti e noi proviamo a parlarne. In un recente dopo-partita il capitano del Marino ed ex calciatore della Salernitana Calcio, Orlando Fanasca, squarciando il velo di ipocrisia che riveste il paludato mondo pallonaro, ha sostenuto che la sua squadra, prendendo in considerazione i due organici nella loro interezza, ha qualcosa in più del Salerno calcio. Dichiarazione forte, ma tutto sommato condivisibile. Perchè se è vero che i talenti che compongono il reparto avanzato di Perrone hanno pochi eguali non solo in questa categoria ma anche in quelle superiori, è altrettanto vero che i laziali non sono stati di certo a guardare in fase di allestimento della squadra, mettendo su un complesso più assortito ed anche più qualitativo, costituito da diversi giovani di grande affidabilità, da attaccanti prolifici e determinanti nei sedici metri alla stregua dei colleghi in blugranata, e caratterizzato da una linea mediana di ottimi palleggiatori rispetto a quella costruita da Pagni e Susini che privilegia soprattutto la corsa, il mestiere e l’abnegazione tattica. Il tecnico degli ospiti, sicuro del valore calcistico dei suoi ragazzi e consapevole delle difficoltà a cui va spesso incontro il Salerno quando è chiamato ad arginare la manovra di squadre che gestiscono il pallone con personalità, non ha nascosto un certo ottimismo nelle numerose interviste settimanali concesse alla stampa salernitana e, soprattutto, ha fatto intuire qualche novità di carattere tattico, tesa ad accentuare i limiti in fase di non possesso palla dei blasonati rivali. La variante potrebbe essere, rispetto alle ultime prestazioni, rappresentata dalla contemporanea presenza sul rettangolo verde delle due principali bocche di fuoco, Miani e Pippi (20 gol totali in stagione), e di un centrocampo ricco di qualità alle spalle dei due. Chiaro lo scopo: metterla sul piano del fraseggio, della continuità offensiva, ben sapendo che Giubilato e compagni fanno fatica a conservare un certo ordine tattico, a rimanere stretti e compatti quando gli avversari muovono rapidamente il pallone in verticale e in orizzontale. Fare la partita significa anche costringere il Salerno ad attivare le sue azioni di rimessa partendo da distanza notevole rispetto alla porta avversaria, consapevoli che le oggettive lacune tecniche del centrocampo blugranata, che per il momento non sono state ancora colmate in sede di mercato, rischiano di lasciare il pallino del gioco nei piedi dei più dotati interpreti laziali. Partita da vincere per chiudere il campionato, ma altrettanto importante sarà non perderla, per conservare un buon margine di vantaggio e, soprattutto, per evitare di far scattare dinamiche psicologiche devastanti in un ambiente già reso incandescente dagli eventi delle ultime ore. Il modulo tattico base adottato da De Angelis è un “4-3-1-2″ che in fase di non possesso si muta in un “4-4-1-1″, con la punta esterna che si abbassa sulla linea dei centrocampisti ed una delle due mezz’ali che va ad occupare la fascia. In porta nessun dubbio per il tecnico romano: gioca Alfonso Manfredonia ‘(92), piplet decisamente affidabile, spesso decisivo nel girone d’andata. A destra non teme rivali Lorenzo Russo (’91) rientrante dopo un turno di squalifica, piccoletto che ara la fascia con grande continuità nel corso di una gara, risultando spesso l’ uomo in più in fase di spinta. La coppia centrale, causa assenza per squalifica dell’ex Napoli e Salernitana, Emanuele Troise (’79), vedrà un ballottaggio che si risolverà solo nelle ore che precedono la gara tra Filippo Andrea Scozzese (’88) ed Antonio D’Ambrosio (’82): il vincente andrà ad affiancare l’inamovibile Marco Paolacci (’84), difensore di assoluto livello per la categoria, al suo attivo più di cento gare nei professionisti tra prima e seconda divisione, elemento molto pericoloso sulle situazioni di palla inattiva (già tre le reti messe a segno), vigore fisico e tanto mestiere abbinato a cattiveria agonistica. A sinistra un’altra certezza dei laziali è rappresentata da Lorenzo Belfiore (’93), terzino di grande prospettiva, già nel giro delle varie rappresentative giovanili nazionali, autore di un’ottima gara all’andata quando appoggiò costantemente l’azione offensiva dei suoi. L’assenza dell’esperienza e della personalità di Troise procurerà qualche scompenso, ma si tratta di un reparto tutto sommato affidabile, rapido sulle corsie laterali, robusto e arcigno centralmente. Il centrocampo, alla luce delle defezioni importanti nei due schieramenti e della ferma intenzione del tecnico laziale di condurre le danze, potrebbe assumere molteplici aspetti, pescando soprattutto nel settore qualità che è presente in misura notevole nell’organico estremamente ambizioso costruito dal patron Esposito. Proviamo allora ad entrare nella mente di De Angelis per cercare di carpire le alchimie tattiche che vi si agitano. Crediamo che l’abituale schieramento con i tre centrocampisti (De Cristofaro/’87 – Sireno/’87 – Congiu/’93) ed il trequartista (Fanasca/’83) dietro due punte (Miani/’83 - Angelilli/’90) al quale il tecnico è solito affidarsi per preservare un certo equilibrio tra i progetti offensivi – a cui partecipano i due interni andando a chiudere spesso sul palo lontano rispetto alla zona in cui si sviluppa l’azione – e le operazioni di filtro davanti alla difesa, questa volta sarà rivoluzionato in chiave ancora più garibaldina, aggiungendo qualità nella zona nevralgica del campo e pericolosità offensiva in attacco, nel tentativo di sfruttare la scarsa incisività del prevedibile centrocampo granata, sempre in sofferenza quando è chiamato a produrre gioco. Tale accorgimento comporterebbe la rinuncia ad uno tra Sireno e De Cristofaro per fare spazio al temibile brasiliano Renan Pippi (’84), autore di ben nove gol (cinque realizzati con il Monterotondo nella prima parte del torneo) al fianco dell’altro cecchino terribile, Simone Miani (83), undici reti già totalizzate ed a lungo inseguito dal Salerno prima di optare per l’ingaggio di Biancolino. Contestualmente ci sarebbe l’arretramento di Fanasca ed Angelilli sulla linea mediana a costituire un quartetto di tutto rispetto con l’aggiunta dell’under Congiu; sei uomini dalla cintola in su per provare ad ottenere una vittoria che rimescolerebbe completamente le carte al campionato. Avrà De Angelis il coraggio di propinare al collega salernitano questa “biricchinata” tattica? Noi riteniamo di si, perchè le grandi partite, abitualmente, i tecnici le affidano ai giocatori più carismatici. Un “4-4-2″ decisamente difficile da contrastare, con la potenza devastante e la verve di Angelilli a sinistra, calciatore importante per la sua capacità di garantire anche copertura in fase difensiva oltre ad essere determinante negli ultimi venti metri (sei le reti messe a segno), il gioco senza palla e la capacità di creare superiorità numerica di Fanasca e Pippi sulla trequarti, con quest’ultimo che non si limita a scaraventare il pallone nella porta altrui, favorito da un tasso tecnico invidiabile che lo esalta anche nelle vesti di mezzapunta e di uomo assist. Il tutto al servizio dell’implacabile Miani, inseguito a lungo da Pagni e Susini, classico centravanti da area di rigore che non perdona sotto rete, sfruttando un fisico importante ed una scaltrezza notevole abbinata a rapidità d’esecuzione e doti acrobatiche. Davvero “tanta roba” il Marino, anche perchè le cosiddette seconde linee di accessorio e superfluo non hanno assolutamente nulla. Come il senegalese Modou (’93), protagonista di un’ottima gara d’andata a Marino, nobilitata da una spinta costante sull’out destro e dal cross decisivo per il gol di Miani. Ma anche la qualità e la personalità a centrocampo di Kalambay (’84) e Capolei (’89), che giocherebbero titolari in quasi tutte le altre squadre dell’intera serie D, la verve di Quadrini (’89, dieci gare in C a Cava lo scorso anno), calciatore in possesso dello spunto sulla trequarti e sulla fasce capace di spezzare l’equilibrio di un match.E in avanti attenzione agli ingressi in corsa di Gianluca Simeoli (’84), punto fermo a Sora, autore del gol ciociaro contro il Salerno al “Tomei”, un furetto difficile da contenere se è in giornata, alla pari dell’interessantissimo Antonio Falco (’94), un ragazzino tutto grinta e rapidità, una seconda punta che si fa rispettare anche nei sedici metri. Se consideriamo che due punti fermi di Cavese e Paganese degli ultimi anni come D’Amico e Zarineh, titolari inamovibili alla corte rispettivamente di Campilongo (anche in B ad Empoli) e di Capuano, hanno fatto tanta panchina e qualche tribuna prima di interrompere il loro rapporto (D’Amico si è accasato al Lecco, Seconda Divisione) con la società laziale, diventano superflue ulteriori parole sulla valenza complessiva dell’organico a disposizione di De Angelis. Questa volta, non si può nasconderlo, è davvero una partita svolta seppur non ancora decisiva: portarla a casa vorrebbe dire tramortire gli avversari nei loro rinnovati entusiasmi, travolgere i freschi ed imprevisti ostacoli posti su un cammino che sembrava ormai in discesa e, soprattutto, dare finalmente un autentico e convincente segnale di forza a tutti i naviganti, compresi gli organi politici con le loro decisioni kafkiane.
PROBABILE FORMAZIONE (VERSIONE TIPO) : 4-3-1-2
Manfredonia; Russo, D’ambrosio (Scozzese), Paolacci, Belfiore; De Cristofaro, Sireno, Congiu; Fanasca; Miani, Angelilli. ALL: De Angelis.
FORMAZIONE CON POSSIBILI SORPRESE TATTICHE : 4-4-2
Manfredonia, Russo, D’Ambrosio (Scozzese), Paolacci, Belfiore, Congiu, Fanasca, Sireno (De Cristofaro), Angelilli; Pippi, Miani. ALL: De Angelis.
© Riproduzione Riservata













