Montervino lotta a centrocampo, foto G. Maffia / Daimages
Un punticino di vantaggio a quindici partite dal termine del torneo sono un fattore troppo esiguo e preoccupante per perdere tempo dietro analisi tattiche che, inevitabilmente, sarebbero costrette ad evidenziare le carenze ataviche che stanno frenando pesantemente il cammino del Salerno. Insistere su questo fronte vorrebbe dire annoiare anche le pietre, ormai da tempo informate di una squadra sfilacciata, lunga, pachidermica in molti dei suoi elementi di difesa e centrocampo, che rumina un calcio spossante e macchinoso, appesantita dalle responsabilità, gravata da un generale riconoscimento di prima forza del campionato senza sentirsi intimamente tale, legata alle prodezze dei suoi solisti i quali, però, spesso risultano avulsi da un discorso di ordine e disciplina tattica e, da tempo ormai, limitati con maggiore frequenza dagli accorgimenti studiati dagli avversari. Non si può parlare, dunque, di tattica dopo aver assistito ad un match, l’ennesimo di una lunga serie, in cui tutto si è notato fuorchè logica, organizzazione e convinzione in quel che si fa, però una cosa si può e si deve dire: il Marino, fino ad ora considerato un gruppetto di pretenziosi giovanotti – triste abitudine della nostra città che ancora pensa, dopo le infinite delusioni patite negli anni scorsi, che il calcio si faccia con il blasone – ha impartito un’autentica lezione a Perrone ed ai suoi uomini, e di riflesso a tutte le altre componenti cittadine che ruotano intorno all’universo blugranata, dimostrando sul prato verde, con i fatti e non a mezzo stampa, che lo snobismo nei loro confronti imperante a Salerno era assolutamente ingiustificabile. Ma a preoccupare, più della faciloneria di giudizio di ampi strati della tifoseria, è quest’assenza di consapevolezza da parte di Lotito e del suo gruppo di lavoro sulle enormi difficoltà attraversate dalla squadra per l’intera stagione; una superficialità che sta clamorosamente smentendo quella cura maniacale dei dettagli che il patron romano si vanta di coltivare da sempre. Bando, allora, alle chiacchiere e cerchiamo di fare un minimo di chiarezza prima che sia troppo tardi, accantonando gli inutili svolazzi intrisi di presunzione e superficialità palesati sino ad ora dall’entourage capitolino. Il Salerno subisce gli avversari dalla prima giornata di campionato: non c’è una gara di questo torneo in cui i rivali non abbiano creato grattacapi a Giubilato e compagni. Basta rivedere velocemente il film dei primi diciannove turni per accorgersi che anche squadre come il Boville, il Progetto S.Elia ed il Civitavecchia, non esattamente il top della categoria, hanno procurato per larghi tratti di contesa numerosi patemi ai più blasonati colleghi, uscendo perdenti dal campo più per la loro pochezza tecnica e inesperienza che non per esser stati domati con autorevolezza. Questa redazione, che fa del realismo e dell’oggettività le sue principali prerogative, non ha mai smesso di denunciare l’approssimazione tattica e le notevoli carenze strutturali della squadra, anche e soprattutto quando si vinceva con il golletto geniale di Mounard, la giocata estrosa di Caputo o l’astuzia nei sedici metri di Biancolino. Adesso che il Marino ha dimostrato sul campo di essere più forte atleticamente e mentalmente, più organizzato tatticamente e – come già anticipato nella nostra rubrica settimanale sull’avversario di turno – anche più dotato sul piano tecnico prendendo in considerazione i due organici nella loro interezza, gli inguaribili ottimisti di professione, accantonato qualche populismo da quattro soldi fine a se stesso, cominciano finalmente a recitare il “mea culpa” e ad intaccare i fragili alibi di Perrone e l’approssimazione societaria sul versante tecnico. Con il traguardo ormai a vista (solo nel senso di conclusione del torneo, purtroppo) e con una squadra ancora senza un’identità di gioco, tremendamente insicura e timorosa dal punto di vista psicologico, deficitaria sotto l’aspetto fisico, priva di rapidità in difesa e di qualità a centrocampo che è il reparto più importante di una squadra di calcio, Lotito, Pagni, Susini e Perrone continuano a produrre chiacchiere in libertà, spacciandole per verità incontrovertibili e pescando nel vastissimo oceano di luoghi comuni che inonda il pianeta pallonaro: il campo pesante, gli infortuni, le squalifiche, l’approccio sbagliato, le polemiche settimanali ed altre fritture miste trite e ritrite. Naturalmente, sono liberi professionisti che in pieno diritto esprimono il loro punto di vista e disegnano le strategie di conduzione calcistica come meglio ritengono, fermo restando, però, che dall’altra parte della barricata, quella che raccoglie tifoseria e stampa, si è nel pieno diritto di esprimere altrettanto legittime opinioni, anche in forma piuttosto aspra. Le nostre valutazioni, sempre suggerite da quanto accade in campo e prive di qualsiasi secondo fine (chi ci segue lo sa), sono ormai note da tempo: il Salerno non ha mai avuto, ad eccezione di qualche sporadico sprazzo di gara sparso qua e là, un’identità tattica, una varietà di soluzioni offensive, una solidità difensiva che toglie baldanza e spavalderia agli avversari e, soprattutto, non ha mai colmato alcune enormi lacune strutturali che si trascinano dall’inizio della stagione. Se le prime deficienze sono da attribuire al lavoro del tecnico che in cinque mesi non ha prodotto nulla di significativo, l’incompletezza dell’organico è figlia della latente conflittualità esistente tra Pagni e Susini, che hanno spesso anteposto il desiderio di imporre le rispettive scelte a ciò che serviva realmente alla squadra, e dell’avallo di Lotito su ogni piccola questione tecnica che ha finito per rendere farraginose e complicate molte trattative. E l’errore principale della società, purtroppo molto spesso lontana da Salerno, risiede nel non aver agito tempestivamente pur essendo lei stessa al corrente dei notevoli limiti tecnici della squadra, erroneamente convinta che le giocate individuali dei tre “tenori” bastassero per tagliare il traguardo finale evitando ulteriori esborsi di denaro. Errore gravissimo che denota – al di là dei formalismi di facciata e un pò visionari rivolti alla tifoseria salernitana ammansita da altisonanti progetti futuri – una totale assenza di realismo mista a sicumera. Egregi signori che vi siete assunti la responsabilità e l’onore di fare calcio in questa città, che respira e mangia pallone da sempre, è bene che sappiate che il vostro palmares passato ci conforta ma ancora non ci abbaglia privandoci della capacità di vigilare, né può pretendere di impartire lezioncine settimanali di condotta alla stampa e alla tifoseria del tipo “state al vostro posto che al calcio ci pensiamo noi”, specie se molta di questa didattica, tradotta sul terreno verde, si e rivelata quasi fallimentare. Subentrare dopo il periodo calcistico più buio della nostra città, quasi a voler pretendere riconoscenza eterna, non può autorizzare nessuno a sentirsi immune da critiche. Bisogna, pertanto, correre immediatamente ai ripari sfruttando il mercato degli svincolati per portare a Salerno quei calciatori indispensabili di cui la squadra ha bisogno da sempre, altrimenti, è bene sottolinearlo con chiarezza, il campionato si rischia seriamente di perderlo, lasciandolo nelle braccia del Marino, squadra che ha dimostrato sul campo di essere più forte della presunta “schiacciasassi”, impartendo una dura lezione sotto tutti i punti di vista: tecnico, tattico, atletico ed agonistico. Ed anche a livello societario il confronto vede decisamente vincenti i laziali, i quali – mentre all’ “Arechi” e al “Settembrino” si tenevano, a dicembre, scuole calcio ed estenuanti stage settimanali con decine di calciatori in prova – portavano alla corte già sontuosa di De Angelis elementi di assoluto valore come Pippi, Simeoli e Troise, dando il benservito ad atleti (D’Amico e Zarineh) che, pur essendo in possesso di un passato importante, non avevano fornito l’apporto atteso. Qui, a Salerno, sono invece cinque mesi che si aspetta invano il recupero di Nicodemo (stimato professionista ma calciatore ordinario e tranquillamente sostituibile), dovendo infine, al culmine di questa incredibile cecità tecnica, registrare, nalla gara più importante della stagione, l’impiego dell’improponibile coppia centrale mediana composta dal duo Lanni-Sbaccanti, ragazzi encomiabili che hanno dato l’anima ma privi della qualità necessaria per svolgere un ruolo così delicato. Serve qualità e personalità a centrocampo, ci siamo stancati di ripeterlo, con la corsa e l’applicazione non si va da nessuna parte: il calcio è un gioco di abilità tecnica, il podismo e lo spirito di sacrificio vanno bene per la maratona di New York. Servono calciatori che abbiano maggiore rapidità in difesa, magari un pò più giovani, capaci di accorciare tempestivamente la squadra e di non lasciare incustodite le enormi praterie tra le linee in cui gli attaccanti e i trequartisti avversari fanno quello che vogliono, come è accaduto ieri quando i quattro centrocampisti laziali, le due punte ed i terzini in costante sovrapposizione hanno fatto impazzire i “poveri” Sbaccanti e Lanni, lasciati al loro destino, ad una sorta di mortificante torello da un attacco che non sa cosa sia il gioco di squadra ed il ripiegamento difensivo e da una difesa troppo elefantiaca per supportare con continuità la linea mediana. Ed anche in attacco – sperando che i tre tenori smaltiscano in fretta la pericolosa “raucedine calcistica” che li ha colpiti ritornando nuovamente ad estasiarci con le loro creazioni – se arrivasse un altro calciatore di assoluto valore, capace di sostituirli e di fare anche meglio, non sarebbe un proposito trascurabile. Un punticino di vantaggio ci dice che rispetto agli avversari si è ancora un passo avanti, ma la partita di ieri ha dimostrato che il restante cammino dovrà essere affontato con scarpe ed accessori diversi: a buon intenditor poche parole.
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felicescotto
17 gennaio 2012
complimenti per l’analisi tecnico tattica … i tuoi articoli sono sempre interessanti da leggere e condiviere.
saluti anche a tutta la redazione
felice
maurizio iuliano
18 gennaio 2012
Ti ringrazio, ma essendo mio amico sei poco credibile….:-)