La gioia dei giocatori del Marino, foto G. Maffia / Daimages
Fisiologiche scaramucce tra squadre al vertice e che, con ogni probabilità, si giocheranno fino alla fine l’importante obiettivo della promozione tra i professionisti. Tra Salerno e Marino i nervi continuano ad essere tesi anche se ufficialmente le due società provano a minimizzare il tutto. Storie di realtà diverse, agli antipodi: l’una rappresentante di una città nobile decaduta che sei mesi fa era in ballo per la B, l’altra di una tranquilla cittadina di 40.000 abitanti che pure ha tentato, riuscendoci, di fare lo sgambetto alla più quotata avversaria. E non solo sul rettangolo verde, ove il Salerno ha perso cinque dei sei punti in palio negli scontri diretti, ma anche al di fuori, in sede di mercato e nelle aule di giustizia.
De Angelis e Biancolino parlano nel pre-partita del Tomei, foto G. Maffia / Daimages
Tutto nacque dallo “sgarbo” Biancolino, quella mega-offerta presentata dai dirigenti castellani al “pitone” per convincerlo ad abbandonare Salerno per riabbracciare l’ex compagno di squadra Stefano De Angelis. Proposta rispedita al mittente come la “vendetta” blugranata che cercò inutilmente, poche settimane dopo, di accaparrarsi le prestazioni del prolifico bomber Miani. “Guerra” a distanza proseguita con le velenose dichiarazioni di patron Esposito, che più volte ha pubblicamente sottolineato come le giacchette nere patissero una sorta di “sudditanza psicologica” nei riguardi del Salerno, prima della burrascosa settimana che ha preceduto la disputa del match del “Tomei”, caratterizzata da polemiche a non finire sulla scelta della location. Da Marino accusarono il Salerno e la Lega di “tramare” senza preoccuparsi di interpellare la controparte, invettive rispedite al mittente e bollate come tentativo di mettere il bastone tra le ruote alla già di per sé complicata organizzazione del match. Scambio di accuse protrattosi in terra volsca con il Marino che non ha gradito, per usare un eufemismo, l’intransigenza del Salerno nel negare l’accesso al “Tomei” a patron Esposito ed al difensore Troise, costretti ad assistere alla gara sugli schermi di un bar attiguo all’impianto. Scelta effettuata dal sodalizio caro a Lotito e Mezzaroma in forza di una squalifica che pendeva sul capo dei due e che, conseguentemente, impediva loro di presenziare nella distinta dei trenta tesserati che ogni società ha diritto a far accedere al terreno di gioco. Smentita l’intenzione del Marino di presentare appello contro la riduzione della squalifica inflitta all’Arechi, indiscrezione pubblicata in giornata da alcuni organi di stampa. A quanto filtra da fonti interne alla compagine laziale, il Marino si sarebbe limitato a presentare una sorta di contro-ricorso una volta appresa l’intenzione del Salerno di proporre ricorso d’urgenza avverso la decisione del Giudice Sportivo Francesco Riccio. Una sorta di “botta e risposta” giudiziario che ha prodotto il salomonico dispositivo della Corte Federale che, riducendo da tre ad uno i turni di stop all’Arechi e garantendo comunque la disputa del match di sabato scorso in campo neutro ed a porte chiuse, non ha scontentato nessuna delle due contendenti. Fino alla prossima puntata, la telenovela potrebbe essere solo agli inizi…
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Massimo
18 gennaio 2012
Per la redazione….
in coda all’articolo parlate di riduzione della squalifica dell’Arechi da tre a due turni di squalifica… MA NON ERA STATA RIDOTTA AD UNA SOLA GIORNATA LA SQUALIFICA?? La squalifica non era soltanto per la gara contro il Marino??? Col Sora non si giocherà a porte aperte???
Mauro Mazzarella
18 gennaio 2012
Assolutamente si, era un errore di battitura. Grazie della segnalazione.