Rocco Giannone (foto G. Maffia)
Il Sora che domenica sarà di scena allo stadio “Arechi”, tecnicamente smembrato e depotenziato negli ultimi due mesi a causa delle diffuse difficoltà di natura economica che hanno investito anche il mondo del calcio, è lontano parente dal punto di vista qualitativo del complesso che mise in grossa difficoltà il Salerno nella gara d’andata e si pose all’attenzione degli addetti ai lavori. Quella squadra aveva attaccanti di spessore per la categoria (Pica e Simeoli), trequartisti in grado di indirizzare positivamente una gara (Magaddino e Scarpato), difensori esperti, solidi ed abili anche a far gol (Balleello e Bianchi), ed alcuni giovani di cui si parla benissimo (Errico e Covetti), che si sono trasferiti nella vicina Sarno per alimentare le ambizioni di calcio professionistico cullate dal duo Pappacena-Pirozzi. A gestire quel gruppo, che era fondato sul giusto mix tra tutte le componenti che rendono competitivo un progetto calcistico, vi era da due stagioni Pasquale Luiso, alias il “toro di Sora”, che riusciva a trasmettere ai suoi ragazzi la giusta dose di cattiveria agonistica senza la quale diventa difficile raggiungere obiettivi importanti nel calcio e nello sport in generale. Ma Luiso, dopo un serrato confronto con il presidente Paoloni, decise di interrompere con largo anticipo la sua esperienza in Ciociaria, temendo che il drastico ridimensionamento tecnico potesse oscurare il suo ottimo lavoro e, soprattutto, i risultati (promozione in serie D, Coppa Italia d’Eccellenza e presenza in pianta stabile in zona play off del campionato di serie D) ottenuti in poco più di un anno. Il cambio obbligato di strategie e obiettivi, dopo la dolorosa perdita di valori tecnici notevoli, è stato mal digerito anche dall’appassionata torcida bianconera, che ha iniziato così una sorta di contestazione perenne nei confronti della società. Lungi da noi, però, considerare “facile” l’incontro di domenica, perchè di partite che si vincono prima di giocarle non si ha notizia, perchè il Sora, comunque, ha parzialmente colmato i buchi lasciati scoperti dai calciatori partenti con alcune pedine ugualmente affidabili, perchè i bianconeri attuali hanno conservato un’ottima organizzazione difensiva (solo tredici le reti subite) ed, infine, perchè il Salerno in questo campionato non ha mai avuto vita facile con nessuna delle contendenti settimanali. Per sostituire il dimissionario Luiso, patron Paoloni ha chiamato il tecnico beneventano Gigi Castiello, desideroso di cogliere al balzo la grande opportunità di riscattare le due fallimentari esperienze con il Ferentino ed il Morolo, terminate entrambe con la retrocessione. Il momento tecnico attuale dei bianconeri non è dei migliori (solo un punto nelle ultime tre gare), Castiello, inoltre, dovrà fare a meno di due pedine importanti per squalifica (Sibilia e Cardazzi), dell’attaccante Campione per infortunio, mentre sono in forte dubbio i due componenti del pacchetto difensivo centrale titolare, Bellucci e Lisi, rispettivamente angustiati da malanni muscolari il primo e dai postumi di una brutta frattura al setto nasale subita dal secondo. Alla fine i due dovrebbero farcela, con Lisi che scenderebbe in campo con una mascherina protettiva dopo aver scongiurato in settimana l’intervento chirurgico. Anche Castiello, come tanti altri colleghi in precedenza, non si è astenuto dal rilasciare dichiarazioni sibilline alla vigilia del match contro il Salerno e, tra il mistico e il filosofico, ha contribuito a spargere un pò di veleno, vittimismo e bassi sospettucci sul percorso già accidentato di Mounard e compagni: “ La terna arbitrale (nella sconfitta interna con il Fidene) ha diretto con estrema competenza, ad arte per quello che voleva ottenere. Nella sofferenza bisogna accettare ogni prova della vita, il vero amore è pieno di dolore”.
Causa infortuni, squalifiche e nascenti preoccupazioni per una classifica che comincia a procurare qualche ansia, il modulo tattico con il quale il tecnico sannita conta di impensierire i blugranata è ancora al vaglio, e non ci sorprenderemmo se alla fine il “4-4-1-1″ abituale lasciasse il posto ad un più difensivo “4-1-4-1″, anche perchè l’assenza pesante dei due “under” polivalenti della squadra, Sibilia e Cardazzi, elementi in grado di ricoprire svariati ruoli in difesa e a centrocampo, costringerà Castiello a fare gli straordinari nella pianificazione della strategia da opporre ai blasonati rivali.
In porta nessun dubbio: a difendere i pali l’indiscutibile Gianmarco De Robertis (’89), autentico idolo della tifoseria, elemento osannato dalla stampa volsca che sul suo conto non risparmia aggettivi altisonanti (“mostruoso, strepitoso”) e lodi sperticate. I guantoni di secondo spettano ad Andrea Giordani (’90). La linea difensiva, al momento della stesura dell’articolo, è ancora in alto mare considerati i numerosi problemi che hanno afflitto in settimana gli elementi più rappresentativi, anche se, come detto in precedenza, l’evoluzione positiva dei loro contrattempi fisici lascia presagire che la granitica coppia centrale composta da Daniele Lisi (’80) e Giuseppe Bellucci (’89) riuscirà a far parte del match e ad assicurare il solito contributo in termini di fisicità, grinta, personalità e pericolosità in area altrui sulle palle inattive. In effetti, dopo la rivoluzione di mercato degli ultimi due mesi dell’anno appena trascorso, il settore che ha accusato meno scompensi è proprio quello difensivo, dove Bellucci e Lisi non hanno fatto rimpiangere minimamente i due centrali di inizio stagione, Balleello e Bianchi, trasferitisi a Genzano. Se i rispettivi problemi non dovessero essere superati, potrebbero essere sostituiti dal giovane Stefano Berardi (’91), rientrato alla base dopo due mesi e, soprattutto, da Carlo Baylon (’82), oltre duecento presenze in serie D ed un’apparizione recente in Seconda Divisione nelle fila dell’Aversa Normanna. A destra altro titolare inamovibile è Cristian Scuoch (’90), calciatore affidabile che abbina copertura e muscoli, grinta da vendere e buona presenza in area avversaria. Sull’out mancino, considerata la contemporanea assenza di Cardazzi e Sibilia e la necessità di schierare in questa zona di campo un calciatore “under”, dovrebbe fare finalmente il suo esordio Lorenzo Petroni (’92), tre presenze in seconda diviisione con il Chieti, all’occorrenza impiegabile anche come centrale difensivo di sinistra, ma buone chance esistono anche per l’ex Casertana, Cristian Matrundola (’93), calciatore che può svolgere anche il ruolo di esterno alto.
L’idea duplice di centrocampo che balla al momento nella mente di Castiello prevede una prima opzione con due metodisti davanti alla difesa e due esterni (4-4-1-1), ed una seconda con un centromediano basso, quattro elementi in mediana ed una sola punta (4-1-4-1). Crediamo che il dubbio sarà sciolto solo in extremis, nel tentativo di presentare una squadra piuttosto abbottonata che badi soprattutto a non offrire il fianco alla qualità degli uomini di Perrone.
Nel “4-4-2″, i due metodisti davanti alla difesa dovrebbero essere, pochi dubbi al riguardo, Rocco Giannone (’83), vecchia conoscenza della Salernitana targata Lombardi-Fabiani, uno degli acquisti più controversi della gestione dell’ex direttore sportivo romano, ed il tignoso Alberto Molinaro (’81). Coppia di tutto rispetto per la categoria, caratterizzata dalla qualità geometrica dell’ex granata che si sposa alla meraviglia con la combattività e i polmoni inesauribili del capitano bianconero di mille battaglie, sempre pronto a far sentire la sua presenze dove cozzano muscoli e tacchetti, ma anche a proporsi con improvvisi inserimenti nella trequarti rivale. I due esterni dovrebbero essere gli “under” Francesco Franchini (’93) a destra, ex allievo della Salernitana Berretti, e Marco Simoncelli (’94) a spingere sull’out sinistro. I due ragazzi sono molto interessanti, forniscono un validissimo contributo in termini di dinamismo e disciplina tattica, ma devono ancora lavorare tanto sul piano della continuità e dell’ incisività offensiva; per adesso, i loro predecessori (Magaddino, Scarpato e Semioli) ancora si lasciano rimpiangere dalla delusa e appassionata tifoseria ciociara. In attacco, infine, ad insidiare la retroguardia campana dovrebbero esserci Roberto Di Pietro (’92) ed il camerunense Steve Gerrard Fanka (’88) che, per uno strano caso del destino, fece il suo esordio in serie B, con la maglia dell’Ascoli nel 2009, proprio contro la Salernitana. La prolificità non è la dote principale di questi due ragazzi (solo un gol a testa nel periodo successivo alla rivoluzione tecnica), ma hanno dalla loro una discreta fisicità, mobilità e una spiccata propensione al cosiddetto lavoro “tatticamente oscuro”, caratteristiche che li rendono particolarmente scorbutici ai difensori, anche se, ripetiamo, non sembrano essere provvisti dello spunto imprevedibile negli ultimi venti metri tanto temuto dagli avversari deputati alla fase diffensiva. Bravi a difendere il pallone e a far salire la squadra (Di Pietro), a svariare sull’intera trequarti alla ricerca della profondità improvvisa (Fanka), entrambi devono decisamente migliorare sotto l’aspetto finalizzativo. Qualche gol in più nel suo bagaglio tecnico sembra averlo Marco Parasmo (’81) - impegnato da sempre nel campionato di serie D e autore di quarantasette reti totali - le cui prestazioni sono stati acquisite da poco dal patron Paoloni. In generale, comunque, le pesanti partenze di Pica e Simeoli, abbinate all’assenza di estro assicurato ad inizio stagione dalle mezzepunte trasferitesi altrove (Scarpato e Magaddino) e dallo squalificato Cardazzi (unico calciatore in organico provvisto della capacità di saltare l’uomo), fanno dei bianconeri ciociari un team a modesto tasso di pericolosità offensiva.
Considerata, pertanto, la sterilità del Sora dalla trequarti in su, sembra prendere sempre più piede l’opzione del “4-1-4-1″, con la posizione più bassa di Giannone, l’accentramento di Franchini al fianco di Molinaro, lo spostamento di Fanka sulla fascia destra (anche se l’esperimento in passato non ha prodotto i risultati sperati) e la conferma di Simoncelli sul versante sinistro. Unico punto di riferimento avanzato resterebbe Di Pietro.
SORA (4-4-2): De Robertis; Scuoch, Lisi (Berardi), Bellucci (Baylon), Petroni; Franchini, Giannone, Molinaro, Simoncelli; Fanka, Di Pietro. ALL: Castiello.
SORA (4-1-4-1): De Robertis; Scuoch, Lisi (Berardi), Bellucci (Baylon), Petroni; Giannone; Fanka, Franchini, Molinaro, Simoncelli; Di Pietro. ALL: Castiello.
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