Salerno Calcio – Sora: l’analisi del match

Caputo nei panni di portiere lascia il campo per Iannarilli, foto G. Maffia / Daimages

Se qualche anno fa un profeta di improbabili sventure avesse predetto per il tifoso calcistico salernitano un freddo pomeriggio di gennaio vissuto all’insegna della risoluzione di un enigma regolamentare per una partita del campionato di serie D, seguito al termine dei novanta minuti dalla spasmodica ricerca del risultato della sfida tra il Marino ed il Monterotondo, molto probabilmente sarebbe stato rinchiuso, come ama ripetere il pittoresco trainer Capuano, nel manicomio di Montelupo Fiorentino accompagnato dagli improperi della torcida granata. Ed invece, in questo interminabile e spossante torneo, già intollerabile per il suo modesto tasso tecnico e per i disagi settimanali di varia natura che propone, quella pessimistica e spiacevole fantasticheria è diventata (purtroppo) una triste realtà che si fa fatica ad accettare, nonostante siano ormai trascorse ben ventuno giornate e la stagione si appresti a vivere l’ultimo scorcio carico di tensioni ed emotività. Mancava, per completare questa sorta di infinito film horror, che con cristiana rassegnazione tutti noi stiamo sopportando, la preoccupazione della sconfitta a tavolino che per una decina di minuti ha sorvolato come una cappa di pensieri indesiderati sulla testa dei tremila infreddoliti spettatori dell’Arechi. E le meningi degli astanti, sprovvisti di regolamenti pronti all’uso e di computer da consultare immediatamente, hanno avuto il loro bel da fare prima di venire a capo del rebus proposto dall’infortunio di Sestito e dall’impossibilità di sostituirlo con un altro portiere under. Alla fine, l’inevitabile e provvidenziale messa in scena dei due secondi che hanno visto Caputo schierato in porta, l’ immediata sostituzione di quest’ultimo con Iannarilli e l’impossibilità mascherata da scelta di poter terminare la gara in undici, hanno aiutato a sbrogliare la matassa e a far tirare un sospiro di sollievo per aver messo alle spalle, senza sconvolgere la classifica, un turno considerato interlocutorio alla vigilia e confermatosi tale con la vittoria in extremis del Marino ai danni del Monterotondo. La partita non ha offerto nulla di particolarmente significativo rispetto al passato, se non la necessità di dover provare a sviluppare, a causa dell’ assenza dello squalificato Biancolino, un gioco offensivo totalmente diverso schierando come punta vertice il tecnico e brevilineo Gustavo. Una partita, in fin dei conti, sostanzialmente tranquilla per i blugranata, i quali hanno approfittato con l’abituale cinismo che li contraddistingue di un avversario arcigno nella difesa del risultato di partenza ma, allo stesso tempo, di gran lunga meno qualitativo in avanti rispetto alle avversarie incontrate di recente. Il Sora conferma le anticipazioni tattiche della vigilia, schierandosi con un prudentissimo “4-1-4-1″ che ha un unico obiettivo: fare densità nella propria metà campo tenendo nove uomini dietro la linea della palla, ben sapendo che in avanti non ha la qualità e la velocità per poter giocare una gara a viso aperto sul campo della prima in classifica. Il Salerno scende in campo molto determinato e si capisce subito che la squadra è alla ricerca di soluzioni diverse per ovviare all’assenza del “pitone” napoletano. L’obiettivo di Perrone, unico motivo percorribile per una squadra priva di centimetri e chili in avanti, è quello di far venire dietro sulla trequarti i tre riferimenti avanzati per consentire agli interni di centrocampo di inserirsi negli spazi ed ai laterali difensivi di sovrapporsi con continuità. La manovra è abbastanza ariosa nei primi dieci minuti, la squadra si muove bene, regala sensazioni positive per quanto è volitiva nel suo desiderio di produrre manovre avvolgenti. Però, altrettanto in fretta, si capisce che abbattere le resistenze difensive dei ciociari non sarà un giochetto privo di difficoltà, perchè la retroguardia di Castiello è bella tosta e reattiva, bloccata, esperta e con quella dose di cattiveria agonistica e di malizia che, specie in un campionato come quello di serie D, è sempre una componente importante. Chi ha giocato a calcio o visto tante partite, avrà senz’altro notato la spigolosità, non solo fisica ed agonistica, del polemico stopper Lisi, intento ad innervosire verbalmente gli avversari e a condizionare il direttore di gara per gli interi novanta minuti di gioco con la sua presenza dopo ogni decisione controversa. Passata la convincente sfuriata iniziale che sembrava potesse produrre frutti interessanti per i ragazzi di Perrone, il Salerno  è entrato in una sorta di letargo della durata di quindici minuti durante i quali è tornato ad essere la squadra macchinosa e priva di idee in attesa della giocata risolutiva dei suoi uomini tecnicamente più dotati. In questa fase il Sora si è affacciato timidamente in avanti con qualche sterile ripartenza, costruendo anche una buona opportunità con Parasmo che di testa sfiorava il vantaggio per i suoi. Intorno al venticinquesimo, fortunatamente, gli atleti di casa hanno ripreso a spingere con buona continuità fino alla fine del tempo, trovando il gol del vantaggio con il brasiliano Gustavo. Un forcing durato una quindicina di minuti, caratterizzato dai tagli di Caputo da destra al centro per attivare prontamente Mounard sul fronte opposto, dall’aggressione degli spazi di Giacinti a destra e di Montervino a sinistra, con il primo che, pur facendosi trovare puntuale negli inserimenti, ancora una volta denuncia però limiti tecnici (sui quali il ragazzo dovrà necessariamente lavorare se vuol ritagliarsi uno spazio importante nel calcio che conta, stando bene attento a non lasciarsi distrarre dai molti, anche troppi, giudizi lusinghieri provenienti da più parti) che gli impediscono di rifinire o finalizzare al meglio le opportunità avute; inoltre Gustavo, dopo un avvio di gara privo di spunti particolari, comincia a frullare con la sua imprevedibilità sugli esterni e tra le linee, sino a beneficiare dell’efficace rifinitura di Mounard ( nella prima ed unica giocata di rilievo effettuata dal francesino tagliando dalla sinistra al centro del campo) e a battere con un tiro secco e preciso l’incolpevole De Robertis. Il gol è tutto sommato meritato e premia una squadra che ha affrontato la gara con la serietà, la pazienza e la consapevolezza di chi sa che non sarà facile sbloccarla avendo di fronte la migliore difesa del torneo che, protetta da una folta linea mediana, concede pochissime opportunità e nemmeno tanto limpide. Nel secondo tempo la gara cala vistosamente dal punto di vista dell’intensità e della qualità. Il Sora, costretto a fare il match, denuncia tutti i suoi limiti offensivi, ed a nulla serve la rivoluzione del terzetto in avanti attuata da Castiello, con l’ingresso di Fanka e Marozzi sulle corsie laterali e lo spostamento di Parasmo al centro, anche se agli ultimi due va riconosciuto un minimo di incisività in più (poca cosa) rispetto a Di Pietro e Cardillo nell’uno contro uno. Niente di particolarmente preoccupante per Giubilato e compagni, che si limitano a controllare la gara ed a produrre qualche rara accelerazione con Montervino e alcune giocate estemporanee dei soliti noti. Però, quella che sembra un’ordinaria gestione senza patemi, ad un tratto, complici gli infortuni di Gustavo e Mounard e, soprattutto, di Sestito che costringe a giocare, come ampiamente spiegato all’inizio, gli ultimi quindici minuti in inferiorità numerica, si trasforma incredibilmente in un lungo quarto d’ora di passione per i tifosi salernitani, vissuto con l’ansia di veder compromesso il risultato meritatamente acquisito per mezzo di  un episodio fortuito. Perrone non ha scelta: rinforza gli ormeggi, schiera i suoi con il “4-4-1″, affianca Montervino a Sbaccanti e affida la copertura sugli esterni a Giacinti e Piciollo, al quale vien chiesta pure qualche ripartenza per far rifiatare la squadra. Il Salerno si abbassa a protezione dei sedici metri, ma il Sora è davvero inconsistente, nient’altro che un’ innocua puntura di spillo sulla pelle gelata di tifosi e calciatori campani. Alle porte la sosta, da vivere con la moderazione di chi sa di dover soffrire ancora a lungo, scontando fino in fondo l’errore per aver ciccato completamente lo scontro diretto con il Marino. Speriamo che il tutto si concluda il più velocemente possibile.

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