Nuovo test dall’elevato tasso di difficoltà attende Perrone ed i suoi uomini in terra sarda, dove l’ancor ambizioso Arzachena, seppur in versione leggermente ridimensionata rispetto alla gara d’andata dopo le partenze di quattro elementi (Porcu, Di Prisco, Nuvoli ed Emiliano Melis), è in fremente attesa della blasonata capolista e culla il sogno di riscattare l’immeritata sconfitta subita all’Arechi. Partita molto difficile per Mounard e compagni in quanto il complesso di Perra presenta diversi atleti di qualità (nonostante la sospetta professione di umiltà del tecnico cerchi di far trapelare una realtà diversa), soprattutto nella zona nevralgica del campo dove annovera calciatori capaci di fare la differenza in questa categoria. In assoluto, crediamo di poter tranquillamente affermare che gli smeraldini rappresentano la grossa delusione di questo torneo, considerando i propositi e gli investimenti iniziali effettuati dal presidente Ragnedda. Il tecnico biancoverde, infatti, come discutibile prassi del calcio italiano impone, continua a parlare di salvezza da raggiungere al più presto; la realtà,invece, dovrebbe suggerire al focoso mister isolano (assente per squalifica domenica) un’onesta autocritica per un fallimento tecnico piuttosto evidente; dopo tante stagioni positive (imprese sportive di rilievo negli ultimi anni con il Selargius), un’annata cominciata male, che tarda ad accendersi, può capitare a tutti. L’Arzachena è forte, rappresenta una compagine tecnica che può, se è in giornata di grazia, battere qualsiasi avversario, Salerno calcio compreso. Tutti facciamo i debiti scongiuri, ma è giusto prepararsi ad affrontare un match molto ostico che nasconde tante insidie. La gara di andata è ancora bene impressa nella mente di tutti noi, con la sofferenza tattica patita dall’undici blugranata per due terzi dell’incontro, risolto solo grazie al talento di Davide Mounard, che s’inventò una giocata difficile da ammirare anche sui campi della massima serie. Il possesso palla ed il gioco senza riferimenti attuato da mezz’ali e trequartisti sardi fece passare un brutto pomeriggio all’elegante Perrone e agli oltre quattromilaaficionades dell’Arechi; dando uno sguardo ai “superstiti”, riteniamo che il copione tattico non si discosterà granchè da quello rappresentato un girone fa. Accantonare,pertanto,preoccupazioni legate all’esito della vicenda Sestito, mentalizzarsi totalmente sul prossimo avversario e acquisire la consapevolezza di un problematico impegno tattico e tecnico: questo il trittico di riferimenti che dovrà guidare la squadra alla conquista di un risultato di estrema importanza per il prosieguo della stagione. L’Arzachena società, dal suo canto, ha già fatto sapere attraverso il ds Zucchi intervistato dalla nostra redazione in settimana, che la ridente cittadina incastonata nell’incantevole Costa Smeralda sta attendendo con trepidazione la gara, covando la speranza, nemmeno tanto segreta, di imporsi per alimentare una classifica che ancora lascia intravedere spiragli per l’ingresso in zona play off.
Difficile presentare i sardi attraverso una formula numerica, considerato che l’unica certezza è costituita dallo schieramento di un solo punto di riferimento offensivo, mentre alle spalle del centravanti giostrano centrocampisti bravi ad inserirsi e a presentarsi davanti ai portieri avversari. Assistendo alle prestazioni dei biancoverdi, infatti, appare evidente che il “4-3-2-1″ di partenza si muta rapidamente in tutte le sue possibili varianti a seconda se si è impegnati nella fase attiva o in quella passiva. Da questa considerazione si parte per non rimanere particolarmente sorpresi al cospetto di un undici che assume sembianze cangianti nell’intero arco dei novanta minuti, passando con estrema disinvoltura al “4-2-3-1″ in fase offensiva, per poi rapidamente organizzarsi in un più accorto “4-1-4-1″ o “4-5-1″ in fase di non possesso. Il principio tattico di fondo della filosofia di gioco di mister Perra è arrivare al gol attraverso un gioco fatto di inserimenti dalle retrovie di mezz’ali e trequartisti tecnicamente validi, sfruttando la prestanza fisica della punta vertice che ha il compito di facilitare la capacità dei centrocampisti di giocare senza palla e rendersi pericolosi nei venti metri finali. Questa disposizione, finalizzata a sorprendere gli avversari non offrendo punti di riferimenti, regala un altro importante vantaggio: in fase passiva garantisce maggiore densità in mediana e più robustezza alla fase di contrasto delle trame di gioco altrui.
In porta, sicuro della maglia da titolare è Filippo Onesti (93), portierino giovane ma abbastanza affidabile, autore in questo campionato di diverse prestazioni importanti. A destra agisce Marcello Pitta (91), ventunenne che, da sardo orgoglioso e sanguigno, aspetta ardentemente di prendersi sul campo la rivincita contro David Mounard, dal quale fu surclussato in occasione della gara d’andata quando il talento del francese gli fece trascorrere un pessimo pomeriggio; il gol che regalò la vittoria ai blugranata è la rappresentazione perfetta delle difficoltà vissute dal ragazzo. Pochi dubbi anche sulla coppia centrale difensiva, che dovrebbe essere composta da Luigi Pinna (86) e Fabio Rossi (84). All’andata – anche se in quell’occasione accanto a Rossi agì il centrocampista Bonacquisti – il reparto difensivo non destò una grandissima impressione, palesando una certa difficoltà ad accorciare prontamente sulla linea mediana e numerose distrazioni (letale la dormita sul colpo di testa di Biancolino) nei sedici metri. I numeri del campionato (diciassette gol subiti in ventuno gare), però, cancellano parzialmente quell’immagine di fragilità esibita. Sicuro di indossare la maglia numero tre dovrebbe essere Sergio Musumeci (92), prelevato dal Cittanova dopo la rivoluzione tecnica successiva alla sconfitta casalinga con il Selargius. A centrocampo, Perra deve rinunciare allo squalificato Vincenzo Manzo (79) ed è in ansia per le precarie condizioni fisiche di Danilo Bonacquisti (84). Sono i due mediani che regalano equilibrio e geometrie alla squadra, ma, a dispetto delle dichiarazioni della vigilia, il tecnico smeraldino potrà opporre ai blugranata, senza particolari preoccupazioni, un centrocampo ricco di qualità, ben sapendo che contro la quantità della mediana di Perrone si può “rischiare” un pò di fantasia in più. Se Bonacquisti dovesse farcela, giocherebbe da metodista a protezione della difesa, con Giuseppe Palmisano (91) e Alessandro Steri (85) ai suoi lati e deputati a svolgere il ruolo di interni moderni: inserimenti continui a supporto della punta e pronti ripiegamenti quando il pallino del gioco passa nei piedi avversari. I due ragazzi svolgono bene questo lavoro: Steri dimostrò grande intelligenza nei primi quarantacinque minuti dell’Arechi con le sue continue aggressioni degli spazi procurati dalla fisicità del centravanti Cappai, mentre Palmisano (subentrato nella parte finale del match) fu autore di uno splendido assolo in dribbling che per poco non procurò il pari ai sardi, prima di essere espulso per un fallaccio ai danni di Giacinti in ripartenza.
A fungere da collante tra centrocampo ed attacco, in una sorta di “albero di Natale” di matrice ancellottiana, ci sono Federico Melis (93) e Marcello Angheleddu (84). Anche in questo caso ci troviamo al cospetto di due ragazzi che hanno confidenza con l’attrezzo sferico, tecnicamente dotati ed abili ad orchestrare con i due interni una manovra orientata ad ottenere il predominio nella zona nevralgica del campo, sempre pronti a fiondarsi improvvisamente in verticale per approfittare dei buchi difensivi concessi dagli avversari disorientati dall’assenza di punti di riferimenti da marcare. Angheleddu, inoltre, esprime una straordinaria abilità sui calci da fermo, già ampiamente dimostrata in molte occasioni, soprattutto a Salerno quando ingannò con una beffarda parabola l’esordiente Sestito direttamente da calcio d’angolo. Se Bonacquisti dovesse dare forfait, Perra non si fascerà di certo la testa: dentro il talento più puro dell’undici sardo, Giuseppe Mastinu (91), al rientro dopo un fastidioso infortunio, con spostamento di Steri in posizione più centrale. Classico trequartista, abile nelle serpentine che creano superiorità numerica e nello sfornare invitanti assist per i compagni, il ragazzino ha già dimostrato di saper giocare al calcio; deve solo trovare un pò di continuità di rendimento e sperare di fronteggiare meno infortuni. Il centrocampo, quindi, è da ritenere senza alcun dubbio il reparto tecnicamente più attrezzato della squadra biancoverde e, conoscendo le caratteristiche di quello blugranata, si può ipotizzare già da adesso che a fare la partita saranno i padroni di casa. In avanti Perra ama giocare con un’unica punta centrale, anche perchè in organico ne ha due con le stesse caratteristiche: Alessio Figos (84) e Roberto Cappai (89). Si tratta di due arieti che con la loro fisicità aprono varchi invitanti per gli inserimenti fulminei dei centrocampisti, ma non sono degli sprovveduti in area di rigore, anche se i numeri di quest’anno (rispetto ad un passato decisamente più prolifico per entrambi) li annunciano con le polveri bagnate. A Salerno giocò il secondo e destò un’ottima impressione, facendo reparto da solo, lavorando tantissimo per la squadra e sfiorando il gol nel quarto finale di gara. Perra li ha schierati raramente in coppia preferendo, come già ampiamente detto, arrivare al gol sfruttando l’imprevedibilità degli inserimenti dei suoi centrocampisti di qualità.
PROBABILE FORMAZIONE (4-3-2-1): Onesti; Pitta, Pinna, Rossi, Musumeci; Palmisano, Bonacquisti (Steri), Steri (Mastinu); F.Melis, Angheleddu, Figos.
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