L'esultanza dei giocatori del Salerno, foto gentilmente concessa da Paolo Fiori
Vittoria pesantissima del Salerno che espugna il “Pirina” di Arzachena al termine di una partita molto sofferta, figlia di un buon secondo tempo per intensità agonistica ed applicazione tattica e di una cospicua dose di fortuna giunta in soccorso in una una prima frazione di gara decisamente sottotono. A completare la positività della domenica salernitana la sconfitta del Marino sul campo del Selargius che restituisce ossigeno vitale ed entusiasmo alle ambizioni di società e tifoseria blugranata, in attesa della restituzione dei tre punti che chiuderebbe virtualmente il torneo a favore del sodalizio di Lotito e Mezzaroma. La gara si annunciava alla vigilia estremamente difficile ed il campo ha confermato in pieno tutte le insidie paventate in sede di presentazione. L’Arzachena deve rinunciare allo squalificato Manzo ed all’infortunato Bonacquisti e si affida ad un inedito Angheleddu in posizione di metodista basso davanti alla difesa, mentre ai suoi lati Palmisano e Steri sono deputati al doppio lavoro di incursori a supporto dell’attacco e di interni sempre pronti al raddoppio in fase di non possesso. In avanti, accanto all’ariete Figos, la freschezza di Federico Melis a destra ed il talento fragile a sinistra di Mastinu che, ancora una volta, deve abbandonare il campo con largo anticipo dopo aver accusato gli abituali scompensi fisici che stanno caratterizzando la sua tribolata stagione. Il Salerno ripropone dopo lunga assenza Proia in posizione di mediano geometrico davanti alla difesa, supportato a destra da Giacinti ed a sinistra da Montervino. In attacco Perrone recupera David Mounard, mentre in difesa non rischia Chiavaro e schiera Puglisi accanto a Giubilato, con Chirieletti a presidiare la fascia sinistra. I due assetti sono speculari, ma sin dal principio si capisce che l’Arzachena è tatticamente più organizzato e compatto dell’undici campano, decisamente sofferente al cospetto del grande impeto messo in campo dagli smeraldini fermamente intenzionati a prendersi una rivincita dopo la sconfitta beffa dell’andata. Il Salerno latita in fase offensiva perchè il centrocampo non produce gioco né inserimenti a sostegno delle punte; così per i padroni di casa risulta compito abbastanza agevole sradicare palloni con l’aggressività della difesa e la prontezza di interni ed ali nel raddoppiare e triplicare le marcature sul temibile terzetto offensivo salernitano. Giacinti e Montervino sono abulici ed imprecisi, Proia prova a dare ordine e ad attivare gli avanti con qualche sventagliata, ma si vede che il ragazzo è ancora in difficoltà fisica ed atletica, soprattutto quando deve fungere da argine davanti alla retroguardia. L’Arzachena conferma in pieno il copione tattico atteso alla vigilia: Figos punta vertice a catturare le attenzioni di Giubilato e compagni, mentre alle sue spalle sono sempre pronti ad appoggiare l’azione e ad inserirsi Palmisano e Steri, con Federico Melis che è una spina nel fianco a destra e Musumeci che sfonda spesso a sinistra. Il Salerno soffre l’orgoglioso assalto e il dinamismo dei suoi dirimpettai e, raramente, riesce a ripartire affidandosi a qualche spunto di Gustavo al quale gli avversari non lesinano “carezze” quando riesce ad andare via palla al piede. A destra Chirieletti soffre la vivacità del “rosso” Melis, anche perchè scarsamente supportato da Montervino e Giubilato che non accorciano per soccorrere le sue difficoltà. L’Arzachena sa, inoltre, che il trio offensivo di Perrone non ripiega mai e prova ad approfittarne sguinzagliando sovente Musumeci a sinistra, mentre Pitta, memore della figuraccia patita ai danni di Mounard all’ Arechi (il ragazzo ha cercato a tutti i costi di scontrarsi fisicamente con il francesino per “vendicarsi” ), se ne sta bloccato dietro accanto ai due centrali per dare equilibrio ai suoi. Il Salerno soffre ma, come spesso gli è capitato in questa stagione, passa immeritatamente in vantaggio con Ciro De Cesare che approfitta di un erroraccio di Onesti. Ma la gioia del gol dura solo tre minuti, facendo emergere l’altro grosso limite stagionale dei blugranata: la capacità di rimanere concentrato e compatto subito dopo aver realizzato una rete e al cospetto della furiosa reazione degli avversari. Così, dopo tre minuti di assalti, l’Arzachena trova il pari meritato con Melis che approfitta della lentezza di Giubilato in uscita per trafiggere Sestito con un preciso calcio di esterno destro. La parte finale del primo tempo vede ancora i biancoverdi protagonisti che sfiorano, approfittando di un Salerno incredibilmente sfilacciato, in più circostanze la rete; Sestito indossa l’elmetto e salva i suoi più volte dalla capitolazione, specie sulla pessima interpretazione difensiva di Chirieletti e Giubilato su una percussione del solito Melis. L’intervallo giunge provvidenziale e restituisce ad inizio ripresa una Salerno decisamente volitivo, aggressivo, rapido nella verticalizzazione che trova il movimento e i tagli tra le linee di Mounard e De Cesare; un Salerno più caparbio e determinato, pronto ad appoggiare con maggiore continuità la fase offensiva con i centrocampisti e tenendo i laterali difensivi più alti. La partita cambia il suo volto, i “senior” perroniani fanno finalmente sentire agli avversari il loro superiore carisma e la maggiore qualità tecnica. De Cesare è un ragazzino, parte largo, si accentra, attacca la profondità, viene incontro; David Mounard non è da meno e, dopo un primo tempo da spettatore non pagante, aggancia cinque minuti di intelligenza calcistica superiore alla media per riscattare l’apatia della prima frazione: un paio di tagli con tiri terminati di poco alti sulla traversa, prima di esibirsi nel delizioso e freddo pallonetto che tramortisce Onesti ed impreziosisce lo splendido assist del “toro di Mariconda”. Anche in difesa le cose migliorano sensibilmente, con Calori che è reattivo e grintoso a destra, mentre Giubilato, dopo un primo tempo inquietante, ritrova l’acume tattico e l’esperienza esibiti nella sua lunga carriera sfoderando un finale di gara possente. Realizzato il gol del nuovo sorpasso, un preoccupato interrogativo fa capolino nella mente del tifoso salernitano: riuscirà questa volta la squadra a difendere fino in fondo il preziosissimo vantaggio? I ragazzi di Perrone, come è giusto che sia su un campo ostico come quello smeraldino, tollerano una fisiologica sofferenza contro un complesso valido che non ci sta a perdere, concedono qualche traversone di troppo per la loro abituale difficoltà a coprire sulle corsie laterali (i tre riferimenti offensivi rientrano raramente), ma ci mettono tanto ardore ed umiltà, non disdegnando le ripartenze con un indemoniato De Cesare, atleticamente fresco come un ventenne. Nelle battute finali, l’assalto scomposto dei padroni di casa, ricco di frequenti spioventi in area a cercare la fisicità di Figos e Cappai, non trova impreparato Perrone che, saggiamente e con sollecitudine, schiera il Salerno con un solidissimo “5-4-1″, portando Chiavaro a sostegno di Puglisi e Giubilato contro il doppio centravanti sardo, blindando le fasce con una doppia catena: Calori-Piciollo a destra e Chirieletti-Giacinti a sinistra, e affidando a Montervino e Carletti il compito di erigere una diga impenetrabile davanti alla difesa. Per i sardi, come all’andata, sconfitta sostanzialmente immeritata, ma il secondo tempo di grande personalità disputato dal Salerno ha dimostrato, se ce ne fosse ancora bisogno, che certe differenze tecniche, a parità di cattiveria agonistica, alla fine emergono sempre.
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