Un Ciro De Cesare a tutto campo, quello che interviene sulla webtv del quotidiano “La Città di Salerno” nel corso di un’intervista curata della redazione sportiva del quotidiano, in cui il “toro” ha interagito con i tifosi attraverso i social network. Nuovo corso, prospettive e rimpianti, non senza i dovuti confronti con le precedenti esperienze salernitane dell’attaccante, ormai quarantenne, di Mariconda. “Sciabulella”, arrivato alla sua quarta militanza in una squadra della sua Salerno, non scorge il capolinea: a Salerno vive una nuova giovinezza e proprio non vuol perdersi il futuro roseo che attende il Salerno Calcio, che De Cesare identifica con la Salernitana o almeno in prospettiva. Il ricorso all’elogio, quando si nominano Marco Mezzaroma e Claudio Lotito, non manca: “Questa società entrerà nella storia. Grande organizzazione, grande spessore, noto la differenza con le altre società che si sono succedute a Salerno. Ho avuto modo di parlare con Mezzaroma e Lotito e l’idea che mi sono fatto è che Salerno finalmente può godere di una società competente e solida dal punto di vista economico. Sul discorso tecnico, ho trovato un gruppo di qualità e molto affiatato, i nuovi compagni mi hanno accolto bene e c’è curiosità nei miei confronti da parte dei giovani. Bisogna avere pazienza, è un campionato anomalo e bisogna saper lottare. Ora necessitiamo soltanto dell’aiuto del pubblico. Per il resto state tranquilli: è iniziato un ciclo vincente”. I paragoni con il passato e con i diversi contesti in cui è transitato De Cesare a Salerno, appaiono scontati ma non per questo privi d’interesse: “La mia prima esperienza è stata indimenticabile sotto tutti i punti di vista, non c’è dubbio. Siamo andati in serie A, sono orgoglioso di aver fatto parte di quella rosa che ha scritto la pagina più bella del calcio salernitano. La seconda esperienza con Cagni si è rivelata comunque una parentesi positiva ma sicuramente non comparabile alla prima, anche solo per la differenza che corre tra i due tecnici. Cagni, rispetto a Rossi, era un tipo freddo, poco passionale. Era un nordista - sorride – l’ho avuto anche a Piacenza e si è confermato tale. Nell’era Lombardi abbiamo affrontato qualche problema logistico ed è ancora vivo il rimpianto dei play-off. Con Aliberti il rapporto è stato sempre sincero e sono ancora in contatto con lui, mentre con Lombardi ho legato molto meno“. La ferita del fallimento della Salernitana Calcio 1919 è ancora aperta e lo strascico delle vicende relative ai play-off di giugno, culminate in una conflittualità senza confini con il pubblico veronese, necessitano ancora di approfondimenti. Ma la propensione al futuro impone l’ostentazione di un sano ottimismo, anche in merito al recupero dei beni immateriali: “Per il fallimento provo un senso di umiliazione ma voglio cogliere il lato positivo: la mancata iscrizione ci ha concesso una nuova proprietà e nuove opportunità. Il Salerno Calcio è la squadra della mia città e rappresenta l’intera Salerno. La società farà di tutto per recuperare marchio, colori e denominazione. Mio rapporto con i veronesi? Inaspettatamente bello. Verona è stata una tappa fondamentale della mia carriera. Sul caso “Mandorlini”, penso che un allenatore serio non può permettersi affermazioni del genere, non fa bene al calcio. Ma è anche colpa del Verona, al Salerno Calcio sarebbe inconcepibile. Doveva chiedere scusa”. Quando si entra nel labirinto dei ricordi tinti di granata, di sicuro non si ci può non soffermare sulla stagione che Ciro definisce “l’emozione più grande“: la massima serie. “E’ stata l’emozione più grande, quella che mi ha formato. In quella circostanza non ho capito più niente, tanto la gioia. Purtroppo poi, è finita come è finita, anche se credo che l’errore più grande sia stato esonerare Delio Rossi. E’ stato l’ultimo passaggio che ha sgretolato il gruppo formidabile dell’anno precedente. Ma a parte tutto, è stata una stagione disgraziata”. Ciro De Cesare, quarant’anni e la freschezza di un ragazzino: “Il mio segreto? Saper essere professionista. Punto in alto, voglio far parte di questo progetto“. Di appendere gli scarpini al chiodo, proprio non ne vuol sapere.
© Riproduzione RiservataDe Cesare a “La Città”: “Con nuova società aperto un ciclo vincente. Esonero Rossi in A? Un errore”
Scritto da Stefano Ferrara il 16 febbraio 2012 in News · 0 Commenti














