ESCLUSIVA SOLOSALERNO, Campedelli: “Che gioia quella corsa verso il settore ospiti al San Paolo”

Per anni la Salernitana è stata fucina di giovani talenti; ragazzi acquistati ancora sbarbatelli, freschi di settore giovanile, valorizzati sapientemente e rivenduti a peso d’oro. Salerno trampolino di lancio per il grande calcio, un percorso che ha visto protagonisti decine di calciatori che, dopo l’esperienza con la maglia granata, hanno avuto la fortuna di indossare alcune tra le casacche più prestigiose del campionato italiano e calcare con ottimi risultati i palcoscenici della massima serie. Nell’elenco sicuramente va annoverato Nicola Campedelli, “pendolino” della fascia destra per due stagioni dal 2000 al 2002. Sessantotto presenze e quattro gol in campionato e tante emozioni che l’ex centrocampista granata ha voluto raccontare in un’intervista esclusiva concessa alla nostra Redazione: “Salerno è stata una tappa fondamentale della mia carriera, ebbi la fortuna di conquistare anche la maglia dell’under 21. Arrivai giovanissimo, alla mia prima esperienza lontano da casa: fu determinante per la mia crescita non solo tecnica e fisica ma anche dal punto di vista umano”. Estate 2000: presentazione all’Arechi in grande stile, sulla panchina torna Franco Oddo dopo la sfortunata parentesi nella massima serie. Aliberti assicura programmi ambiziosi  “blindando” i pezzi da novanta Tedesco, Vannucchi e Di Michele.
In porta arriva Soviero, in difesa Cyprien ed un altro giovane ex Cesena, Olivi; a centrocampo, oltre a Campedelli, Moscardi, Bigica e Cristiano, in attacco Vignaroli ed il redivivo Chianese. La squadra parte bene in Coppa Italia guadagnando addirittura gli ottavi di finale contro la Fiorentina di Rui Costa. Balbettante, invece, l’approccio al campionato, con una continua altalena di prestazioni: Campedelli però riesce presto a guadagnarsi un posto in pianta stabile presidiando saldamente l’out destro di centrocampo: “Non fu un’annata facile, lo immaginammo fin da subito perché c’era un po’ di confusione intorno alla squadra - ricorda l’ex calciatore granata - Di Michele e Vannucchi erano continuamente circondati da voci di mercato che minavano la tranquillità dello spogliatoio. Accusammo qualche difficoltà e non riuscimmo a dare continuità ai risultati, dal punto di vista personale iniziai subito col piede giusto: feci gol contro il Cagliari sotto la Curva Sud, fu un’emozione straordinaria”. La stagione si conclude con una salvezza stentata, l’ennesima rivoluzione (via nel corso della stagione Cyprien, Tedesco, Vannucchi e Guidoni, dentro Firicano, Palmieri , De Franceschi e gli improponibili Ely Louhenapessy e Quintero) ed un’alternanza in panca tra Sonetti ed Oddo, con quest’ultimo che traghetta la squadra alla permanenza in cadetteria per poi lasciare spazio all’arrivo in grande stile di Zdenek Zeman.

Il “boemo” strega subito la piazza: “dalla Z alla A” lo slogan della campagna abbonamenti varata dopo la presentazione in pompa magna dell’ex trainer di Roma e Lazio a Palazzo di Città. Squadra, manco a dirlo, totalmente rivoluzionata: parte anche Di Michele, ceduto a peso d’oro all’Udinese dopo l’iniziale esclusione della società dal campionato, rientrano Giacomo Tedesco e Del Grosso. Zeman punta subito forte su Campedelli, adattato da esterno puro a mezzala nel rigido 4-3-3: “Ringrazio il mister che m’inventò mezzala perché è stato il ruolo che ho preferito anche nel prosieguo della carriera e che mi ha consentito di esprimere al meglio le mie qualità, valorizzate dalla sua metodologia di lavoro, incentrata su corsa, forza ed intensità agonistica. Mi diede grande fiducia, giocai tutte le partite ed indossai addirittura la fascia di capitano per due partite in assenza di Luca Fusco”.

L’avvio della squadra è segnato da grande discontinuità fino a quando la Salernitana riesce ad inanellare ben cinque vittorie consecutive. Poco prima, il 27 gennaio 2002, il recupero del derby d’andata al San Paolo rinviato per impraticabilità dell’impianto di Fuorigrotta. Inutile dilungarsi sulla cronaca di una pagina impressa indelebilmente nella mente dei tifosi salernitani ma anche di chi l’ha vissuta da protagonista in campo: “Fu una giornata speciale, oltre al fascino del derby il Napoli tornava nel proprio stadio dopo un periodo di esilio forzato e gli spalti erano stracolmi. Fare gol all’ultimo secondo fu una soddisfazione incredibile, ricordo la corsa sfrenata verso il settore ospiti per condividere quella grandissima gioia con i nostri duemila sostenitori”. Gioia bissata poche settimane dopo quando gli azzurri di De Canio chinano il capo anche all’Arechi al cospetto di una Salernitana che sembra inarrestabilmente lanciata verso il vertice. Del resto la “Primavera di Praga” è alle porte e la convinzione che anche quell’anno l’undici del boemo, con l’arrivo della stagione calda e la possibilità di esprimersi su campi asciutti, sarebbe volato autorizza voli pindarici rimasti purtroppo incompiuti. Dopo il vittorioso derby dell’Arechi i granata espugnano anche il “San Vito” di Cosenza al termine di una gara a dir poco rocambolesca. Alle porte il Genoa di Onofri, di mezzo una sosta che finisce per scombussolare i piani della Zemanlandia granata: “Le cinque vittorie consecutive ci portar0no a stretto contatto con la testa ma la sosta interruppe il nostro momento positivo. Alla ripresa arrivò il Genoa e quella sconfitta ci fece perdere brillantezza e fiducia. Nello sprint finale non riuscimmo a tenere il passo di chi ci precedeva ma non ci furono problemi nello spogliatoio. Eravamo una squadra composta da giovani e tante scommesse ed un calo di prestazioni poteva essere fisiologico, in tanti non erano abituati a certi ritmi. Si verificarono un insieme di situazioni che comportarono il crollo a dispetto di una squadra rimasta brillante ed intensa per larghi tratti della stagione”. I granata concludono l’annata al sesto posto a pari merito con il Bari. L’estate palesa i primi segnali di rottura tra Zeman ed Aliberti e la fine dell’esperienza di Campedelli in granata: “Col presidente ebbi un buon rapporto, il giorno del mio passaggio al Modena sentii lui e la dirigenza per ringraziarli di avermi dato la possibilità di esprimermi in serie A, mi sentivo riconoscente nei confronti di chi mi lanciò nel calcio che conta”. Cinque stagioni in gialloblu tra A e B prima del ritorno al primo amore, il Cesena, nel frattempo acquistato dal fratello Igor: una favola interrotta sul più bello, da un gravissimo infortunio che stronca la carriera di Campedelli, costretto ad appendere le scarpette al chiodo a soli 30 anni dopo un lungo calvario. Adesso “Mister” Campedelli ha da poco iniziato la carriera da allenatore al Bellaria Igea Marina, sempre in Romagna (“Provo a trasmettere ai miei ragazzi la stessa voglia che avevo da calciatore. Ho avuto tanti grandi tecnici, non solo Zeman ma anche Pioli, Malesani e De Biasi: cerco di ispirarmi ad ognuno di loro”, confessa) con un occhio sempre vigile alle faccende di casa granata: “Nel corso degli anni ho sempre seguito con interesse le sorti della Salernitana, dispiace perché ha subito alti e bassi continui davvero pesanti. Spero per tutta la gente di Salerno che la squadra torni dove merita, per me sarebbe motivo di grande soddisfazione”. E chissà che le sorti della Salernitana e quelle di Campedelli possano essere di nuove accomunate: dopo le grandi delusioni e la chiusura di un capitolo, l’apertura di una nuova, importante, pagina. Staremo a vedere…

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