Il prossimo avversario: il Progetto Sant’Elia

fonte diario sportivo Sardegna

Al terzo cambio tecnico stagionale il Progetto S.Elia di Cagliari, gestito con grande passione, sobrietà  ed oculatezza dal presidente Cardia e dal direttore generale Ibba, sembra aver finalmente trovato la strada giusta per approdare all’obiettivo salvezza, magari passando attraverso il doppio duello dei play out collocato in appendice di torneo. Al momento, infatti, dando uno sguardo attento alla classifica, che vede i cagliaritani distanti sei punti dalla salvezza diretta, la preoccupazione maggiore di Virdis e compagni è rappresentata dal mantenere alle loro spalle due squadre per evitare l’incubo di una retrocessione senza appello. Dodici partite non sono molte, neanche poche per sperare nell’impresa, ma bisognerà andare oltre l’ordinario per conquistare un traguardo che avrebbe del clamoroso dopo la soffertissima partenza. Un avvio complicato che è costato la panchina a due validi tecnici come Pani ed Affuso, ma che non ha minato più di tanto e a lungo la tranquillità di un ambiente decisamente sano. Con Mereu, il terzo mister chiamato alla guida del club sardo, e grazie ai diversi innesti operati di volta in volta che hanno conferito esperienza, solidità e quella giusta dose di qualità indispensabile in ogni categoria, la strada è diventata meno tortuosa, il morale del gruppo e della tifoseria si è stabilizzato su un’onda di crescente ottimismo ed ora, finalmente fuori dalle ultime due posizioni di classifica occupate quasi costantemente sin dall’avvio di campionato, tutti i protagonisti del piccolo universo calcistico cagliaritano sono determinati a completare l’opera. Di sicuro, dopo sette punti nelle ultime quattro gare, la contesa dell’Arechi non è l’ideale per sperare in una prosecuzione della serie positiva di risultati ma, allo stesso tempo, accompagnati dal morale alto per l’auspicata emersione dalle sabbie mobili della classifica, entusiasti ed elettrizzati dalla prospettiva di esibirsi in una platea prestigiosa come lo stadio salernitano senza avvertire la “drammatica” necessità di fare punti, i calciatori isolani potrebbero sfoderare la partita della vita da custodire gelosamente nell’archivio dei ricordi delle loro carriere. La differenza tecnica tra le due squadre è netta, ma il calcio insegna che i differenti valori qualitativi emergono soprattutto a parità di intensità agonistica e concentrazione; al contrario, la sorpresa è sempre dietro l’angolo.

Volendo descrivere sommariamente il complesso alle dipendenze di Mereu, ciò che emerge ad una prima lettura è la capacità di arrivare al gol con una certa frequenza, aspetto non trascurabile per una squadra sgomitante nelle zone basse della classifica. Gli orientamenti, in effetti, sono mutati dopo l’avvio stentato ed il materializzarsi della consapevolezza di dover attuare in campo un atteggiamento più spregiudicato per ottenere un numero maggiore di vittorie, concedendo magari qualche spazio in più da sfruttare agli avversari di turno. Organico rivoluzionato rispetto alla gara d’andata: è prevista la presenza di soli quattro, cinque undicesimi già incrociati un girone fa, quasi tutti schierati nel reparto difensivo. In porta, sicuro del posto in virtù della sua indiscussa affidabilità per la categoria, alimentata da una quarantina di presenze nel professionismo con la casacca della Villacidrese, troviamo Maurizio Floris (’89). Dal suo avvento, gli spazi per Filippo Di Leo ed Alberto Rassu si sono ridotti sensibilmente, fino ad annullarsi quasi del tutto. Sulla fascia destra agisce ininterrottamente dall’inizio della stagione Fabio Boi (’93), calciatore che si fa sentire in fase di spinta, soprattutto nelle gare casalinghe, ma che deve migliorare molto (l’età è dalla sua parte) nella fase difensiva. All’andata, in coppia con il collega Caddeo che agisce in posizione più avanzata sulla stessa corsia, il ragazzo fu autore di un ottimo finale di primo tempo durante il quale i due fludificarono molto, ma incontrò anche notevoli  difficoltà nel fronteggiare Piciollo dal quale fu puntato e superato in diverse circostanze, come in occasione del gol realizzato dalla giovane ala salernitana. La coppia centrale è costituita dalla prestanza fisica di Giuseppe Serao (’88), passate esperienze con Avellino e Manfredonia, calciatore molto grintoso, a volte anche troppo, sempre insidioso sulle palle inattive, e l’energico e tignoso Bruno Frongia (’81), protagonista ad inizio stagione nel ruolo di esterno basso sinistro, prima di transitare al centro per conferire maggiore dinamismo al pacchetto centrale, anche in occasione dei frequenti sganciamenti in avanti con palla attaccata ai piedi per offrire supporto ai compagni della linea mediana. Sia Frongia che Serao hanno già realizzato un gol a testa in questa stagione. Sull’out mancino dovrebbe essere impiegato Carlo Sedda (’92), ragazzo dotato di buona corsa e discreto piede – anch’egli autore di una rete decisiva nei minuti finali contro il Sora – che, se avesse nel suo bagaglio tecnico qualche spunto creativo in più, potrebbe essere utilizzato con ottimi risultati anche in posizione più avanzata.  Opzione importante di riserva per il reparto difensivo è rappresentata da Martino Ciminà (’88). A centrocampo non sono escluse sorprese, visto e considerato che le assenze certe del vicecannoniere della squadra, Mattia Cordeddu (’88) e del rumeno Adrian Atomei (’92) costringeranno il tecnico a rimescolare formule tattiche e protagonisti, prediligendo, in assenza di validi elementi di scorta da affiancare al bomber Virdis, un’impostazione più accorta con l’inserimento di qualche centrocampista di qualità in più che sia in grado di garantire anche un valido apporto alla fase difensiva. In sostanza, l’assenza di Cordeddu dovrebbe suggerire al tecnico di abbandonare il “4-4-2” base (in fase di possesso mutante in “4-3-3”) per abbracciare all’Arechi un più pragmatico “4-1-4-1”.  Tre maglie su cinque dovrebbero essere già prenotate, mentre per gli altri due posti si prevede un’incerta competizione a tre che terrà impegnato il tecnico sino alla vigilia dell’incontro. Il ruolo di vertice basso davanti alla retroguardia dovrebbe essere assegnato a Federico Coppola (’80), grande esperienza accumulata sui campi di Prima e Seconda divisione e da qualche stagione protagonista nel principale campionato nazionale dilettantistico. Si tratta di un play-maker molto ordinato tatticamente, con una lettura del gioco senza fronzoli, che con la sua presenza davanti alla difesa consente ai compagni di reparto di sganciarsi in avanti con maggiore tranquillità. Anche a destra pochi dubbi sulla presenza in campo di Mattia Caddeo (’92), ala tornante interessante, buona tecnica, che già nella gara d’andata destò una positiva impressione con la sua incisività lungo la corsia laterale, dimostrando inoltre una pronunciata predisposizione al taglio per vie centrali, e concludendo il match come trequartista alle spalle di due punte. La terza casacca rossoblu dovrebbe rivestire il busto di Giuseppe Atzori (’82), mezz’ala di qualità da anni impegnata sui campi dilettantistici, un po’ leggerina ma in possesso di un buon piede, che può agire sia da interno di centrosinistra , sia come esterno di regia che si accentra per conferire imprevedibilità alle trame dei suoi. Le altre due maglie saranno contese da Carlo Matteoli (’91), Gabriele Mazzotti (’93) e Francesco Giraldi (’89). Il primo è il classico soldatino disciplinato tatticamente che assicura il lavoro oscuro di volitivo cursore della linea mediana; il secondo è soprattutto un esterno che agisce prevalentemente sulla fascia sinistra, il quale nella gara d’andata si fece notare per qualche spunto interessante e vigoroso lungo l’out mancino; Giraldi, infine, è un interno di centrocampo che assicura le due fasi, contenimento ed appoggio alla manovra propositiva, con al suo attivo militanze passate con Verona, Nocerina e L’Aquila, frenato da qualche infortunio di troppo ma da considerare uno degli elementi più rappresentativi della squadra. Se tra i due prescelti ci fosse Mazzotti,  Atzori  giocherebbe da interno; se invece il tecnico dovesse optare per Matteoli e Giraldi, l’elegante centrocampista di Mereu agirebbe decentrato con il compito di non lasciare troppo isolato l’unico riferimento avanzato, Francesco Virdis (’85). La prolifica punta vertice degli isolani (nove le reti realizzate quest’anno) è un calciatore dal discreto passato di attaccante esterno in Prima e Seconda Divisione (una trentina i gol al suo attivo), che, complice la crisi economica che attanaglia il calcio da anni, ha deciso questa stagione di spazzare via la precarietà che ha coinvolto lui e tanti altri colleghi per avvicinarsi verso casa e ritrovare stimoli e motivazioni legate più alla passione originaria per il gioco del calcio che non all’ambizione di inseguire lauti guadagni. Ventisette anni ancora lasciano intravedere qualche interessante spiraglio professionale futuro, ed il ragazzo sta facendo di tutto per ampliarlo sfoderando prestazioni ricche di qualità e realizzazioni. Buona struttura fisica, progressione potente, sveglio nei sedici metri e bravo ad aggredire la profondità centralmente e sugli esterni, il numero nove isolano ha fatto registrare questa stagione dei progressi notevoli anche sotto porta, palesando una continuità realizzativa che non sempre ha accompagnato le sue precedenti stagioni.

PROBABILE FORMAZIONE (4-1-4-1): Floris; Boi, Serao, Frongia, Sedda; Coppola; Caddeo, Giraldi (Matteoli), Atzori, Mazzotti; Virdis. All: Mereu.

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