“Vattene a Salerno” ha più volte esortato a Lotito la curva biancoceleste. Ed in effetti il patron laziale, per ricevere attestati di stima e respirare un clima d’affetto nei suoi confronti, può solo rifiugiarsi in quel dell’Arechi, feudo indiscusso del suo rapporto quasi idilliaco con la Salerno sportiva, marchio permettendo. Accolto come un salvatore della patria, acclamato dalla folla, ricercato da ammiratori e giovani tifosi che fremono per rivivere le emozioni di qualche decennio fa: la città si è stretta attorno alla sua figura più che attorno ad una squadra che, De Cesare a parte, non offre spunti per esaltarsi. Gloria a costo zero, ha obiettato qualcuno. Un’agevole uscita d’emergenza dalla Lazio, l’ha etichettata qualcun altro, ma la domanda sorge spontanea: è realistico pensare ad una rivisitazione della regola sull’incompatibilità che costringe a chi controlla due club a fare una scelta? E ancora, a margine di un probabile approdo della squadra cittadina tra i Pro, è plausibile pensare ad una ridistribuzione delle quote della SS Lazio che consentirebbe a Lotito di mantenere entrambe le leadership e di guardare al Salerno come la nuova frontiera, abbandonando gradualmente la Lazio? Il dato di fatto, però, non risiede nelle previsioni ma nell’analisi dell’attualità. Il numero uno biancoceleste, inviso alla stragrande maggioranza del pubblico laziale che ha ingaggiato con lui un duello eterno, è sempre più nel mirino della critica e oltre alla tifoseria laziale, rischia di inimicarsi anche i vertici del mondo del calcio italiano prossimi a sfiduciare il presidente Beretta, notoriamente conosciuto come “Dimmi Claudio”. Il Codice etico varato dal Coni, per di più, si rivela come l’ennesima piaga per Lotito, costretto a spogliarsi dei panni di Consigliere Federale. Una situazione pesante, una vera e propria bufera mediatica che si abbatte su un personaggio ritenuto prima innovatore, poi discutibile figura del panorama calcistico e imprenditoriale italiano.
Tifosi Biancocelesti. “Stanno distruggendo la Lazio, fermiamoli” è il grido di battaglia di uno dei portali di riferimento del tifo laziale, sslaziofans.it, che si scaglia contro il duo Lotito-Tare, responsabili di un disastroso mercato di riparazione apparso evidente nella gara di ieri in cui il Palermo ha surclassato con cinque reti una Lazio piccola piccola, senza ricambi adeguati e con un Alfaro giudicato inadeguato per sostituire il partente Cissè. Lotito, scovato dalle telecamere, ha lasciato scuro in volto il “Barbera”. Laziofans, in un articolo a cura di Stefano Greco, scarica nuovamente il patron e invita il pubblico laziale a fare fronte comune: “Ora possiamo liberarci del nostro Schettino e del suo braccio destro. Se facciamo fronte comune e cominciamo a martellare veramente le istituzioni (a tutti i livelli), possiamo ottenere che chi lo ha messo sul ponte di comando lo rimuova o, comunque, che gli indichi la strada che conduce verso la porta d’uscita, lontano dal timone e dalla plancia di comando. Non è mai stato debole e vulnerabile come in questo momento. In questo quadro, un’uscita morbida per traslocare armi e bagagli a Salerno, potrebbe essere una soluzione concreta“.
Lotito ”Romanista”. L’articolo apparso su laziofans è particolarmente significativo e ritrae con lucidità l’attuale momento di Claudio Lotito oltre ad introdurre un altro elemento, peraltro già emerso in varie occasioni, che rappresenta un disagio non indifferente per la torcida laziale: la presunta, e non tanto, fede romanista di Claudio Lotito. Mauro Baldissoni, consigliere della Roma e avvocato della cordata americana, si sarebbe fatto ‘scappare’ un eclatante pettegolezzo durante la presentazione del libro ‘Fuori gioco’ di Gianfranco Turano, la scorsa settimana. Le parole di Baldissoni sarebbero state registrate di nascosto da un inviato di ‘Radio Centro Suono Sport‘, e sono diventate un tormentone sul web. Il dirigente giallorosso ha raccontato di quando conobbe Lotito negli uffici della Regione Lazio. In quell’occasione un cliente che era con lui apostrofò così il futuro patron biancoceleste: “Ma Claudio, hai comprato la Lazio e sei tifoso della Roma?”, provocando l’eloquente replica dello stesso: “Faccio quello che mi dicono le istituzioni“. Il caso è rimbalzato, fra gli altri, sulle pagine del Messaggero, provocando notevole imbarazzo in Lotito e in tutto l’ambiente della Lazio.
Codice Etico, grana stadio e rivoluzioni in Lega. L’altra nota dolente di uno dei principali artefici della rinascita del calcio cittadino come Lotito, riguarda le sue vicende giudiziarie, la sua implicazione con conseguente condanna nell’ambito del processo calciopoli e le sospensioni che ne derivano. La più pesante è senz’altro quella che impone la decadenza della carica di Consigliere Federale, come profilato dal Codice Etico fortemente voluto dal Coni, che prevede la sospensione automatica dei dirigenti del Coni, delle federazioni e delle leghe condannati, ancorchè in primo grado, per reati come frode sportiva e aggiotaggio. Proprio con Petrucci, il numero uno dello sport italiano, Lotito si è scontrato appoggiato da una parte della Lega di Serie A, sostenitrice della modifica dell’art.22 delle noif, provvedimento che avrebbe fornito un paracadute al patron laziale. Così non sarà e adesso nell’entourage del presidente si teme una sorta di “isolamento”, determinato anche dal riassetto della Lega di serie A che il 2 marzo si troverà a discutere dell’elezione del nuovo presidente. Con Beretta sfiduciato e fuori dai giochi, Lotito non avrebbe più la sponda utile di cui si è avvalso in questi ultimi anni. Dulcis in fundo la questione “stadio di proprietà”, con il progetto “Stadio delle aquile” arenatosi sul più bello. Ed intanto, come a voler gettare benzina sul fuoco, arriva un ulteriore deferimento: stavolta l’acquisto di Zarate e la nomina di una società non autorizzata allo scouting sono valsi a Lotito un ulteriore deferimento dinanzi alla Commissione Disciplinare Nazionale.
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