ESCLUSIVA SOLOSALERNO. Iuliano tra maghi e delusioni: “Quando dissi ai veronesi ‘ve magn’!”

Il "giaguaro" Iuliano in azione, foto G. Maffia / Daimages

Quando si ci trova a tu per tu con il “Giaguaro”, si ha come la sensazione di interloquire con l’ultimo segmento di storia della Salernitana. Rino Iuliano magari non avrà lasciato la stessa impronta di Pisano, Tudisco, Breda e dei protagonisti degli anni d’oro, ma ha incondizionatamente sposato la causa granata ed è stato uno dei maggiori interpreti, seppur utilizzato col contagocce, di una stagione da romanzo culminata con la devastante delusione della sconfitta nei play-off ad opera del Verona di Mandorlini. L’estremo difensore originario di Pagani può vantarsi di essere stato l’ultimo dell’ultranovantennale storia della Salernitana: “E’ stata una stagione disgraziata. Con l’accantonamento di Polito era arrivato il mio turno, poi è arrivato Nicholas che ha fatto bene, ma non giocava da quasi due anni - ha confessato Iuliano, in un’intervista esclusiva concessa alla nostra Redazione - Io non ho avuto la mia chance, nonostante le rassicurazioni di Nicola Salerno che in estate si oppose al mio trasferimento al Sorrento e mi considerava il numero uno. L’aria si stava facendo pesante per Polito, avevo tutte le carte in regola per diventare il titolare, poi Caglioni mi ha soffiato il posto. Non ho esitato a chiedere spiegazioni, anche a muso duro, sia con Breda che con Salerno. Alla fine il mister ha subito l’influenza del direttore ed ha preferito Nicholas. Col passare del tempo ho chiarito tutto col mister. E poi è arrivata la finale…”. Un capitolo a parte merita l’ultimo memorabile atto di una cavalcata straordinaria realizzata in un contesto difficile, complice le incertezze ed i disagi arrecati da una proprietà inadeguata. Il “Giaguaro” ricorda con enfasi ed ancora si lecca le ferite causate dal triste epilogo: “Ma immaginate se fossimo andati in B? Avremmo dovuto chiamare un’ambulanza. La promozione non l’abbiamo persa noi in campo: appena spostavi un piede era fallo. Ero molto carico al ritorno. Ricordo che nella ripresa, dopo una parata, mi girai verso il settore occupato dai veronesi e feci un gesto che significava: ‘Ve magn..!’. Era un gioco che facevamo in allenamento con Fava e Tricarico, ed io l’ho ripetuto in gara anche per sdrammatizzare: non era facile, dopo tre mesi di panchina, catapultarsi in un ambiente elettrico, con una posta in palio del genere. Per salvare la Salernitana avremmo dovuto vincere. Putroppo è andata com’è andata ma sono contento che i tifosi abbiano apprezzato il nostro sforzo. Per strada la gente mi diceva ‘grazie lo stesso’: uno spettacolo. Per quanto mi riguarda ho subito il colpo e non sono uscito di casa per tre giorni ed un po’ mi è dispiaciuto che alcuni miei compagni siano andati a ballare la sera stessa. Questo comportamento mi ha ferito. Nel complesso con i ragazzi dell’anno scorso avevo un gran bel rapporto, eravamo un gruppo compatto e straordinario. In tutte le mie avventure salernitane sono stato un uomo-spogliatoio. Figuratevi che quando mi infotunai nell’anno di Castori, in cui c’erano tra l’altro Berni e Pinna in organico, il mister mi convocava e pretendeva che caricassi i compagni negli spogliatoi prima e durante la gara“. Nell’immaginario collettivo dei tifosi granata, le figure attinenti alla gestione Lombardi suscitano una certa inquietudine visto l’epilogo dell’amata compagine di calcio cittadina. Rino ci rivela la presenza di un personaggio veramente inquietante, un sensitivo: il “mago”, conoscente di Lombardi e spesso al seguito della squadra: “Il mago era un personaggio che diceva di prevedere il futuro e ci invitava a seguire le sue indicazioni. All’inizio per noi non era credibile, poi nella finale d’andata col Verona mi confidò, poco prima della partita, che Caglioni non avrebbe concluso la gara. Quando Nicholas fu espulso ed io ero in procinto di entrare in campo, rivolsi lo sguardo ai miei compagni in panchina: eravamo impietriti. Allo stesso modo nella finale di ritorno ci rivelò che avvertiva un’energia negativa a centrocampo e che Breda sarebbe stato l’artefice di quest’inedita scelta. Penso, con tutta franchezza, si riferisse alla presenza di Szatmari“. Sull’attuale momento del calcio salernitano il “Giaguaro” si esprime sottolineando l’attaccamento alla città che, marchio o non marchio, non deve mancare: “Tutti quanti vorremmo il ritorno della Salernitana, ma bisogna sostenere la città. In quanto ai simboli, non credo che l’effige di San Matteo sia peggio della palla di pezza. Tornare a Salerno? Di corsa, anche al minimo sindacale“. L’estremo difensore in forza al Campobasso ci svela da dove deriva l’appellativo ‘Giaguaro’: “Fui convocato nella nazionale under 20 quando militavo nel Potenza. Un giornalista lucano intervistò il preparatore dei portieri Castellini, già conosciuto come ‘Giaguaro’, che evidenziò una somiglianza tra le nostre caratteristiche. Fu lo stesso cronista potentino a chiamarmi così“. Luciano Castellini fu soprannominato “Giaguaro” dai tifosi del Toro ed in granata lasciò un segno indelebile. Anche l’altro “Giaguaro”, nell’altra squadra granata, ha vissuto i momenti più esaltanti della sua carriera, non prima di qualche occasione mancata, di approdi in palcoscenici importanti svaniti all’ultima curva: ”Quando vestivo la maglia del Potenza ero in procinto di trasferirmi al Genoa. L’operazione saltò perchè Scarpi non andò più alla Roma. A 17 anni, invece, feci uno stage al Chelsea. Rimasi colpito dalle strutture, dall’organizzazione, dalla diversità. Ebbi modo di allenarmi con giocatori del calibro di Babayaro, Di Matteo e tanti altri. Mi avevano oramai preso e dovevo soltanto rientrare in Italia per preparare definitivamente i bagagli. Poi fui convocato dall’allenatore, Claudio Ranieri, che esordì dicendo: ‘Sai, non ho lo stesso potere che avevo al Valencia’. Capii in un baleno e rientrai in Italia senza fare più ritorno“. Le vicende di Salerno e dell’ultima fase dell’era Lombardi  sembrano riproporsi anche in Molise. Al Campobasso il portiere paganese non riceve lo stipendio da mesi ed è vittima, insieme ai suoi compagni, della crisi societaria. Per di più, gli elementi portati dal ds salernitano Coscia, epurato a stagione in corso, hanno subito un duro trattamento: qualcuno è stato ceduto (Altobello si è sistemato al Portogruaro, Masullo al Brindisi), qualcuno fatica a trovare spazio (il centrocampista Cirillo), mentre Iuliano è stato accantonato e figura attualmente fuori rosa, non potendo dare il suo contributo alla compagine molisana: “La società a Campobasso è assente come a Salerno l’anno scorso. Il presidente ci ha assicurato che avrebbe corrisposto gli stipendi alla fine dell’anno solare, ma ancora non abbiamo ricevuto niente. Per quanto riguarda la società spero in un cambio al timone, visto che ho ancora un anno di contratto. In carriera ho avuto, per giunta, problemi con qualche procuratore che si è rivelato inadeguato e sicuramente non è stato mio complice. Penso che da ora in poi eviterò di affidarmi ad agenti“. Dieci marzo 1984, 10 marzo 2012: 28 volte grazie, buon compleanno “Giaguaro” dal cuore granata!

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1 commento a questo articoloInserisci la tua
  1. grande GIAGUARO….salerno ti ringrazia!

SoloSalerno.it © 2013 Tutti i diritti sono riservati- Testata giornalistica Aut.Trib.di Salerno n° 2/12 del 22/03/2012 - Direttore Responsabile: Giuseppe Maffia

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