Qualcosa di più che un semplice calciatore. La forza d’animo e l’umiltà di Vaclav Kolousek, classe 1976 da Mlada Boleslav, sono il simbolo dello spessore umano del centrocampista che indossò la maglia della Salernitana in 46 occasioni ufficiali tra il 1997 e il 2003. Una carriera iniziata nel vivaio della formazione della sua città, proseguita con il Dukla Praga e arricchita dal trasferimento in Italia: poi le squadre più prestigiose della Repubblica Ceca come lo Sparta Praga, lo Slovan Liberec e lo Slavia Praga, finanche una parentesi slovacca con lo Slovan Bratislava. All’apice del suo percorso – con annesse convocazioni in nazionale – una notizia che gli cambia la vita, non certo in meglio: anno 2004, Vaclav ha la leucemia, lo stesso orrendo male che nove anni prima aveva portato via Andrea Fortunato. “Ognuno deve credere che se vuole qualcosa può ottenerla solo lottando – ha raccontato Kolousek ai nostri microfoni – Anche io, come chiunque altro nella mia condizione, quando mi hanno diagnosticato la leucemia ho inizialmente avuto paura che fosse finita per me ma poi mi sono detto: ‘devi combattere contro la malattia’. Era difficile ma ci sono riuscito ed oggi sono qui a parlarne; il messaggio che mando a chi è in difficoltà è questo: lottare”. È tornato in campo ed oggi milita nella Zbrojovka Brno, club di seconda serie ceca con un passato importante, dopo aver trascorso cinque anni nella massima serie austriaca con Wacker Innsbruck e Wiener Neustadt. “La Zbrojovka è retrocessa l’anno scorso - racconta Kolousek – qui avevamo gli stessi problemi di Salerno, con la società senza molti soldi e con alcuni problemi nei rapporti con l’amministrazione locale. Siamo in buona posizione di classifica ora e c’è una nuova proprietà: speriamo di far bene”.
Se dici Salerno, però, inevitabilmente s’accende la luce: 18 presenze (e un gol nel 2-0 con cui la Rossi Band sbancò il Bentegodi) nella sua prima stagione in Campania. “Ho tanti bei ricordi per il calcio che abbiamo giocato, ho passato belle stagioni con la Salernitana che non dimenticherò mai – afferma Kolousek, rimasto molto legato alla città campana – Nel 97/98 vivemmo una stagione importante, la squadra era fantastica: arrivai a Salerno senza capire una parola di italiano e subito conquistammo la promozione in Serie A. Tutti, dal presidente all’allenatore, mi hanno aiutato nell’inserimento e sono stati sempre molto disponibili. Su tutti, però, devo dire che Roberto Breda è quello che più mi ha dato una mano, anche perché era il mio compagno di stanza nel primo ritiro precampionato in granata”. L’esperienza del capitano, insomma, che guarda caso fu sapiente guida anche per l’inserimento in gruppo di Phil Masinga l’anno prima, come lo stesso attaccante sudafricano ha dichiarato nell’intervista rilasciata alla nostra redazione.
Ma perché Kolousek non rimase a Salerno anche nella stagione successiva alla retrocessione dalla A? “Sarei rimasto con piacere a Salerno, ma volevo garanzie di giocare con più continuità – afferma il ceco, che in massima serie aveva collezionato solo otto presenze (con un gol alla Sampdoria) – Il mio contratto sarebbe scaduto nel 2000 e trovammo un accordo per il rinnovo, anche se poi fui ceduto in prestito alla Fermana a stagione in corso (aveva comunque collezionato quattro presenze in campionato e si era reso protagonista in Coppa Italia ad agosto, con una doppietta al Como, ndr) dove avrei potuto giocare di più: per me fu una bella esperienza, prima di ritornare in prestito nel mio Paese”.
Nell’estate del 2002 Aliberti ingaggia Zdenek Zeman: con l’allenatore boemo i tifosi sognano la promozione e un calcio spumeggiante e i più pensano che Kolousek possa tornare utile alla causa, ma non è così, come lo stesso calciatore conferma: “Zeman mi ha portato in Italia, questo è vero, però va detto anche che nel 2002 sarei tornato volentieri a Salerno: era il suo primo anno da tecnico della Salernitana ma disse di non essere interessato a me e allora andai in prestito allo Slovan Liberec, dove vincemmo lo scudetto in Repubblica Ceca e andammo molto lontano anche in Coppa Uefa. Io avevo ancora un anno di contratto con la Salernitana e a fine stagione Zeman mi richiamò a Salerno, ma dopo il suo rifiuto dell’anno prima non me la sentivo di accettare e avrei preferito rimanere in patria, oppure accettare un’importante offerta che mi era pervenuta dai belgi dell’Anderlecht”.
Alla fine, malvolentieri solo per lo “sgarbo” del boemo e non certo per squadra e piazza, Kolousek rimase per qualche mese nella malevola stagione 2002/03, pur senza trovare grosso spazio. “Ci furono un po’ di discussioni con la società – racconta in merito – Aliberti avrebbe voluto accontentarmi e cedermi definitivamente, mentre Zeman si oppose e disse di no. Questo è il calcio, dovevo rispettare il contratto e fui costretto a tornare a Salerno per cinque mesi, dopodiché mi lasciarono tornare al Liberec. Nel frattempo mi ero tolto parecchie soddisfazioni, avevo fatto il mio esordio in nazionale e restare in patria o giocare comunque in un campionato di massima serie europeo mi avrebbe facilitato a restare nel giro”. Vero, aveva anche giocato l’ultimo quarto d’ora nell’amichevole premondiale proprio contro l’Italia nel maggio 2002, peraltro vinta dai suoi per 1-0. Poi i momenti difficili, ampiamente superati, e la ripresa dell’attività con il pensiero sempre dedicato a Salerno. “Ho sempre seguito la Salernitana grazie ad alcuni amici che sono a Salerno che mi raccontano tutto – afferma – e sono ovviamente dispiaciutissimo per il fallimento. Spero per i tifosi che questo nuovo ciclo iniziato porti a un ritorno della piazza dove merita. Tornare a Salerno? In estate sicuramente, perché manco da tre anni e ho voglia di ritornare”.
Come il suo ex compagno e mentore, Roberto Breda, l’oggi trentaseienne Vaclav Kolousek sta cominciando anche a pensare al post carriera. “Inizierò ad allenare le giovanili – conclude – Pian piano vedremo come me la caverò. Non è facile, inizialmente, mi sarebbe piaciuto fare l’osservatore per scoprire giovani talenti ma ora ho cambiato idea e vorrei fare l’allenatore”. Ne siamo certi, ci riuscirà: in bocca al lupo, Vaclav!
© Riproduzione Riservata














mastro1981
14 marzo 2012
grande giocatore e uomo