Il triste primato di Salerno: quarantanove anni fa la morte di Plaitano

Il 28 aprile del 1963 era una domenica apparentemente ordinaria. L’Italia pallonara si apprestava a vivere con enfasi il rush finale dei campionati mentre le tensioni di un’aspra campagna elettorale lasciavano spazio al voto. Il primo caldo, la sete di riscatto e la possibilità di assistere ad un quasi derby, invogliarono il pubblico salernitano ad adagiarsi sulle tribune del “Vestuti” che, come  consuetudine, ribolliva come un pentolone per un succulento Salernitana-Potenza. Il il 62’-63’ fu campionato travagliato per i colori granata: le prime cinque gare proiettarono la Salernitana di Pasinato verso grandi traguardi, forte di nove punti conquistati. Poi il crollo improvviso, ed i sogni di gloria della torcida di Piazza Casalbore si trasformarono, come spesso accadde in quegli anni, in mere illusioni. L’esonero di Pasinato e la gestione Giunchi rigenerano l’ambiente che individua nella sfida contro i lucani l’ora della definitiva riscossa. Per dare la caccia alla cadetteria, però, occorrono i due punti e l’undici granata guidato da Scarnicci scende in campo con intenti belligeranti ma senza la dovuta lucidità. Le offensive della squadra di casa si infrangono sul muro difensivo lucano. Il Potenza regge fino a infilare i granata alle soglie dell’intervallo. La prima frazione di gioco si chiuderà con il vantaggio della compagine potentina tra le veementi proteste del pubblico di fede granata, che invocava un fuorigioco dell’ala ospite Rosati, ma il direttore di gara, Gandiolo di Alessandria, non si fece intimorire dal focolaio di proteste e convalidò la rete.  L’aria pesante del finale di tempo lascia spazio alla degenerazione nella ripresa, quando Gandiolo nega un rigore al 77esimo a seguito del plateale atterramento in aria del salernitano Gigante: la furia del “Vestuti” diventa implacabile e l’invasione di una sparuta rappresentanza di tifosi fu repressa dalla polizia nel modo più violento. Un sostenitore granata, braccato dalle forze dell’ordine a bordocampo, riceve sonore manganellate e si rivolge alle tribune mostrando platealmente il sangue che sgorga dal viso. La partita viene immediatamente sospesa e il pubblico dello stadio salernitano tenta di abbattere le recinzioni per catapultarsi in campo. Le camionette della polizia sono assiepate ai lati del campo e ben presto il rettangolo di gioco diventa un teatro di guerra: lacrimogeni, tafferugli ed una guerriglia senza precedenti. E mentre le forze dell’ordine in tenuta antisommossa tentano di disperdere i facinorosi sparando in aria dei colpi, dalla tribuna si levano grida di disperazione. Un uomo, raggiunto da un proiettile vagante, si è accasciato sui gradoni e i soccorsi dei presenti si rivelano inutili: il tifoso granata Giuseppe Plaitano muore sugli spalti, mentre sul terreno di gioco la battaglia durerà altre sette ore. Il bilancio di quella giornata apocalittica è pesante: oltre 20 i feriti, 36 contusi, milioni di danni e 4 turni di squalifica all’impianto di Piazza Casalbore. Ripercorre con lucidità quel pomeriggio tragico Bruno Tescione, storico tifoso e preziosa memoria storica del calcio salernitano: “Era giorno di elezioni politiche ma gli incidenti allo stadio tennero banco in tutta Italia. Anche a Napoli si verificarono tafferugli in occasione della gara Napoli-Modena. Dopo il rigore non concesso alla Salernitana un paio di tifosi si precipitarono in campo e furono prontamente fermati dalla polizia che, però, sbagliò strategia e picchiò duramente gli invasori con delle manganellate. Uno di questi tifosi mostrò il viso insanguinato ai pubblico della tribuna e della curva anche se, badate bene, allora non esistevano ancora gli ultrà. La reazione dei tifosi delle tribune, inferociti nei confronti delle forze dell’ordine, non si fece attendere e le recinzioni furono buttate a terra: centinaia e centinaia di tifosi invasero il campo e la polizia perse il controllo della situazione e tentò di arginare la folla con le camionette che nel frattempo facevano giri a vuoto nel campo. Qualche agente, sopraffatto dalla situazione, iniziò a sparare per disperdere la folla. Io avevo 15 anni e mi trovavo al centro della tribuna, mentre il povero Plaitano si trovava all’ultimo gradino della tribuna in alto e uno dei colpi sparati dalla polizia lo colpì improvvisamente – continua – Io, ragazzino, non capii esattamente cosa stesse succedendo, ma avevo problemi a respirare a causa dei lacrimogeni. Fui salvato da un finanziere che mi protesse sotto la divisa e mi condusse all’uscita della tribuna. Ricordo come se fosse adesso che corsi fino a Torrione senza mai fermarmi per la grande paura. Purtroppo vidi delle scene strazianti e difficili da dimenticare. Dopo la tragedia, la città si mobilitò. Il giorno successivo ci fu una manifestazione dei tifosi che si riversarono sotto la questura dopo essersi radunati al bar Somma a via Roma, storico ritrovo dei sostenitori granata. Le violenze continuarono anche in quella circostanza, quando un gruppo di tifosi tentò di sfondare le porte d’ingresso della questura di Salerno“. Nelle fasi convulse di quella maledetta domenica, il direttore di gara si rifugiò negli spogliatoi ben presto seguito, qualche minuto più tardi, dai calciatori. Silvano Scarnicci, capitano e leader storico della Salernitana anni 60’, ha ricordato il tragico evento a margine di un’intervista rilasciata recentemente alla nostra Redazione: “La morte di Plaitano ci sconvolse e ricordo che fu una giornata drammatica, un macello. Il povero tifoso venne colpito da un proiettile e degenerò una situazione già estremamente complicata: ci fu un lancio di lacrimogeni da parte della polizia all’interno del campo, dove rimanemmo fra l’altro per varie ore, e le conseguenze peggiori le subimmo noi giocatori, che assorbimmo, a causa del sudore e dei pori dilatati, tutto quel fumo che ci provocò un bruciore tremendo. La fine del mondo, una sensazione indescrivibile”. 15 anni dopo quel Salernitana-Potenza, il tifo salernitano omaggerà Plaitano intitolandogli il club che diventerà uno dei punti di riferimento per l’intera tifoseria. Il ‘Plaitano’, dapprima nucleo associativo, divenne in seguito uno dei capisaldi dell’ultima curva sud del Vestuti e di quella dell’Arechi, convogliando appassionati animati da ardore e spirito identitario, nel mosaico del tifo organizzato. Ma quella domenica d’inferno cambiò per sempre il modo di intendere una partita di calcio. La tragicità dell’evento si è associata nel tempo al senso di ingiustizia che è prevalso negli ambienti dei tifo organizzato per la cattiva gestione della situazione da parte delle forze dell’ordine: il colpo sparato dall’agente di Polizia, rimasto impunito, ha ucciso un padre di famiglia con a carico quattro figli. Salerno e la sua immensa quanto rispettata tradizione calcistica detengono però il primato più amaro: il primo morto in occasione di una gara di calcio. Un bilancio destinato a lievitare 36 anni dopo, quando su treno in fiamme proveniente da Piacenza persero la vita prematuramente quattro ragazzi. Ma questa, è un’altra storia.

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4 total comments on this postInserisci la tua
  1. …”occorrono i DUE punti”…

  2. Ma nel 62-63 la vittoria non valeva 2 punti? Come faceva ad averne 13 dopo 5 giornate?

    • Alfonso Maria Avagliano

      Il pezzo è stato prontamente corretto, grazie per la segnalazione!!!

  3. Ora è perfetto.. ottimo articolo ;)

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