ESCLUSIVA. Circati l’australiano: “Che ricordi Salerno! Oggi faccio il rappresentante di ceramiche”
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Gianfranco Circati nella stagione 1994/95 (foto archivio G. Fasano)

Gianfranco Circati nella stagione 1994/95 (foto archivio G. Fasano)

Cinquantasei presenze in gare ufficiali con la maglia della Salernitana, senza mai andare in gol, per quel difensore dal fisico possente che faceva coppia con Totò Fresi nella Salernitana 1993/94, quella che conquistò la promozione ai playoff con Delio Rossi al timone. E di Gianfranco Circati, da Fidenza, un po’ si erano perse le trecce: rimasto anche la stagione successiva in B, quando il Parma decise di lasciarlo nuovamente a Salerno, ha poi indossato le maglie di Savoia, Cosenza, Fiorenzuola, Cagliari, Treviso, Padova e Varese. In mezzo (99/2000 col Perth Glory) e alla fine – dal 2005 a 2008 col Perth SC – l’avventura in Australia. Che poi è diventata la sua nuova casa.

“Ho ricordi molto belli di Salerno, della Salernitana, della gente – esordisce l’ex calciatore ai microfoni della nostra redazione – Abbiamo vissuto quell’anno meraviglioso con Delio Rossi in cui il direttore sportivo di allora, Castagnini, aveva messo su una squadra con tanti ragazzi sconosciuti, tutti giocatori che per una maniera o un’altra avevano bisogno di dimostrarsi validi nel campo professionistico. Un po’ come l’allenatore, che veniva dalla primavera del Foggia: vincemmo un campionato alla grande, battendo la Juve Stabia all’ultimo atto. Di partite belle ne ho giocate tante, ma sicuramente quella finale in un San Paolo pieno di nostri tifosi rimarrà indelebile nei miei ricordi. Ricordo ancora oggi tutte le carovane di tifosi, dopo la partita andammo all’Arechi: era stracolmo, erano tutti lì ad aspettare che arrivassimo. Sono che bellissime che porterò sempre con me”.

Una formazione granata del 93/94 (fonte internet)

Una formazione granata del 93/94: Circati è il primo in piedi da sinistra (fonte internet)

Se dell’esperienza di Circati in granata si può dire che Salernitana-Juve Stabia del ’94 sia stata la partita più bella, è facile ipotizzare anche l’opposto. “L’ anno dopo perdemmo la promozione in Serie A l’ultima domenica a Bergamo – racconta - Eravamo pronti a festeggiare per quanto espresso in stagione ma andò male e il ritorno a casa fu lungo e amaro. La delusione fu tanta, però alla fine quando giochi a pallone sai che devi un po’ tenerla in considerazione questa cosa”.Oggi, però, l’amarezza può essere ingigantita provando a cercare collegamenti (neanche tanto difficili) tra il 5-1 con cui l’Atalanta andò a vincere in casa del Piacenza capolista alla quart’ultima giornata (granata in quel 21 maggio 1995 a pari punti – 59 – con Vicenza e bergamaschi) e quell’Atalanta-Piacenza 3-0 di sedici anni dopo, che è divenuto il simbolo del primo filone di inchiesta sul calcioscommesse, con Cristiano Doni reo confesso. Nel pallone ci può stare di tutto. Già, successe un bel pasticcio tra Atalanta e Piacenza, un risultato eclatante che aveva fatto in modo che l’Atalanta ci raggiungesse, dopodichè fummo tagliati fuori dalla promozione proprio noi – ricorda Circati – Voglio non avere dubbi su quella partita, so solo che speravamo nella promozione e alla fine non ci siamo riusciti. Quello che sta succedendo ora in Italia, in ogni caso, fa molto male: io pur vivendo in Australia leggo tutto e non sono cose che fanno bene alla figura del calcio italiano in giro per il mondo”.

Di Salerno, restano i ricordi dello stadio pieno e delle persone con cui ha legato di più. “Fuori dal campo ho avuto un rapporto di grande amicizia con Saverio Vignes, che mi ha aiutato molto ad inserirmi nell’ambiente di Salerno e che voglio salutare con affetto attraverso questa intervista - afferma Circati – A livello calcistico ho avuto e ho una grandissima stima dell’allora allenatore Delio Rossi, che mi ha insegnato molto sia sportivamente che umanamente. Aveva un suo modo particolare di allenare, di trattare con i giocatori, chi riusciva a capirlo faceva e fa uso dei suoi insegnamenti. E poi, giocavamo un bel calcio, impossibile negarlo”. Dopo Salerno tanta B e C, senza riuscire ad arrivare ai livelli dei suoi ex compagni di reparto Fresi e Iuliano. Quali rimpianti per Circati? “Fresi e Iuliano erano fortissimi, hanno fatto grandi campionati in grandi squadre. Nel mio piccolo ho fatto una buona carriera durata quindici anni e mezzo – risponde – Sicuramente aspiravo a qualcosina di più ma comunque sono tranquillo, però un dato è certo: se fossi rimasto nella Salernitana la mia carriera avrebbe preso una svolta diversa. Il primo anno sono stato protagonista un po’ in tutte le partite mentre l’anno successivo, essendo io in prestito dal Parma (si vocifera perchè i ducali avessero già in tasca un’opzione per lo stesso Fresi accordata da Casillo per favorire i prestiti di Circati e Lemme, ndr), la Salernitana ha dovuto fare le sue scelte, cercando di tutelare gli interessi della società, cosicchè fui mandato via. Io sarei rimasto volentieri a Salerno, non due anni ma anche cinque o dieci. L’emozione che ti dà l’Arechi con tutta la tifoseria al seguito, davanti a 35mila persone, è una cosa unica. Penso che di tifoserie come quella salernitana ce ne siano ben poche“.

Gianfranco Circati con la moglie e il figlio durante la sua esperienza calcistica australiana (fonte internet)

Gianfranco Circati con la moglie e il figlio durante la sua esperienza calcistica australiana (fonte internet)

E oggi l’Australia prima da calciatore, poi da allenatore, e infine da agente di commercio. “Ho giocato quattro anni qui – dice Circati – Non è un livello professionistico, lo paragonerei piuttosto alla Serie D italiana. Due anni fa ho intrapreso la carriera da allenatore, prima con le giovanili e poi con la prima squadra ottenendo risultati importanti. Da quest’anno, però, per motivi di lavoro e personali ho deciso di lasciare e stare e dedicarmi un po’ più da vicino ai miei due figli. Sono agente di commercio, rappresento delle compagnie di ceramiche in tutta l’Australia e la Nuova Zelanda, per cui sono sempre in viaggio e non potevo più reggere il ritmo impegnativo dell’allenare. Non credo che lo farò ancora, ho già dato abbastanza al pallone. Il calcio è stata una parentesi importante della mia vita,  mi sono divertito ma ora basta, perchè non sono ossessionato come certa gente che deve starci per forza: faccio un lavoro che che mi dà soddisfazioni, mi fa conoscere tantissime culture e questo mi piace”.

Insomma, Perth è casa di Gianfranco Circati ormai, ma tornare a Salerno, un giorno? “Non lo escluderei, qualora mi capitasse di venire in Italia di nuovo, perché è una città molto bella dove ho tantissimi ricordi e amici – afferma in conclusione – Faccio un grosso in bocca al lupo alla Salernitana, vederla in C2 mi rattrista. Adesso ha un grandissimo presidente che spero possa portarla in ben altri palcoscenici”.

Ha collaborato Maria Roberta Fortunato

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Sono presenti 2 commenti
  1. Marco - 23 gennaio 2013 11:08
    Grande Circati. A Salerno, per paura che gli rubassero l'auto buona, girava con una vecchia Alfa Sud bianca targata Parma. Buona Fortuna.
  2. Armando - 23 gennaio 2013 12:16
    Se non stava attento piu che l auto .. I tifosi australiani gli ciullavano la moglie ;))( vedi foto )
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