Approccio sbagliato, ma reazione di cuore, coraggio e idee: l’analisi dello scoppiettante pari del Manuzzi
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TAN_8594La possibilità di ammirare una Salernitana spumeggiante ed ambiziosa nel suo progetto di sfidare le grandi del campionato, passa dalla capacità del gruppo di ridurre al minimo gli approcci sbagliati alle gare che hanno caratterizzato la prima parte della stagione.I calciatori di Bollini, per rendere al massimo delle loro potenzialità tecniche, tattiche e fisiche, non possono prescindere dall’entusiasmo, la voglia di stupire, lo spirito di gruppo e l’intraprendenza che sfocia in una sorta di incoscienza creativa. Lo hanno dimostrato ancora una volta nella giornata di ieri, quando l’inizio di gara sonnacchioso, accademico, ruminato, scolastico e distratto, che ha creato non pochi problemi ad entrambe le fasi di gioco, ha lasciato il posto ad una furente spavalderia e alla capacità di restituire autostima e consapevolezza al desiderio di essere protagonisti e fare la partita. La reazione tecnica, tattica, atletica e temperamentale mostrata contro Pescara, Parma, Avellino, Novara, Empoli e Cesena rappresenta una mappa calcistica da custodire gelosamente e consultare sempre, se si vuol sperare di beffare squadre più esperte e maggiormente dotate sul piano tecnico. La Salernitana, complesso dai valori tecnici medi e ancora da consolidare sul piano della scaltrezza e del carisma, può sperare di valicare la zona centrale della classifica affidandosi ad una coriacea coesione di gruppo (mentale e temperamentale) da mettere al servizio di una sana e gioiosa presunzione. Il parossismo tattico e l’emulazione di avversari più abili nella gestione oculata dei novanta minuti può semplicemente tarpare le ali ad una squadra capace di spiccare il volo solo grazie ad un’euforia non arginata da barriere mentali. Vale la pena giocarsela su questo piano, considerato che è in ballo l’opportunità di andare oltre una tranquilla salvezza.

TAN_8226I granata si dispongono in campo con il 3-5-2 atteso alla vigilia, però ad affiancare Bocalon è lo spagnolo Rodriguez e non Rossi. Scelta dettata probabilmente dall’esigenza di far rifiatare il talento scuola Lazio, impegnato in un autentico tour de force che chiama in causa la Nazionale Under 20, ma anche un’opzione che consente a Bollini di avere un saltatore in più da opporre ai prestanti avversari sulle palle inattive. Il Cesena ritrova il Nazionale Under 20 Dalmonte e sostituisce l’infortunato Di Noia con il dinamismo e l’esuberanza fisica di Konè. L’approccio alla gara della Salernitana non è dei migliori, con i romagnoli che si lasciano preferire per aggressività e capacità di ripartire negli spazi. La squadra granata appare distratta anche su situazioni di gioco innocue, come quella che consente a Fazzi di crossare indisturbato ed attivare il tempestivo e vincente taglio di Kupisz, che brucia Alex e di testa batte l’incolpevole Adamonis. Errore di lettura difensiva del portoghese, ma a discolpa del ragazzo, che nasce ala offensiva, non si può non sottolineare la crescita tattica non ancora completata nella fase passiva del gioco. Il gol rischia di stravolgere completamente i piani tattici della Salernitana ed agevolare ancor di più la partita pianificata alla vigilia da Castori. Perché i granata sono costretti ad uscire dal guscio con maggiore intraprendenza, finendo per offrire invitanti spazi ai rapidi (Dalmonte e Laribi) e potenti (Jallow) attaccanti di casa. In una di queste ripartenze, organizzate dalla verve di Dalmonte e valorizzate dal movimento senza palla di Jallow, gli uomini di Castori vanno vicinissimi al gol del raddoppio con una conclusione dai diciotto metri di Konè. La Salernitana stenta ad entrare in partita, perché la difesa è spesso fallosa nella prima impostazione, mentre il centrocampo si limita ad eseguire il compitino e fa fatica ad esprimere personalità negli inserimenti e attraverso giocate meno prevedibili da offrire agli attaccanti. A dare la scossa ed a trasmettere autostima e maggiore consapevolezza alla squadra è un’azione corale che porta al tiro Minala, ma l’esecuzione strozzata del camerunense è facile preda di Agliardi. I granata comprendono finalmente che possono creare problemi all’avversario se iniziano a giocare palla a terra, a fraseggiare coinvolgendo tutti i calciatori di movimento ed a cercare gli spazi che il Cesena è costretto a concedere. Soprattutto quando l’azione parte dal basso e coinvolge Pucino e Vitale in fase d’impostazione. I due, sganciandosi a turno dalla linea a tre, costringono i centrocampisti bianconeri ad uscire in opposizione, con il conseguente guadagno di ampie porzioni di campo da sfruttare, sia centralmente con le mezzali, sia lateralmente con Gatto ed Alex. Il Cesena fatica ad arginare il copione offensivo della Salernitana, nonostante il sacrificio di Laribi in fase di non possesso. Le due punte granate tengono bassa la linea difensiva locale, preoccupata dagli inserimenti dei centrocampisti campani, attivati dalle sponde di Bocalon e Rodriguez, e dai cambi di gioco che offrono agli esterni di Bollini l’opportunità di puntare l’uomo ed arrivare al cross. Gli ospiti sono pienamente in partita, danno la sensazione di poter sviluppare un’azione incisiva ogni qualvolta hanno la possibilità di produrre gioco, ma i tentativi effettuati si arenano puntualmente a ridosso della difesa presidiata da Scognamiglio e compagni. A mancare è la convinzione giusta al momento del tiro e dell’assist (almeno tre le situazioni favorevoli gestite male da Ricci e Minala) e la ferocia agonistica nel credere alla possibilità di insinuarsi efficacemente tra le maglie rivali. Ed è un peccato, perché le idee ci sono e la tattica ha consegnato la gara agli uomini di Bollini. Il Cesena accetta l’idea di dover soffrire il predominio territoriale granata, senza perdere di vista la possibilità di cercare il gol del raddoppio con le ripartenze affidate al brevilineo Dalmonte, al dirompente Jallow e all’intelligenza tattica di Laribi. Lavoro non semplicissimo per la difesa granata, costretta sempre a scalare lateralmente sui continui tentativi dei cesenati di rendersi pericolosi attaccando alle spalle degli esterni intermedi ospiti e costringendo Vitale e compagni ad allargare le maglie difensive. Anche se il gol del raddoppio, quello che dovrebbe mettere in discesa la gara degli uomini di Castori, arriva su una rasoiata estemporanea di Konè dai tenta metri, che sorprende un Adamonis non completamente esente da colpe. Dopo un quarto di match, le sorti della squadra granata sembrano già decise, ma non è così. Ancora una volta, i granata non si perdono d’animo e, quasi sollevati dall’idea di non aver più nulla da perdere, cominciano a giocare con maggiore coraggio ed autostima. Come dimostra l’apertura sulla fascia destra per Gatto, il quale crossa un ottimo pallone per la testa di Bocalon che impegna severamente Agliardi, impossibilitato ad intervenire sul successivo tocco vincente dell’indisturbato Rodriguez. A fare la partita sono sempre i calciatori granata, i quali esercitano un’evidente superiorità numerica in mezzo al campo, ma nella parte conclusiva del tempo non accade nulla di rilevante.

TAN_9028Il tema tattico ad inizio ripresa non muta, con la Salernitana ancora padrona del gioco e Cesena consapevole di poter approfittare con le ripartenze di qualche lacuna granata nelle coperture preventive. Gli ospiti producono una grossa mole di gioco, sanno cosa fare per affermare la supremazia tattica, ma continuano ad essere leggeri, imprecisi, titubanti o frettolosi quando si tratta di trasformare il controllo della gara in azioni degne di nota. Il centrocampo esegue movimenti interessanti nella trequarti bianconera, attraverso il giropalla si giunge con relativa semplicità sulle corsie esterne, ma manca la capacità di scardinare l’assetto difensivo rivale con soluzioni intrise di determinazione ed imprevedibilità. Bollini prova ad alimentare la qualità offensiva e la vivacità atletica della sua squadra inserendo Rossi al posto di Rodriguez. Il ragazzo entra subito in partita rubando palla ad un difensore e fornendo un delizioso assist a Bocalon, il quale, sorpreso dallo sviluppo repentino e inatteso dell’azione, fallisce clamorosamente il gol del pari a porta sguarnita. Il Cesena, dopo un quarto d’ora abbastanza complicato, trova però la rete che sembra mettere nuovamente in discesa il match. Ancora una volta, ad essere determinante è la capacità dei padroni di casa di attaccare lo spazio e dettare il passaggio, approfittando di qualche distrazione dei calciatori granata nel conservare le giuste posizioni in campo. Questa volta è Laribi a sfuggire al controllo di centrocampisti e difensori ed a trovare l’involontaria autorete di Pucino. Sembra già il momento dei rimpianti e dello scoramento, con l’espulsione di Gatto (doppia ammonizione) ad imprimere il nefasto marchio definitivo su una partita da destinare ormai agli archivi. Bollini non si lascia travolgere dagli eventi, spedisce in campo Di Roberto (fuori Minala) e schiera i suoi con il 3-4-2. Da questo momento in poi, la Salernitana, spesso padrona del campo in precedenza ma infruttuosa, poco risoluta ed a tratti leziosa, si trasforma in un gruppo capace di esprimere un calcio bello, efficace ed essenziale. Ed anche decisamente spavaldo, perché Pucino e Vitale, nonostante l’inferiorità numerica, si sganciano spesso, partecipano alla manovra, consentono alla squadra di avvicinare più uomini ai due attaccanti centrali, con Alex e Di Roberto che giocano alti lungo le corsie laterali. Atteggiamento dettato dalla necessità di recuperare il risultato, ma anche l’ennesima dimostrazione di come la Salernitana sia in grado di mutare in positivo la sua fisionomia calcistica quando trasferisce nella contesa coraggio, ferocia agonistica e desiderio di stupire. Il garibaldino ed a tratti ‘folle’ copione tattico di Bollini (1-4-4) annichilisce il Cesena, rintanato nella propria metà campo e in difficoltà ad arginare una manovra che coinvolge otto calciatori granata. La palla viaggia celermente sulle corsie esterne, dove Alex e Di Roberto, supportati da Vitale e Pucino, giocano molti palloni e danno vita ad una doppia opzione di gioco: sfondare lungo la linea laterale ed arrivare al cross, oppure accentrarsi, creare superiorità numerica e consentire alla squadra di distendersi ed attaccare in massa con il giropalla o la verticalizzazione improvvisa a favore dei due attaccanti. I quali sono accesi, sgomitano, fanno salire la squadra e dettano la verticalizzazione, alla pari dei centrocampisti centrali, adesso più immediati e precisi nella trasmissione del pallone. Il Cesena sembra sorpreso dalla prospettiva di dover soffrire così tanto al cospetto di una squadra ridotta in dieci e sotto di due reti, ma nulla può contro la continuità di gioco prodotta dai granata, che in dieci minuti realizzano due gol (Bocalon e Ricci) e sfiorano addirittura il successo con un tiro di Rossi che sfiora il palo. Importantissimo anche il contributo difensivo di Mantovani, unico vero baluardo della retroguardia granata nella parte finale del match, con le sue chiusure tempestive e i rabbiosi tackle scivolati a stoppare le insidiose ripartenze di Jallow e Laribi. Nella parte finale del match, i tecnici provano con le sostituzioni a recuperare energie fisiche ed equilibrio tattico, con le squadre che, accusando tanta stanchezza dopo una partita intensa, cominciano anche a valutare la possibilità di portare almeno un punticino a casa. Riflessione compiuta anche da Bollini, il quale, dopo aver visto Laribi penetrare insidiosamente in una prateria incustodita, inserisce in mezzo al campo l’energico e tattico Rizzo, che si rende immediatamente utile con un paio di raddoppi di marcatura necessari ad arginare i poco convinti tentativi offensivi del Cesena. Non succede nulla di significativo nell’ultimo segmento del match, con il pari che ha un sapore agrodolce per entrambe le squadre.
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