Meno spavalda, più ragionatrice: l’analisi della prova granata contro la Cremonese
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BRU_0085La Salernitana non riesce a sfruttare il turno casalingo contro la Cremonese e a rendere esaltante una classifica già ampiamente soddisfacente. Il risultato di parità rispecchia i valori espressi in campo dalle due squadre, che continuano a navigare nelle zone alte della graduatoria assumendo il ruolo di guastafeste alle spalle delle compagini che hanno operato maggiori investimenti in sede di campagna acquisti. Leggera involuzione dei granata, dettata da una metamorfosi che ha reso Vitale e compagni più intenti a gestire il match che non ad affrontarlo con l’impeto e l’entusiasmo intriso di spavalderia che tante soddisfazioni ha regalato alla squadra nell’ultimo periodo. La Salernitana non deve commettere l’errore di avvertire il peso della classifica e lasciarsi andare ad eccessivi calcoli e ragionamenti. Se gli uomini di Bollini smettono di impostare il match sul piano dell’euforia e di una sana spavalderia, lasciando spazio a propositi più attenti a curare la gestione degli equilibri difensivi, rischiano di rientrare nella loro naturale dimensione di metà classifica. Perché la squadra ha dimostrato di non avere in organico la scaltrezza e la personalità necessarie per governare al meglio le diverse fasi di un incontro di calcio. Ed allora bisogna augurarsi che il gruppo continui ad affrontare gli avversari con il piglio un po’ irriverente che l’ha contraddistinto in questa prima parte della stagione, soprattutto quando è stato chiamato a recuperare partite ampiamente compromesse. La capacità di saper indagare fino in fondo la propria natura ed essere conseguenziali determinerà i futuri sviluppi tecnici, tattici, temperamentali e mentali della squadra.

 

La Salernitana si schiera in campo con il 3-5-2, lasciando spazio allo scalpitante Kiyine e riconfermando Rodriguez accanto a Bocalon. La Cremonese, metabolizzata l’assenza di Paulinho, si affida alla fisicità della coppia Mokulu-Brighenti e all’estro di Piccolo collocato alle loro spalle. Il primo sviluppo tattico del match degno di nota è l’ormai classico sganciamento difensivo di Vitale, abile a costringere un centrocampista grigiorosso ad uscire in marcatura, con la conseguente agibilità tra le linee procurata a Ricci e la possibilità per Alex di appoggiare la manovra lungo l’out sinistro; l’azione non sortisce effetti positivi ma conferma l’importanza assunta ultimamente dai centrali difensivi in fase d’impostazione. Tesser intuisce subitaneamente le intenzioni del collega ed ordina ai due attaccanti (Mokulu e Brighenti) di giocare larghi per impedire la costruzione granata dal basso, con Piccolo attento ad ostacolare le geometrie di Signorelli. Inoltre, molto interessante è anche lo scambio di posizioni messo in atto dalla catena Almici-Arini, con il primo a giocare in pressione su Alex ed il secondo a scalare nel ruolo di terzino. Mosse tattiche che sono il preludio di una gara che vede inizialmente protagonista soprattutto la Cremonese, la quale sfiora il gol con un colpo di testa di Brighenti e s’impossessa del pallino del gioco. La partita è viva, perché la Salernitana può contare sulla capacità di fare gioco di Kiyine che, partendo dalla corsia esterna e ritornato con i piedi per terra dopo qualche gara trascorsa in naftalina, dimostra di saper giocare a calcio con qualità e personalità. Quando affonda, infatti, non teme la giocata che gli consente di saltare l’uomo all’interno del campo, azionare la superiorità numerica sul fronte opposto e disarticolare la difesa lombarda, costretta a sua volta a lasciare qualche varco in cui si infilano centrocampisti ed attaccanti granata. Però i padroni di casa spesso si fanno trovare impreparati sulle ripartenze ospiti, con Piccolo che prende alle spalle Signorelli e non trova la copertura preventiva della difesa granata, prima di servire nel corridoio Brighenti la cui conclusione è ottimamente deviata in tuffo da Radunovic. La Cremonese si mostra più propositiva e corale nella capacità di condurre le danze, approfittando anche dell’atteggiamento un po’ troppo attendista degli uomini di Bollini, i quali a volte esprimono un 5-3-2 sostanzialmente passivo e privo di aggressività. Ciò consente alla truppa di Tesser di far girare il pallone con relativa semplicità, giungere quasi sempre in prossimità dei sedici metri granata e sfiorare con Piccolo il gol del vantaggio, ma Radunovic si oppone ancora una volta efficacemente. Lascia un po’ perplessi l’atteggiamento quasi remissivo esibito dai campani, ma un paio di ripartenze scatenate dagli attaccanti, in grado di dettare il passaggio, far salire e distendere la squadra e approfittare degli spazi concessi da una Cremonese troppo ingolosita dalla possibilità di capitalizzare il suo dominio territoriale, fanno intuire che la strategia non è casuale ed imposta esclusivamente dalla forza dell’avversario. I granata, registrata l’impossibilità di essere imprevedibili con l’apporto di Pucino e Vitale in fase di costruzione, di Alex e Kiyine in appoggio alle punte, non forzano la giocata a centrocampo e preferiscono agire di rimessa, creando non pochi problemi difensivi ad una Cremonese forse eccessivamente arrembante. Dapprima è Rodriguez a filare via e a servire un invitante pallone a Ricci, che tira di potenza ma trova solo la respinta con il corpo di un avversario. Poi è Bocalon che resiste all’irruenza di una copertura preventiva lombarda, affonda in verticale e mette l’ex perugino nella condizione di realizzare il gol del vantaggio. La Salernitana, trovata la rete, si mostra più disinvolta e in un paio di circostanze potrebbe approfittare di una Cremonese lievemente demoralizzata. Alex e Ricci non riescono ad approfittarne, prima del duplice fischio del direttore di gara.

L’inizio della ripresa vede una Salernitana più aggressiva al cospetto del tentativo ospite di continuare a produrre gioco e conservare il predominio territoriale. I granata sono più reattivi sui portatori di palla lombardi, chiudono meglio lungo le corsie esterne e scalano le marcature con discreto tempismo. Però mancano le ripartenze che potrebbero regalare il gol del raddoppio a Vitale e compagni. Soprattutto manca la determinazione necessaria per affondare, con l’ingresso nella contesa di una prematura fase di gioco caratterizzata da un possesso palla teso ad addormentare il match. La Salernitana diventa colpevolmente cerebrale, smarrendo quella freschezza atletica intrisa di vivacità tecnica che ha spesso sorpreso gli avversari nelle precedenti partite. Atteggiamento che consente agli ospiti di restare nel match, seppur scarsamente pericolosi e impegnati soprattutto ad attivare la fisicità dei due attaccanti con i lanci lunghi e a creare qualche grattacapo sulle palle inattive. Tesser decide di conferire maggiore imprevedibilità al suo gioco gettando nella mischia il giovane e talentuoso Castrovilli (fuori Croce). Il neo entrato inizia da mezzala, prima di vestire i panni di trequartista con l’ingresso in campo di Cavion in luogo di un Piccolo ormai stremato. Bollini risponde con l’inserimento di Rossi al posto di Rodriguez. Chiaro l’intento dei due allenatori: Tesser cerca maggiore dinamismo e qualità nella trequarti granata, mentre il trainer locale confida nella tignosa esplosività del virgulto scuola Lazio per ritornare ad essere efficace in fase di rimessa. Rossi si produce in una travolgente falcata verso l’area lombarda ma, stremato, non trova la giusta lucidità per battere Ujkani. Importante è l’apporto di Castrovilli, molto bravo a dettare il passaggio tra le linee, ad attaccare lo spazio e ad esibire la personalità necessaria per tentare la giocata in grado di creare superiorità numerica e mettere in apprensione la difesa rivale. Il ragazzo regala incisività alla manovra dei suoi, e conquista la punizione che consente ad Arini di siglare di testa il gol del pareggio. Bollini s’accorge di avere in campo una squadra che fatica a fare la gara ed allora prova con Di Roberto, entrato al posto di Bocalon, a cucire i reparti di centrocampo ed attacco. I granata passano al 3-5-1-1, con il neo entrato che si piazza alle spalle di Rossi. La mossa, tutto sommato, si rivela utile, perché la Salernitana nel finale gestisce meglio il pallone e prova con un palleggio ragionato a portare più uomini nei pressi dell’area grigiorossa. Di Roberto ha il compito di dettare il passaggio tra le linee, conquistare le seconde palle ed aspettare l’avanzata degli esterni, gli inserimenti di Minala e la ricerca della profondità di Rossi. I granata si rendono pericolosi in due occasioni (Minala e Rossi) ma non trovano il gol che avrebbe regalato loro altri due preziosissimi punti. Nel finale si registrano anche gli ingressi in campo di Rizzo per i granata e di Scappini sul fronte lombardo, ma ormai le due squadre badano soprattutto a non correre rischi difensivi. Non accade nulla di significativo, con la divisione della posta in palio che lascia un po’ di amaro in bocca ai campani ma non intacca più di tanto la voglia del gruppo di continuare a fare bene in una stagione che, al momento, sta regalando risultati migliori rispetto ai propositi meno ambiziosi manifestati dalla società attraverso l’allestimento della squadra. Bollini ed i suoi ragazzi meritano soltanto elogi per quanto fatto sino ad ora e di continuare a lavorare in assoluta tranquillità. A recitare da protagoniste devono essere squadre più attrezzate dalla Salernitana; pensare e pretendere il contrario potrebbe solo rovinare una stagione finalmente meno noiosa e tribolata del precedente biennio cadetto. A gennaio, con l’avvento del mercato di riparazione, toccherà alla società dimostrare di voler concretamente competere alla pari con le squadre accreditate alla vittoria finale. Tutto il resto, come amava cantare Califano, è noia.

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