Bollini, 4 punti nelle ultime 6 partite: è capro espiatorio di una Salernitana da centro-classifica
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fabiani bolliniUna vittoria col Perugia sfumata sul fotofinish, la classifica che comincia a smarrire il fascino irresistibile acquisito nel sensazionale mese di ottobre. A pagare sarà Alberto Bollini, forse ingenerosamente.

La Salernitana ha fatto stropicciare per un mese gli occhi estasiati dei suoi tifosi, ma lentamente sta rientrando nei ranghi imposti ad un complesso fondato su valori tecnici medi rispetto a quelli espressi del campionato. Il percorso della squadra (undicesima dopo diciotto match disputati), pertanto, resta sostanzialmente aderente alle attese ed ai programmi maturati in sede di campagna acquisti, però i quattro punti conquistati nelle ultime sei partite rappresentano l’occasione giusta per individuare il capro espiatorio della situazione (Bollini) e far passare in secondo piano l’unica ‘vera’ verità della stagione.

La squadra costruita dal duo Lotito-Mezzaroma e dal ds Fabiani è semplicemente una discreta compagine di categoria, che può strizzare l’occhio alla zona playoff solo grazie alla generosità del campionato che offre sei piazze (oltre alle due promozioni dirette) per accedervi. Chi parla di struttura complessiva in grado di competere con le prime della classe o di imporsi senza problemi tra quelle che occupano la seconda fascia, afferma una grossa eresia calcistica. Per alimentare discorsi realisticamente ambiziosi e indorarli con toni trionfalistici c’è bisogno di maggiore protagonismo in sede di mercato e della capacità di costruire squadre che siano complete a trecentosessanta gradi. Ossia organici affidabili sul piano tecnico-tattico, ma anche solidi dal punto di vista del carisma, dell’esperienza, della forza fisica, atletica e mentale, dell’abitudine a competere per obiettivi importanti ed a gestire le enormi pressioni che una piazza come Salerno esercita da sempre sui calciatori. I sogni aiutano a vivere meglio, d’accordo, ma la dimensione reale non va mai smarrita, altrimenti s’imbocca la strada dei voli pindarici con il rischio di crollare al suolo e farsi male.

Il campionato è ancora lungo e tutto da giocare, per cui al momento si mettano da parte velleitarismi e pressioni psicologiche che questa squadra non è nella condizione di poter sostenere, lasciando spazio alla concretezza dei punti da aggiungere alla classifica, alla consapevolezza e all’umiltà necessarie a comprendere di non essere ancora in grado di innalzarsi sull’equilibrio generale espresso dal torneo. Il passaggio nella sala multicolore delle fantasie vivide è strettamente legato alla volontà della società di migliorare l’organico a gennaio. Dovranno essere individuati tre/quattro profili dal valore tecnico superiore alla media, elementi di elevato spessore carismatico che potranno aiutare il resto della squadra ad esprimersi meglio e ad essere più sereno nella gestione dei momenti delicati di un match e della stagione. Se si vuol provare, ovviamente, a valicare un centroclassifica che è già alla portata dei calciatori attualmente presenti in organico. Ribadiamo un concetto già espresso in altre occasioni: la società deve rimarcare compiutamente (nel triennio cadetto non è mai avvenuto) la differenza tra la volontà di vincere il campionato e la speranza di riuscirci. La prima impone investimenti massicci ed onerosi ed anche una componente rischio che appartiene al mondo dell’impresa; la seconda affida le chance di ottenere risultati prestigiosi ad una sorta di miracolo calcistico in cui la compattezza del gruppo, le potenzialità tecniche individuali, la buona sorte e la genialità tattica dell’allenatore di turno si uniscono e danno vita ad una miscela esplosiva irresistibile. A volte accade, più spesso il miracolo si esaurisce strada facendo. La programmazione tecnica basata sulla volontà di primeggiare è l’opzione più prossima alle legittime aspirazioni calcistiche della tifoseria salernitana. La proprietà granata ed il direttore sportivo Fabiani lo capiscano in fretta. Prima che l’entusiasmo crescente e mai domo ritorni ad assumere dimensioni stancamente e drasticamente ridotte. Il calcio a Salerno è una ‘malattia’ e come tale va trattato, affidandosi a dosi massicce di farmaci sperimentati, non alle stregonerie di sciamani pallonari che lasciano il tempo che trovano. Il pilota è importante, la macchina ancor di più, come ampiamente dimostrato dai vincenti Alonso e Vettel divenuti improvvisamente ‘perdenti’ alla guida della ridimensionata Ferrari.

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E' presente 1 commento
  1. Matthia Serritiello - 11 dicembre 2017 09:41
    Bastano 3 partite per esaltare una piazza, e 3 partite per disertare e fare una rivolta, e questo non siamo solo noi tifosi, ma anche la carta stampata. Adesso la rosa è una discreta compagnia? Chi dice il contrario esprime un'eresia? Beh, io penso che ognuno abbia la sua opinione, ma dovrebbe essere almeno coerente dalla prima occhiata in fase di calcio mercato e successivamente vedendo l'andamento delle partite... abbiamo già dimenticato che la Salernitana riusciva a segnare due gol come se niente fosse in casa del Parma (-2 dalla prima in classifica?), e compagnia bella... i tifosi vogliono un allenatore famoso? Ma ancora non vi basta che in A salgono solitamente squadrette che non hanno niente a che vedere con l'organizzazione tecnica e societaria che si millanta di anno in anno? Secondo voi dopo aver avuto il rifiuto di Bielsa ed essere passati ad un Inzaghi che non aveva esperienze da professionista e che adesso sta spremendo al massimo una Lazio... non vi è bastato vedere il calcio e la Serie A solo una volta con uno sconosciuto Delio Rossi che nessuno all'epoca voleva? Non vi basta che l'unico top player da noi acquistato e pagato soldi (Rosina) e che l'anno scorso erano stato uno dei pochi campioni al Bari da noi abbia fatto acqua? Non vi basta che adesso Strakosha faccia il titolare alla Lazio? Che Luis Felipe da noi non poteva giocare manco in panchina e lì lo usano anche per l'Europa League? Che Gattuso, fondamentalmente, non abbia fatto nulla nella sua breve esperienza professionistica da allenatore e adesso sia diventato l'allenatore del Milan? Questa Serie B poi è pazza, mediocre, allucinata, non c'è quasi mai una squadra che abbia costanza, ed ovviamente solo quelle destinate a vincere e che hanno avuto paracaduti milionari dalla retrocessione hanno l'obiettivo di vincere il campionato (e molto spesso pure e neanche riescono), e quindi di cosa parliamo? Secondo la mia opinione, e 'sulla carta' (quindi vale meno di zero), questa è una rosa interessante, ampia e con poche 'scartine', da meritare il centro della classifica se non si alza un dito e si lascia giocare solo i giocatori, se invece il mister ci mette del suo in peggio la fa scendere (ma deve essere un fenomeno...), se invece ci mette poco del suo si sposta alla base dei play-off... per me potrebbe essere dal 4° al 10° posto (senza mai arrivare sotto), ma di sicuro dal 4° al 8° almeno... opinione mia, eh... senza considerare neanche le ambizioni da A o non A della società... possibile che una squadra si comporta benissimo in piena fase di emergenza e con squadra importanti e poi recuperano tutti e fa figure penose con squadre di fascia bassa (che fra l'altro manco fanno una bella prestazione)? In Serie B si lascia giocare i giovani, e ci vogliono allenatori soprattutto motivatori. Se poi fai pochi esperimenti, ed hai anche un pizzico di fortuna si fa il resto... sinceramente un Colantuono vuole 2 anni e mezzo di contratto? Per fare cosa? Se fai 6 mesi non buoni poi devi per forza confermarlo il prossimo anno e se non va bene... lo siluri e lui guadagna per un altro e mezzo stando a casa? Ma l'anno scorso con il Bari non ha fallito con quello squadrone? Preferisco un allenatore che vuole 6 mesi di contratto ed abbia voglia di motivare il gruppo...
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