Poche soluzioni per sfondare il muro bianco: l’analisi del pari con la P.Vercelli
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WE3_7453Pro Vercelli in campo con il 3-5-2, con la novità Jidayi difensore centrale, Paghera e Pugliese nel terzetto di centrocampo ed il duo Raicevic-Reginaldo ad impensierire la retroguardia granata. La Salernitana risponde con il 3-4-2-1, affidando a Tuia il ruolo di guida della difesa ed a Bocalon il compito di sostituire l’infortunato Rossi.
Le prime battute del match sono caratterizzate da frequenti interruzioni causate da alcuni infortuni (Minala, Pucino e Konatè) subiti dalle due squadre. I piemontesi sono molto aggressivi a centrocampo, effettuano continui raddoppi di marcature e palesano un tasso agonistico elevato, mentre non sembrano particolarmente invulnerabili quando sono costretti a giocare in parità numerica contro gli attaccanti granata. Nei primissimi minuti, infatti, sono almeno tre le opportunità da rete capitate sui piedi di Bocalon e Palombi, ma manca il necessario cinismo per mettere in discesa la gara. A fare la partita è la Salernitana, che prova a variare il suo gioco anche grazie alle lunghe aperture di Tuia e agli sganciamenti dalle retrovie di Casasola, il quale ha il compito di creare superiorità numerica sulla fascia destra in coppia con Pucino. Per avere la meglio sulla fase difensiva della compagine ospite servirebbe una circolazione di palla più rapida e nitida, oltre al movimento degli attaccanti, in maniera tale da trovare spazi sia tra le linee avversarie che lungo le corsie laterali. Ed invece troppo spesso la manovra granata è scontata e ruminata, con Minala e Ricci che si limitano a svolgere il compitino senza mai evadere dall’ordinarietà tecnica. Quando la proposta offensiva locale compie un salto di qualità per la truppa di Grassadonia sono dolori, come in occasione del fraseggio rapido e verticale che porta Palombi al tiro, sul quale è provvidenziale il tackle di Jidayi. I vercellesi, dal loro canto, non giocano di squadra, restano compatti nella propria metà campo, affidando alla fisicità di Raicevic ed all’esperienza di Reginaldo il compito di creare qualche grattacapo nelle azioni di rimessa (felino Radunovic sulla conclusione dell’ex centravanti del Vicenza). La seconda parte del primo tempo, con la Salernitana in grossa difficoltà ad eludere il pressing avversario, non registra note tecnico-tattiche significative.
La seconda frazione di gioco è inaugurata da una ripartenza di Palombi, con il tiro dell’ex laziale deviato in corner da Pigliacelli, autore di un decisivo colpo di reni. Anche gli ospiti, abili sulle seconde palle, trovano qualche spazio di troppo nelle maglie difensive granate, ma l’ottimo assist di Raicevic non viene sfruttato dall’inserimento di Germano (bravo Radunovic a chiudere lo specchio della porta). La Salernitana sa di non poter fallire l’appuntamento con i tre punti, ma la sua brama di vittoria la rende spesso contratta e non sempre concentrata in fase difensiva. Sprocati perde un sanguinoso pallone a centrocampo, ma il tiro di Reginaldo, servito da Berra, termina alto sulla traversa, mentre la punizione dal limite di Mammarella, causata da un fallo superficiale della difesa campana, trova nuovamente reattivo il concentrato Radunovic. Colantuono comprende che per vincere la gara deve necessariamente incrementare il tasso di qualità e personalità della sua squadra. Il tecnico granata gioca la carta Rosina (al posto di Palombi), affidando all’ex torinista il compito di velocizzare la circolazione di palla, concentrare su di sé le attenzioni difensive degli ospiti, per poi dar vita ad un giropalla capace di creare una manovra avvolgente e di trovare nuovi varchi sulle corsie esterne. Il sacrificio di Palombi è dettato dalla necessità di avere maggiore estro e carisma ai trenta metri della Pro Vercelli, ma anche dalla volontà di conservare un ariete (Bocalon) in grado di sfruttare i traversoni prodotti da una manovra tesa ad aggirare il blocco difensivo centrale eretto dai piemontesi. Le intenzioni del trainer laziale trovano parzialmente conferma sul terreno di gioco, perché la manovra a tratti risulta meno lenta e più orientata a trovare sbocchi laterali, ma gli errori dei singoli (Vitale calcia male in porta ed è impreciso nel cross, Bocalon anticipa i difensori ma non riesce a dare angolo e potenza all’assist interessante dell’ex ternano) non permettono ai granata di realizzare il gol del vantaggio. La Salernitana prova ad accelerare, Rosina è vivace e rapido nello smistare il pallone e nel dettare il passaggio, con Casasola e Monaco che si propongono spesso in appoggio della manovra. La Pro Vercelli soffre un po’ in questa fase della gara, ed è anche fortunata in occasione del doppio palo colto da Rosina su punizione. I due tecnici effettuano tutte le sostituzioni a loro disposizione, con Grassadonia che si affida ad Altobelli, Da Silva e Morra, i quali prendono il posto di Pugliese, Jidayi e Raicevic. Non cambia nulla sotto l’aspetto tattico: la squadra ospite continua ad agire seguendo i principi del 3-5-2, con Berra difensore centrale, Germano esterno intermedio, Altobelli e Da Silva mezzali. La freschezza atletica e l’intraprendenza tecnica del brasiliano creano qualche piccola noia ad una squadra granata ormai proiettata costantemente in avanti. Colantuono prova fino in fondo a trovare le risorse giuste per sbloccare e vincere un match di estrema importanza per il prosieguo della stagione. Dentro anche Zito e Di Roberto, che prendono il posto di Tuia e Pucino. La Salernitana chiude la gara con il 4-2-3-1, affidando a Di Roberto-Sprocati ed a Vitale-Zito il compito di sfondare lungo le corsie laterali, rese più libere dalla densità centrale opposta da Grassadonia, che preferisce difendersi serrando le fila a ridosso della propria area di rigore. La manovra d’aggiramento granata resta però esasperatamente lenta, con Ricci e Minala che non si assumono quasi mai la responsabilità di velocizzare il gioco con traiettorie meno scontate. Ne consegue che lo scivolamento del pallone sulle corsie esterne risulta scontato e facilmente leggibile dalla fase difensiva ospite, che lascia ai padroni di casa solo qualche innocuo spiovente dalla trequarti, sul quale la fisicità di Konatè e Gozzi ha sistematicamente la meglio su Bocalon e compagni. Nonostante tutto, la Salernitana ricorda, all’ultimo respiro, che i tempi e la qualità tecnica messi al servizio della giocata offensiva sono determinanti per bucare la porta avversaria. Bello il fraseggio verticale e di prima innescato da Sprocati e Bocalon ma non capitalizzato da Rosina, che sciupa tutto ad un passo da Pigliacelli. E’ l’ultimo sussulto di una gara brutta e noiosa, terminata tra i fischi assordanti di una tifoseria sempre più delusa e preoccupata per l’immediato futuro della squadra granata.
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