Dopo 10 anni SoloSalerno.it cessa le sue attività giornalistiche, il commiato della redazione
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solosalernoCredeteci, è stato bellissimo ma non può più continuare. SoloSalerno.it cessa oggi le sue attività giornalistiche dopo un’avventura lunga, ricca di soddisfazioni ma anche tensioni, momenti difficili. Come nelle storie di tutti. Da quattro anni il portale è andato avanti in autogestione con l’operato volontaristico della redazione e con la totale assenza dell’editore. Che ha deciso, dopo essersi defilato (ma solo de facto), di bloccare ogni forma di progresso e non confrontarsi neppure con chi ha sviluppato giornalisticamente il portale in questo lungo percorso che avrebbe invece voluto proseguire autonomamente per implementare il progetto. Questa possibilità non è stata data, dunque è giusto chiudere perché non ci sono più le condizioni per portare avanti il tutto. Forse, non c’erano mai state ma il gruppo ha sopperito con passione, tenacia, pazienza, trovando tanti ostacoli – non ultimi, quelli ad un giornalismo libero ed onesto posti dalla US Salernitana che più volte ha negato accrediti ed effettuato rimostranze – sempre superati a testa alta, con coerenza, mettendo più in alto di ogni altra cosa la notizia, l’anima. E la dignità, soprattutto.

Non staremo qui a dire quanto siamo stati belli e quanto siamo stati bravi. Non è nel nostro costume, non lo è mai stato. Non staremo qui a ricordare tutti i nostri “scoop”, perché altrimenti dovremmo ricordare anche i nostri errori e le occasioni in cui siamo arrivati secondi, terzi o ultimi. Il complesso editoriale salernitano è in grandissima difficoltà, non ci sono margini, purtroppo, per andare avanti e costruire qualcosa di serio e strutturato. Meglio fermarsi, piuttosto che andare avanti per inerzia come fatto negli ultimi tempi, magari rischiando di deludere le aspettative dei lettori e dei collaboratori stessi. A cui va fatto un applauso grande per dedizione ed attaccamento alla “casacca”. Claudio Lotito lo chiamerebbe “spiritisacrifìcio”, tutto attaccato.

Il più grande grazie va a Mauro Mazzarella in prima istanza. E poi, a ruota, a Fabrizio Astone, Lorenzo Di Domenico, Maurizio Iuliano, Antonio Pergola che hanno costituito una colonna portante imprescindibile su tutto. Grazie a Giulio Caravano e Marco Fummo per l’impegno profuso nelle giovanili, grazie a Giuseppe Cuozzo e ai suoi scatti, grazie anche a chi per diversi motivi ha da poco abbandonato la redazione come Michele Anastasio, Ramona Buonocore, Annalisa Gatti, Roberto Maffia, Emiddio Mazza, Matilde Pisaturo, Ugo Reale, Francesco Staibano, Alessandro Varrassi. Grazie a chi ha dato una grande mano nel passato meno recente (ma pur sempre quando si era in autogestione) come Ivana Cardaropoli, Davide Farina, Stefano Ferrara, Antonio Fortunato, Maria Roberta Fortunato, Alessandro Frasca, Davide Maddaluno, Mario Passaro, Gennaro Siani, Daniele Simeone, Fabio Tarantino, Roberto Tortora. Prima ancora, Giovanni Annunziata, Filippo Notari, Roberto Sarrocco e Fabio Vietri. Grazie a Radio Bussola 24 per il supporto incondizionato e al mitico “zio” Bruno Maffia per aver provato – da direttore responsabile – a tenere le file del tutto, oltre che a “fotografare” ogni occasione. Per le collaborazioni fotografiche sporadiche ringraziamo anche Nicola Ianuale, Francesco Pecoraro, Prospero Scolpini. Grazie, infine, ai (pochi) sponsor che – in un modo o in un altro – ci hanno dato fiducia, aiutandoci a sostenere le spese, non certo ad arricchirci. Anzi. Non ce la sentiamo di ringraziare in maniera ipocrita, invece, personaggi che non lo meritano.

Un saluto affettuoso – per ultimo ma non per ultimo – va ai nostri lettori. A chi ci ha capiti e a chi no. Grazie per il sostegno, grazie per le critiche e per averci accompagnato in quest’avventura quasi decennale. Senza di voi, sarebbe certamente durata molto meno.

“Finisce qui”, direbbe il telecronista al triplice fischio. Non è tempo di voltare pagina ma di chiudere con sofferenza questo libro in via definitiva. C’è chi sarà contento, chi no. Noi andiamo fieri di quanto fatto.

 

Alfonso Maria Avagliano

 

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