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Cazzimma – analisi del testo –

Nell’aprile 2019 si usavano espressioni come “orgoglio e fede della città di Salerno”.

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Laurea in pedagogia, studi riferiti in medicina, tesserino da giornalista sventolato, Claudio Lotito è multitasking.
O forse – magari la definizione è più vicina alle sue corde – uomo di multiforme ingegno.

Di sicuro non è in imbarazzo in presenza di microfoni e telecamere.

E – neanche gli acerrimi detrattori possono negarlo – il suo modello di comunicazione è limpido.

Nel senso che le cose le dice, come sono. Sic.

Per questo colpisce la sua ultima intervista, rilasciata ieri, dopo un lungo silenzio, nel ventre dell’Arechi.

Immaginando di fargli cosa gradita, userò la locuzione lapsus linguae.

Ecco, non credo si possa parlare di lapsus linguae quando dice:
«Quella che voi a Napoli, nella zona, chiamate cazzimma».

Lungi dall’essere un turista occasionale, Claudio Lotito transita, coi suoi interessi imprenditoriali, da 10 anni a queste latitudini.

E più volte, in passato, ha fatto richiamo, appello, al senso di appartenenza.

Lo fece anche nel comunicato famoso di Villa San Sebastiano.
Nell’aprile 2019 si usavano espressioni come “orgoglio e fede della città di Salerno”.

Appare strano quindi questo scivolone non geografico ma etnico che mina, volente o volente, il rapporto con il popolo salernitano, che dell’appartenenza ha fatto bandiera, che all’appartenenza fa riferimento. Prima di ogni altra cosa.

Quanto al termine scelto, cazzimma, lo si mette nell’inventario.

E nell’intento di giungere in soccorso al copatron, ripesco le parole di Pino Daniele, che con la sua “A me me piace ‘o blues” sdoganò fuori dai confini napoletani il termine.

Già, “’a cazzimma”. Chi non è napoletano e non ha mai avuto modo di sentire questo termine, si chiederà giustamente di che si tratti. Ebbe’, “cazzimma” è un neologismo dialettale molto in voga negli ultimi tempi. Designa la furbizia accentuata, la pratica costante di attingere acqua per il proprio mulino, in qualunque momento e situazione, magari anche sfruttando i propri amici più intimi, i propri parenti […]. È l’attitudine a cercare e trovare, d’istinto, sempre e comunque, il proprio tornaconto, dai grandi affari o business fino alle schermaglie meschine per chi deve pagare il pranzo o il caffè.

(P. Daniele, Storie e poesie di un mascalzone latino, Napoli, Pironti, 1994, pp. 52-53)

Come si vede, Claudio Lotito parla sempre chiaro e non “a schiovere.

Anche quando, nel disegnare la sinergia tra squadra ed allenatore parla di “combinato disposto”.

È termine di uso comune in sede parlamentare.

Studia già da senatore, il copatron?

Lo vedremo.

Intanto mi piace, per ritornare a Pino, certificare che anche a Salerno il blues piace a molti.
E che il termine “blues” viene da “to have the blue devils” col significato prevalente di “essere triste”.
I tanti salernitani che amano il blues, che sono tristi, concordano con Pino:

“Pecchè so’ blues e nun voglio cagnà”

Si metta pure questo, nell’inventario.