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Fabrizio Cammarata: dal tandem con Del Piero alla Kategoria e Parë albanese passando per Salerno

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Esistono calciatori che – respirata quella brezza che dal Castello di Arechi alla cornetteria di Mercatello conduce – diventano testimonianza di una metamorfosi a tratti inspiegabile: dimenticano i fondamentali del gioco del calcio.

Fra questi – portabandiera dei “riuscitissimi” innesti portati a termine da Angelo Mariano Fabiani – anche Fabrizio Cammarata.

Gennaio 2008, la Salernitana guidata da Agostinelli e poi da Brini, vive una momentanea impasse. La muraglia di punti eretta, prestazione dopo prestazione, fra i granata e l’Ancona della “vipera” Mastronunzio (prima delle inseguitrici e promossa a fine stagione tramite play-off) inizia a scricchiolare.

Necessaria, pertanto, una ventata d’aria fresca: dalla sessione invernale arrivano Barrionuevo, Piccioni, Tricarico e – per l’appunto – Cammarata. Il biondo centravanti, nei piani tattici, avrebbe rappresentato un ulteriore rinforzo per il reparto offensivo, già composto da Di Napoli, Ferraro, Magliocco e Turienzo.

L’attaccante, reduce dall’esperienza di Taranto e autore di un gran gol all’Arechi nella sciagurata stagione 2006-07, rappresenterà l’anello di congiunzione fra il bomber e quel curioso animale appartenente alla classe dei celenterati: il purpo.

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Partendo dal principio, Fabrizio Cammarata vide la luce il 30 agosto 1975 a Caltanissetta. In illo tempore Barry White spopolava con “You’re the first, my last, my everything” e l’ESA – Agenzia Spaziale Europea – emancipandosi dalle dinamiche dei blocchi lanciava il primo satellite nello spazio: il Cos-B (abbattuto, a distanza di tempo, da una conclusione dello stesso Cammarata durante il chiacchierato Potenza-Salernitana dell’aprile 2008).

La carriera del Nostro, comunque, inizia tra le fila della Vecchia Signora. Nella stagione 1993-94, in tandem con Alex Del Piero, vince da protagonista il Torneo di Viareggio e lo Scudetto di categoria iscrivendosi, con evidenti meriti, all’albo dei predestinati. Il centravanti attira così le attenzioni del Verona guidato da Bortolo Mutti.

La Juventus Primavera di Cuccureddu conquista lo Scudetto Primavera battendo il Torino.
Foto tratta da Juventus.com

Con gli scaligeri, il buon Fabrizio, riceve il battesimo del fuoco nel calcio dei grandi. Le due stagioni in cadetteria, fra i ranghi dei butei, nel biennio 1994 – 1996 gli fruttano 65 presenze, 18 realizzazioni, 4 apparizioni e una rete alla corte degli azzurrini allenati da Cesare Maldini.

Cammarata è ancora acerbo e, data la promozione in A della stagione 1995-96, viene spedito a farsi le ossa prima a Torino e poi a Pescara. Due stagioni da gregario, condite da 8 reti spalmate su 49 presenze, indossando le casacche di granata e delfini adriatici. Poi, vista la retrocessione in seconda serie, torna nella città di Romeo e Giulietta per rivelarsi assoluto protagonista nei due anni successivi.

Il biennio 1998-00, appunto, è quello della consacrazione. Mister Prandelli punta su di lui ed i risultati gli danno ragione: Cammarata e Aglietti compongono un terminale offensivo di tutto rispetto. I gialloblu tornano in massima serie grazie ai 15 centri dell’attaccante siciliano. Il campionato 1999-00 è contraddistinto da una agevole salvezza, Cammarata veste i panni del trascinatore siglando una serie di gol pesanti che gli valgono il soprannome di aeroplanino siculo.

Il grande salto sembra quindi concretizzarsi quando Cellino, allentando i cordoni della borsa, spende la cifra record di 13 miliardi per portarlo al Cagliari. La cifra pagata dal vulcanico presidente, però, rappresenta l’inizio della fase discendente. Il quadriennio sardo, costituito da 107 presenze e 24 reti, sancirà il graduale declino dell’attaccante.

Nella stagione 2003-04 tenta di rilanciarsi rispondendo alla chiamata del Parma del suo mentore, Cesare Prandelli. Stagione positiva per i ducali – gli ultimi lampi dell’era Tanzi – ma non per Cammarata che, pur esordendo in Coppa Uefa, non va mai a segno e non strappa la riconferma.

Dirottato al Ceravolo di Catanzaro, rappresenta l’affare della stagione 2004-05. Al fianco di Benny Carbone, però, segna appena una rete in 17 presenze. I calabresi, nonostante una sontuosa campagna acquisti atta a celebrare al meglio il ritorno in Serie B dopo 14 anni, chiuderanno il campionato rappresentando il fanalino di coda.

Se i giallorossi salutano la B, lo stesso non si può dire per Cammarata che, tornando al Pescara, disputa una discreta stagione segnando 7 reti. L’attaccante però, dal 2006 in poi, diventerà un habitué dei salotti di terza serie (categoria mai disputata fino a quel momento) e non riuscirà mai più a tornare sui campi della B.

Un anno e mezzo a Taranto fra alti e bassi, poi il passaggio per Salerno senza seminare felicità (nonostante il torneo vinto). Nove presenze, neanche un gol, una serie di errori sotto porta che gli varranno la fama di bidone. Del centravanti che, alle porte del nuovo millennio, faceva ammattire le retroguardie avversarie non resta neanche l’ombra. L’esperienza di Salerno lo proietta verso l’inesorabile declino e l’addio al professionismo: Busto Arsizio, San Benedetto del Tronto e Vasto, lasciando poche gioie e numerosi borbottii.

Gli ultimi acuti arrivano con la maglia della Renato Curi Angolana, in serie D: sono 13 le reti in 31 presenze. L’ultima casacca vestita da calciatore, però, è quella del Sulmona: in Eccellenza abruzzese.

Appese le scarpette al chiodo, Cammarata intraprende la carriera di allenatore: dapprima col Sulmona, poi curando le giovanili del Pescara. Una parentesi all’under 17 del Terek Grozny (in Cecenia) mentre ora, nel suo presente, c’è la Dinamo Tirana: nella Kategoria e Parë, la seconda divisione albanese.

La parabola di Cammarata, pensandoci, è un’ode al crepuscolo e rappresenta appieno la caducità della fama.

Accade che al culmine della celebrità, dopo aver siglato una doppietta contro la Juventus con la maglia del Verona, la pagina sportiva de “La Repubblica” apra con “Cammarata riapre lo scudetto”. Seguiranno però, matematiche, distese di giorni grigi. I sorrisi, lentamente, si tramuteranno in fischi (quando gira “bene”) o, ancora peggio, in risate di scherno.

Se un tifoso della Salernitana, perdendosi nei solchi della memoria, ricorda per puro caso le sue gesta: la reazione è tutt’altro che calda.

Un breve lamento, un copioso sbuffare. Intanto gli occhi – alzandosi al cielo – rigettano una rapida, lapidaria, sentenza: “Cammarata? Mai visto uno accussì scarso”.

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Nato nel '90. Due passioni governano i moti del cuore e, molto spesso, confluiscono l'una nell'altra: Salernitana e poesia.