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Il molle ‘4-4-2’ di Castori è facile preda per la Spal. Leggermente meglio con la difesa a tre

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LA SPAL VINCE LA PARTITA NEL PRIMO TEMPO, METTENDO A NUDO LA FRAGILITA’ DELLO SCOLASTICO ‘4-4-2’ GRANATA

Al termine del vittorioso match casalingo contro l’Ascoli, in sede di analisi avevamo sottolineato l’importanza di evitare voli pindarici e restare concentrati sul lavoro di campo da portare avanti nel corso della settimana. Soprattutto, al fine di migliorare la fase difensiva di un ‘4-4-2’ troppo accademico e fragile quando è impegnato a fronteggiare squadre tecnicamente dotate come quella emiliana. Così riassumemmo il concetto:” Le distanze tra i reparti non sono ancora quelle giuste. Se incontri una squadra lenta e leziosa come l’Ascoli, la difficoltà emerge parzialmente. Se, invece, affronti compagini con una circolazione di palla più fluida e coraggiosa, lo scollamento tra i reparti fai più fatica a celarlo.”

La gara di ieri ha messo a nudo lo sfilacciato assetto difensivo dello scacchiere di Castori, che nei primi quarantacinque minuti ha assistito passivamente al netto dominio tecnico-tattico degli estensi.

Marino ha fatto sua la partita con pochi e semplici accorgimenti: sganciando a turno i due difensori centrali (Tomovic e Ranieri) leggermente defilati, posizionando alti i due esterni intermedi (Dickmann e Sala) e non regalando punti di riferimento tra le linee con Valoti, Di Francesco e lo stesso Sebastiano Esposito. Il tutto realizzato muovendo il pallone rapidamente, sia con i cambi di gioco sia verticalizzando per vie centrali, e approfittando di una cifra tecnica significativa, nonostante le assenze importanti di calciatori del calibro di D’Alessandro, Strafezza, Castro, Floccari e Paloschi.

La Salernitana, slegata e lunga, anche meno concentrata e cattiva rispetto alle precedenti prestazioni, non è riuscita ad adottare le necessarie contromisure da opporre alla costante iniziativa dei padroni di casa. Di Tacchio e compagni hanno pressato male e in maniera scarsamente coordinata la costruzione dal basso degli estensi, lasciato voragini tra la linea difensiva e quella di centrocampo, stretto troppo al centro con gli esterni della mediana e di difesa e, infine, sono stati poco aggressivi con il quartetto di retroguardia. La risultante di queste dinamiche ha permesso a Valoti e Di Francesco di fare il bello e il cattivo tempo nella trequarti granata, a Dickmann di arrivare spesso indisturbato al cross, a Tomovic e Ranieri di sganciarsi dalle retrovie e creare superiorità numerica. Le due reti subite sono state la logica conseguenza per una squadra trasformatasi troppo in fretta in sparring partner al servizio dei più motivati e propositivi avversari.

LA SALERNITANA, SFIANCATA DAL ‘TORELLO’ SPALLINO E POCO ANIMATA DALL’ABILITA’ TECNICA DEI SINGOLI, RIESCE A MATERIALIZZARSI OFFENSIVAMENTE SOLO NEL SECONDO TEMPO, QUANDO SI SCHIERA CON LA DIFESA A TRE

Quando sei costretto a correre a vuoto (e a lungo) dietro l’avversario, le energie atletiche e nervose vengono sistematicamente meno, privandoti di lucidità nel momento in cui conquisti palla e cerchi di riproporti nella metà campo avversaria. Ieri, nel primo tempo, i granata hanno raramente rubato il pallone in fretta ai rivali, finendo di conseguenza per essere quasi sempre distanti dalla porta spallina e riuscendo solo sporadicamente a produrre ripartenze incisive e in grado di creare grattacapi agli uomini di Marino. Se a questo, poi, aggiungiamo la scarsa vena dei calciatori deputati a trainare la squadra e a fare la differenza (Tutino su tutti), la proposta offensiva salernitana nei primi quarantacinque minuti si riduce ad un paio di iniziative estemporanee e velleitarie di Djuric e Kupisz. Difficoltà rese ancora più evidenti dalla densità difensiva della Spal, che in fase di non possesso si compattava con un solido ‘5-4-1’.

Nella seconda frazione di gioco, complici il cambio di modulo, l’intenzione della Spal di gestire oculatamente il doppio vantaggio, una dose di temperamento maggiore esibita dai calciatori granata, la gara è stata più equilibrata. In qualche occasione, infatti, la Salernitana ha avuto la possibilità di riaprirla, ma Djuric non è riuscito a capitalizzare situazioni di gioco che potevano e dovevano essere sfruttate meglio. Anche dal punto di vista difensivo il match è stato meno impervio, con i tre difensori centrali che uscivano più celermente sulla trequarti a fronteggiare i movimenti rivali tra le linee, alla pari degli esterni intermedi che aggredivano prima i loro dirimpettai. Per quanto concerne la proposta offensiva, questa pressione alta ha permesso agli uomini di Castori, pur non palesando particolari strategie collettive e qualitative, di farsi vivi soprattutto grazie a qualche spunto sporadico di Cicerelli e ad una maggiore, seppur velleitaria, spinta sulle fasce. Tutino, invece, ha continuato a deludere, accendendosi solo in occasione di un buon pallone offerto a Schiavone che, però, ha calciato male.

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