Home Storie Incarbona: “Impossibile dimenticare Salerno. La porto sempre nel cuore”

Incarbona: “Impossibile dimenticare Salerno. La porto sempre nel cuore”

Intervista a Bruno Incarbona, ex difensore della Salernitana, protagonista della promozione in B nella stagione '89-'90. Quest'oggi, l'ex terzino sinistro, ancora ricordato con affetto dal popolo granata, compie 56 anni

1178
0
Incarbona-Salernitana
Tempo di lettura: 3 minuti

Protagonista della promozione in B della Salernitana nella stagione ’89-’90, conquistata dopo quasi un quarto di secolo d’attesa, Bruno Incarbona, a Salerno, è ancora oggi ricordato con affetto. L’ex terzino sinistro, nativo di Palermo, ha vestito la maglia granata per “sole” due stagioni, ma quanto basta per lasciare un segno indelebile. Un’esperienza, letteralmente condivisa con il grande Agostino Di Bartolomei, che ha portato in dote una storica promozione tra i cadetti. Un salto di categoria che a Salerno, come anticipato, mancava da ben 24 anni. In tutto, l’ex difensore granata è sceso in campo in 62 occasioni, mettendo a segno 8 reti. Un bottino di tutto rispetto, considerando, soprattutto, che il compito principale era quello di difendere. Mai, infatti, successivamente, l’ex difensore ha più raggiunto numeri così alti in termini realizzativi. Un segno, se vogliamo, quasi distintivo, che colloca Incarbona tra i calciatori ricordati con maggior affetto dal popolo granata.

Salve Bruno. Innanzitutto, le rinnovo i miei auguri di buon compleanno. In queste ore, i tifosi granata hanno “preso d’assalto” i suoi profili social travolgendola di messaggi affettuosi. Segno evidente che, a Salerno, non l’hanno certo dimenticata…

«Lo stesso vale per me. Oggi ho avuto la conferma che sono rimasto nel cuore di Salerno come Salerno è rimasta nel mio. Il nostro, dopo due anni indimenticabili, è un amore reciproco.»

Cosa le ha lasciato l’esperienza in maglia granata?

«Sarò sempre riconoscente alla piazza perchè mi ha fatto crescere tantissimo come calciatore e come uomo. Salerno è una piazza importante, che merita ben altri palcoscenici. Non posso che avere solo bei ricordi e, ripeto, che ringraziare tantissimo il popolo salernitano che mi è sempre stato vicino.»

Esperienza, tra l’altro, condivisa con il grande Agostino Di Bartolomei…

«Beh, è stato un onore immenso. Potremmo star qui ore e ore a parlare di Agostino e di ciò che è stato per me e per tutti. Ago è stato un personaggio tra i più importanti del panorama calcistico italiano, ed è rimasto nei cuori di tutti i tifosi delle squadre in cui ha giocato… e non solo. Con lui avevo un rapporto quasi fraterno. Oltre che un grande calciatore, era una persona di una cultura fuori dal comune. Con lui si poteva discutere di qualunque argomento. Era sempre disponibile, sempre pronto a darti una mano. Un uomo squisito sotto tutti i punti di vista, come se ne trovano davvero pochi in ambito calcistico.»

C’è qualche aneddoto legato alla sua esperienza in granata che ricorda con particolare affetto e/o simpatia?

«Di aneddoti da raccontare ce ne sarebbero centinaia. Prima che un gruppo di calciatori, eravamo un gruppo di amici. Stavamo sempre insieme, facevamo di tutto per incontrarci anche fuori dal rettangolo di gioco e dallo spogliatoio. Ciò che ricordo con maggiore affetto, comunque, sono gli scherzi fatti nello spogliatoio con la complicità di Ciro Ferrara. Ne combinavamo di tutti i colori. Ricordo che ci divertivamo a tagliare i pantaloni con le forbici a chi li indossava per più di due giorni consecutivi. Spesso, quando venivano fatti degli scherzi da altri compagni, la colpa ricadeva su di noi pur non essendo i responsabili, perché ormai io e Ciro avevamo la nomea di “teste matte”. Eravamo un gruppo unito e che stava bene insieme. Ci divertivamo tanto.»

Qualche anno dopo, quando lei indossava la maglia della Juve Stabia, si ritrovò di fronte proprio la Salernitana nella finale play-off al San Paolo. Che ricordo ha di quella gara?

«Innanzitutto, il ricordo di uno stadio stracolmo per una finale play-off di Serie C. Fu una partita che, a prescindere da come andò a finire, si giocò in un’atmosfera mozzafiato. Sapevo che, oltre ai tifosi della Juve Stabia, anche i supporter granata avrebbero seguito la squadra in massa. L’unico rimpianto che ho è quello di aver giocato appena venti minuti a causa di una doppia ammonizione, sinceramente, un po’ discutibile. In ogni caso, la Salernitana fu brava a capitalizzare le occasioni da gol che le capitarono.»

Tornando al presente, sta seguendo la Salernitana?

«Certamente, seguo sempre la Salernitana. Quest’anno, nonostante sia un campionato un po’ anomalo, sembra partita col piede giusto. Purtroppo, la mancanza di tifosi sugli spalti è di fondamentale importanza per ogni squadra, figuriamoci per la Salernitana. Diciamo che è un calcio a metà, non vissuto come il popolo granata vorrebbe. Purtroppo, per il momento, dobbiamo adeguarci, sperando possa tornare tutto alla normalità quanto prima. Mi auguro che la squadra possa continuare il percorso intrapreso in questa prima parte di stagione.»

A proposito di tifosi: dopo un quinquennio piuttosto anonimo, i supporter sembrano allontanarsi gradualmente dalla squadra. Cosa ci vorrebbe, secondo lei, per riaccendere la fiamma della passione?

«Credo che questo sia un problema di tutte le squadre, oggi come oggi. Il calcio è cambiato. I calciatori, ai miei tempi, erano parte integrante della città, si fermavano a parlare con i tifosi. Oggi, invece, le abitudini sono cambiate. Le nuove generazioni di calciatori hanno altri interessi. Comunque, l’unica maniera per riportare più gente possibile allo stadio è conquistare la massima serie, dopo tanti anni di promesse non mantenute.»