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Quante volte tra le mani vi è capitato un fumetto di Tex o Dylan Dog? Ebbene, sappiate che molti disegni sono opera di un artista salernitano, Luca Raimondo che ha fatto della sua passione un lavoro. Ma Luca non è solo un sublime disegnatore ma è anche un tifoso della Salernitana ed un fiero testimone della salernitanità. Come tanti tifosi, anche lui spera in un futuro prossimo vincente per i nostri colori. Una chiacchierata dove traspare tutto il suo amore per la maglia.

Da dove nasce il tuo amore per la Salernitana?

«Diciamo che io alla Salernitana mi sono avvicinato tardi. Non mi ritengo uno del Vestuti ma il mondo ultras l’ho conosciuto quando ci fu la battaglia per il cavalluccio. Entrai in contatto con tifosi della vecchia generazione appartenenti ai Wild Group. In ogni caso, mi ritengo un tifoso “english” perché la mia indole è questa: mi accendo quando c’è da soffrire salvo poi stare tranquillo quando le cose vanno bene. Sono innamorato di Salerno e mi appassiona la storia della Salernitana dagli albori fino ad oggi».

Salerno vista da Luca Raimondo

Che idea ti sei fatto della società granata e di tutto ciò che rappresenta?

«Crescendo si perde quell’ingenuità nei confronti del mondo del calcio. Il calcio è anche politica, interessi e quindi, più mi sono addentrato in questo aspetto e più ho seguito la massima di Nietzsche che dice: “quando guardi l’abisso, anche l’abisso guarda in te” e quindi questa cosa ti fa perdere la poesia con la quale guardavi il calcio anni fa. Quando venne Lotito tutti sapevano che si sarebbe arrivato a questo. È venuto ad investire a Salerno ma forse non conosceva la realtà salernitana. Pensava che portando la squadra in B tutto sarebbe andato bene. Diciamo che non è una persona che risulta simpatica mentre dovrebbe capire che a Salerno c’è la fierezza di essere salernitani. I salernitani non chinano la testa nemmeno davanti al Padreterno. Vogliamo rispetto e vogliamo sognare. Non saremo la Juve o la Lazio ma siamo fieri dei nostri 50 anni di C. Pretendiamo rispetto».

Quindi, come se ne esce?

«Io credo che stia cominciando a capire che ormai c’è solo da intascare ciò che può ricavare dalla vendita della società e, di conseguenza, lasciarci liberi. In questo calcio tecnicamente più povero di contenuti rispetto agli anni 90 la differenza la possono fare i tifosi e se ci sarà qualcuno in grado di far nascere un progetto credibile, magari dilatato negli anni, l’Arechi non basterà. Qui c’è un fuoco sotto la cenere pronto ad esplodere. Non aspettiamo altro. Insomma, caro Lotito noi ti ringraziamo per ciò che hai fatto però adesso cerca di capirci».

Passiamo alla tua arte

«Io sono un disegnatore di fumetti e collaboro da 25 anni con la Sergio Bonelli Editore, quelli di Tex e Dylan Dog per intenderci. Per quest’ultimo ho disegnato vari personaggi e anche qualcosa proprio di Dylan Dog. Essendo un disegnatore cerco di allargare la mia produzione. La Salernitana e la salernitanità entrano spesso nella mia arte. Ultimamente sono stato coinvolto in un progetto che dovrebbe andare in porto a breve che riguarderà una sorta di museo virtuale che comprenderà la Salernitana. Mi è stato chiesto un contributo e l’ho fatto con piacere a titolo gratuito e passionale. Ho collaborato anche con editori francesi e di gran parte d’Europa. La cosa bella del mio lavoro è quella di avermi dato la possibilità di non muovermi da Salerno. Con le tecnologie attuali posso fare tutto da casa».

Tornando alla Salernitana, che idea ti sei fatto del momento attuale che sta passando anche la tifoseria?

«Sono profondamente deluso da quei tifosi che vogliono dividere invece di unire. Ma davvero qualcuno pensa che a Salerno ci siano i gufi? Anzi, per noi più si vince e più si pone il problema su cosa fare. Chiariamoci su tutto: si possono avere opinioni diverse ma al primo posto c’è sempre la Salernitana. Una cosa è certa: nel limbo non possiamo più restare. Sembra che qualcosa si stia muovendo ma dobbiamo aspettare. Tutto ha il suo tempo».

Agostino Di Bartolomei - © Luca Raimondo
Agostino Di Bartolomei – © Luca Raimondo

Tu vai allo stadio o aspetti tempi migliori?

«Io vado allo stadio con mio figlio soprattutto perché deve capire ciò che la Salernitana rappresenta per la città. Alla sua età si resta affascinati dai grandi campioni ma è giusto che sappia della nostra identità. Certo è più facile inculcare ciò quando si ha una squadra che gioca bene e che scalda i cuori».

Infine, un giudizio sul campionato

«Siamo partiti bene e speriamo che continui così. Anche nelle scorse stagioni il campionato è cominciato in questo modo e poi sono arrivati i cosiddetti “fattori imponderabili”. Quest’anno c’è anche il Covid e credo che sia tutto un poco falsato. Per me chiuderei qui il campionato vista la classifica. A noi conviene stare in alto in modo che Lotito possa essere messo spalle al muro. Spero che la squadra tenga e poi si vedrà».

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