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Gabriele Messina: «Un anno travagliato a Salerno. Bruno Carmando mi convinse a restare. Fu la scelta giusta».

15 gol in campionato ed una Coppa Italia sfiorata: «Meritavamo noi. Ancora ci penso. Avevamo una squadra fortissima ma la società...»

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“Breve ma intenso”. Potrebbe essere definito in questo modo il rapporto tra Gabriele Messina e la Salernitana. Il bomber calabrese di nascita, ma bergamasco di adozione, ha giocato un solo anno con la Salernitana lasciando un segno indelebile in termini di prestazioni e gol, in un anno a dir poco travagliato per la società granata.

Correva l’anno 1979 e la Salernitana, a livello societario, era messa davvero molto male. Presidenti e allenatori che si alternavano di mesi in mesi con la squadra che cercava di isolarsi rispetto a quella che non fu una situazione ottimale. Alla fine i calciatori decisero, a marzo, di mettere in mora la società perché gli stipendi non arrivavano e tutto ciò, inevitabilmente, ebbe delle ripercussioni sul campionato. Quella squadra era davvero forte ma finì all’ottavo posto sfiorando anche la vittoria della Coppa Italia di serie C, persa a Padova nella gara di ritorno.

Di quella squadra fu protagonista Gabriele “Lele” Messina che vinse la classifica dei cannonieri grazie ai suoi 15 gol e fu il re dei marcatori anche in Coppa Italia con 13 reti all’attivo.

Che ricordi ha di quell’anno travagliato?

«Mi viene da dire solo purtroppo. In una situazione di normalità avremmo vinto sia il campionato che la Coppa Italia. Ci fu una società non all’altezza della situazione. Tre presidenti (Ventura, De Piano e Grieco) e tre allenatori (Viviani, Giammarinaro e Gigante) significò la mancanza di una guida vera per noi. Viviani scappò via, Giammarinaro mise a posto le cose ma poi andò via anche lui per far posto al salernitano Gigante che praticamente allenò gratis»

Però quella squadra era davvero forte

«Mamma mia! C’erano il biondo Botteghi, Calisti, Valeri, De Gennaro, Rambotti, De Biase, Zandonà, Moscon ed un giovanissimo Viscido, tutta gente che con la serie C c’entrava poco. Perdemmo il derby con la Cavese in casa ma vincemmo al ritorno. Per esempio battemmo uno a zero il Catania che vinse il campionato con un mio gol. Insomma vincemmo con tutte le squadre più forti».

E quella finale di Coppa Italia

«Dopo la partita al Vestuti ci dissero che avremmo dovuto fare anche il ritorno. Noi non lo sapevamo. In casa vincemmo 3-1 e segnai due gol io ed uno Moscon ma perdemmo 3-0 al ritorno ma io presi un palo ed una traversa. Una partita maledetta. Quella partita ce l’ho ancora stampata nella mia mente. In pratica regalammo la vittoria al Padova. Quella coppa l’avremmo meritata noi».

C’è una persona che lei porta sempre nel cuore e che ha significato tanto per lei in quel periodo

«Si. Bruno Carmando. Lui era la nostra guida. Dopo la sconfitta in Coppa mi sfogai con lui e trovava sempre le parole per tranquillizzare me e tutti noi. Se non sono andato via prima della fine del campionato lo devo soprattutto a Bruno. A novembre mi cercò l’Atalanta ma dissi a Bruno che sarei rimasto soprattutto per lui. Avevo voglia di far bene per lui e per i tifosi che ci furono sempre vicini. Poi in estate andai lo stesso all’Atalanta via Avellino»

Però Salerno è stato un trampolino di lancio

«Assolutamente. L’Atalanta mi seguiva da tanto tempo. Noi giocammo ad Empoli e loro a Pistoia e ci allenammo sullo stesso campo. C’erano gli osservatori ed io segnai due gol e vincemmo la partita. Però non si fece nulla anche perché i dirigenti dell’Atalanta non sapevano con chi parlare. Ma la mia scelta fu quella di finire il campionato con la Salernitana».

Che ricordo ha del Vestuti?

«Conservo delle foto bellissime che ritraggono me con l’autoradio in mano fuori al Vestuti dopo gli allenamenti tra una marea di gente. Agli allenamenti c’era sempre tanta gente. La pressione si avvertiva per tutta la settimana. Insomma, se non eri un calciatore di carattere con una forte personalità era difficile per tutti»

Lei segue ancora la Salernitana? Che idea ha della squadra attuale e della società?

«Mi meraviglio che a Salerno non ci sia una classe imprenditoriale capace di gestire la società come, per esempio, Percassi all’Atalanta. Seguo le partite e vedo che ha cominciato bene. Ha un allenatore tosto che sa il fatto suo anche se in serie B ci sono squadre con una rosa migliore di quella della Salernitana. Onore e merito a Castori»

Lei faceva riferimanto alla società. A Salerno si dibatte molto sulla fgigura di Lotito e sulla multiproprietà

«È un problema. Lotito è una figura ingombrante ma bisogna che si risolva la questione della proprietà. Fino a quando ci saranno determinate regole non si potrà sognare. Per Salerno è abbastanza svilente questa situazione. Speriamo che cambi qualcosa perché Salerno merita la serie A. Spero presto di venire in città per festeggiare qualcosa di bello»

Lei è rimasto nel mondo del calcio?

«Ho scelto di fermarmi due anni fa. Ho fatto il direttore sportivo all’Atalanta. Sono stato a Bologna, a Siena e adesso sono fermo perché sinceramente mi è passata la voglia. Mi diletto in TV a fare l’opinionista commentando le partite dell’Atalanta e mi sto divertendo molto».

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