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Serie B 2020-2021, ai confini di un inaspettato equilibrio

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Ai confini della realtà,
dal passato sei tornata qua
ma il passato non c’è più
dev’esserci un errore.
Ai confini della realtà,
batte il cuore peggio di un tam-tam
e pensare che una volta mi chiamavi amore

Sergio Caputo

Distorsioni d’alta quota. La Salernitana, nonostante un cammino non propriamente lineare, continua a racimolare punti. Sette squadre razzolano in un cortile ampio appena sei lunghezze. Equilibrio è la parola chiave attraverso cui ricostruire questa pazza cadetteria.

Harakiri su harakiri, le grandi stentano più del dovuto, nel frattempo le cenerentole si presentano al ballo e la mezzanotte sembra non voler scoccare. Scenario ideale per quei cacciabombardieri – vedi Frosinone – che, riforniti fino a far strabordare il cherosene, restano tumulati nel cimitero degli hangar. Equilibrio o mediocrità? La verità, tutto sommato, sta nel mezzo.

Sta di fatto che chi arrancava in autunno ora comincia a veder germogliare le proprie ambizioni e, viceversa, chi era accreditato per la vittoria del torneo ora rantola fra i bassifondi. Esempi lampanti vanno raccolti nella lingua di mare fra il Mose e Piazza San Marco (imprevedibilmente fenomenale il percorso del Venezia), in riva allo Stretto – la Reggina di Baroni è tutt’altra squadra rispetto a quella conosciuta all’andata – e a poche miglia dalle sponde del Garda. Il Brescia di Cellino, infatti, si crogiola fra le ombre di una smobilitazione tecnica e vede, pericolosamente, il fondo della botte.

Ai confini della realtà, nulla di sensato né di prevedibile, tutto in divenire.

Fra la capolista Empoli, il Monza grandi firme – tenuto alla fonda da una guida tecnica non all’altezza – e il binomio di coda PescaraVirtus Entella c’è un intero universo di contraddizioni. Sfide mai scontate, è l’inferno degli scommettitori. Del resto navighiamo nell’era in cui il fattore campo rappresenta poco più che un ricordo.

Resta, ancora più forte, il rimpianto di non aver rinforzato l’organico affidato a Mister Castori. Mutilazione programmatica di ogni speranza. Chiaro che la Salernitana lotta, suda, onora l’impegno e arraffa l’arraffabile. Altrettanto lampante la volontà di stringere i denti e mantenersi avvinghiati alle prime file. Tutto altamente onorevole, il sacrificio va sempre riconosciuto. Si tratta, però, del sacrificio ascrivibile agli scarpini, al carattere, al terreno di gioco e all’olio canforato. Non di certo al comparto societario e alla gramigna – la multiproprietà – che porta in grembo dal lontano 2011. A loro non dobbiamo nulla, hanno già avuto troppo. Solo tre cose gli vanno riconosciute: disillusione, disincanto e disgusto.

La strada è intrapresa e sembra sorridere alle sorti granata, d’altronde il sudore che disegna i confini della casacca è tutto ciò che vale il prezzo del – metaforico, purtroppo – biglietto.

Stavolta, però, il proverbiale acino di sale potrebbe sfidare le leggi dell’alchimia e trasformarsi in stramaledetto cianuro.

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