Home Editoriale La rivisitazione delle gerarchie attuali e il giusto mix di quantità e...

La rivisitazione delle gerarchie attuali e il giusto mix di quantità e qualità. Per un finale di stagione meno pavido

Per stupire e tentare il colpaccio, un occhio al pragmatismo estroso, ai tempi della Juventus, di mister Allegri

671
0
Tempo di lettura: 4 minuti

Difficile, per non dire impossibile, sollevare l’anima dal pantano della delusione, quando fallisci un rigore di vitale importanza ad una manciata di minuti dal termine del match, e soprattutto quando, poco dopo, il direttore di gara te ne nega un altro, solare come un bel mattino di agosto. Però con i ‘se’ e con i ‘ma’ non si aggiungono punti alla classifica, così come elencare autolesionisticamente i rimpianti non serve a riprendere il cammino con la necessaria serenità intrisa di coesione e determinazione a cui ci ha abituato la squadra in questa stagione.

Ed allora, in questi casi, la cosa più saggia da fare è valutare la gara nella sua interezza, al di là degli episodi citati, per ammettere che la Spal ha giocato meglio della Salernitana e non avrebbe meritato di uscire sconfitta dal terreno di gioco. Gli estensi, infatti, hanno mostrato una qualità calcistica superiore ed anche un atteggiamento molto più carismatico dei colleghi in maglia granata. Se non hanno raccolto i frutti sperati, prima ancora del finale generoso di Gondo e compagni, è perché sulla loro strada si sono imbattuti in un Adamonis che sta sostituendo degnamente il collega Belec.

Pertanto, un pari che lascia solo parzialmente l’amaro in bocca, che non penalizza nessuna delle due squadre e consente ad entrambe di continuare a recitare da protagoniste nelle restanti dodici partite.

L’Empoli, che gioca un ottimo calcio, in trasferta riconquista sempre ciò che dilapida in casa, il Venezia non molla ed è una squadra organizzata e di qualità, mentre il Monza, pur non deliziando i palati fini, affida le sue ottime chance di tagliare il traguardo allo spessore tecnico e all’esperienza di un organico sontuoso. Subito dopo, classifica alla mano, troviamo una Salernitana che, nonostante alcuni oggettivi limiti strutturali, è riuscita più volte a superare le sue lacune attraverso un’ammirevole unità di intenti.

Tutto è ancora in gioco per i granata, anche il posto nei play off che, al contrario di quanto si pensi, è tutt’altro che ipotecato con sette punti di vantaggio ed altri trentasei in palio. Però la truppa di Castori, per adesso, mantiene nel mirino anche le prime due della classifica, senza dimenticare che muovere la stessa, se non serve tanto ai fini della promozione diretta, può comunque aiutarti a difendere la terza e la quarta posizione che, ricordiamolo, consentirebbero di evitare il turno preliminare degli spareggi promozione.

Un gruppo resiliente come quello granata ha già dimostrato più volte di sapersi rialzare, siamo convinti che riuscirà a farlo nuovamente, già a partire dalla prossima trasferta di Cremona, altro test di notevole difficoltà, contro una squadra costruita per puntare ad obiettivi più ambiziosi e che può mettere in difficoltà qualsiasi avversario.

Nella prestazione di ieri, francamente, le ombre sono state superiori alle luci, ma il campo ha fornito delle indicazioni che, attentamente valutate dal trainer marchigiano e dal suo staff, potrebbero regalare lo sprint finale a Di Tacchio e compagni.

E’ piaciuto molto Coulibaly, calciatore che possiede corsa, senso tattico, inserimento offensivo e forza nei contrasti; quando il ragazzo acquisirà maggiore consapevolezza nei suoi mezzi e migliorerà la fase finalizzativa e la qualità del suo ultimo passaggio, potrà sicuramente aspirare, essendo un classe ’99, a palcoscenici più allettanti di quelli cadetti. La difesa, pur soffrendo la copertura minore del centrocampo causata dalla presenza poco disciplinata di Kiyine, si è confermata sostanzialmente affidabile ed ha retto alle numerose sollecitazioni dell’attacco emiliano. Adamonis, come detto in precedenza, sta fornendo prestazioni importanti, mentre Gondo e Anderson, come testimonia l’azione da cui è nato il rigore nel finale, possono dare un importante contributo nelle restanti dodici partite. Durmisi e Cicerelli, infine, se non saranno assillati da contrattempi fisici, possiedono qualità e gamba per incidere sulle corsie esterne.

Le note negative sono quasi tutte legate alla difficoltà della squadra a produrre un calcio offensivo variegato ed intenso. La fisicità di Djuric, encomiabile per il grande impegno che l’accompagna, non è esattamente l’ideale per far rendere al meglio Gennaro Tutino, il quale avrebbe bisogno di un partner che sappia parlare il suo stesso linguaggio tecnico, con cui fraseggiare e scambiarsi le funzioni di rifinitore e finalizzatore nell’arco dei novanta minuti.

Per far gol è necessario avere in campo almeno due, tre elementi in grado di spaccare la partita, capaci con la loro imprevedibilità di capitalizzare anche il lavoro oscuro dei centrocampisti e l’abnegazione rabbiosa dei centrali difensivi. Ma, più di tutto, seguendo l’esempio di mister Allegri ai tempi della Juventus, sarebbe il caso di trovare la giusta sintesi tra quantità e qualità, magari anche rimescolando parzialmente le gerarchie attuali.

Se, ad esempio, si ritiene giusto assicurare maggiore copertura difensiva con la presenza di tre mediani di corsa e di sostanza e allo stesso tempo confermare Djuric accanto a Tutino, almeno sulle corsie esterne dovrebbe lievitare il tasso di imprevedibilità nell’uno contro uno e la qualità del cross finale. Solo così si avrebbe la possibilità autentica di sfruttare le potenzialità acrobatiche dell’ariete bosniaco.

Se, invece, insieme ai tre difensori centrali, ai due esterni intermedi poco qualitativi e ai tre mediani dediti soprattutto alla fase passiva, schieri anche un centravanti prestante ma sostanzialmente macchinoso e non eccelso tecnicamente, il rischio di svilire l’estro e l’efficacia di Tutino diventa elevatissimo.

Durmisi, Cicerelli, Anderson, lo stesso Kiyine libero da particolari mansioni difensive – magari nelle vesti di trequartista alle spalle di Tutino – e il volitivo Gondo, sembrano avere gli argomenti giusti per ipotizzare una rivisitazione tecnico-tattica in chiave più spavalda.

Arrivati a questo punto della stagione, forse è il caso di affidarsi a maggiore coraggio, continuando a preservare la componente agonistica e la disciplina tattica espresse dal collettivo. Alle future scelte di campo di Castori affidiamo la risposta ai nostri quesiti.

Articolo precedenteProvvidenziale Adamonis. Bene Coulibaly, Aya ed i neo entrati Anderson e Gondo, in una serata poco felice della squadra
Articolo successivoGuarda la fotografia|l’arbitro