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Salvare il soldato Tutino. La vanità per un’idea non seppellisca il patrimonio tecnico disponibile

Difficile ipotizzare un finale esaltante di stagione senza il pieno coinvolgimento tecnico della punta napoletana

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Salvare il soldato Gennaro Tutino. Questa deve essere la missione di Fabrizio Castori, nelle ultime dieci gare della stagione. Perché, calcisticamente parlando, lo svilimento tecnico-tattico del talento partenopeo, soprattutto nella fase decisiva del campionato, è un pugno allo stomaco che smorza gli entusiasmi e conduce subitaneamente all’imprecazione colorita.

Il trainer marchigiano, bravo a trovare una quadratura difensiva assicurata dai muscoli e dal podismo dei mediani, oltre ovviamente a poter contare sulla grinta dei suoi dioscuri di retroguardia, adesso farebbe bene a lasciarsi persuadere, possibilmente in fretta, dalla convinzione che le fiche sul tavolo promozione non possono prendere una direzione che si allontani dai piedi dell’ex punta cosentina. L’unico calciatore del reparto offensivo capace di vedere la porta, saltare l’uomo, creare superiorità numerica, sfruttare le incertezze delle difese rivali ed inventare la giocata necessaria per disarticolare i muri eretti dagli avversari.

Per renderlo devastante con una frequenza maggiore, il tecnico di Tolentino deve però rivisitare parzialmente le sue convinzioni e, soprattutto, trarre insegnamento dai responsi del terreno di gioco. Prima che sia troppo tardi ed un’occasione più unica che rara si trasformi in una sicura e cocente delusione al termine del torneo.

Cosa ha registrato il prato verde nei ventotto turni passati agli archivi? Innanzitutto risulta evidente l’incompatibilità tecnica tra Milan Djuric e Tutino. Il generoso attaccante bosniaco, infatti, possiede un alfabeto calcistico che mal si sposa con il linguaggio pallonaro dell’estrosa seconda punta granata. Il suo lavoro intriso di sportellate e spizzate, ma scarsamente funzionale rispetto alla imprescindibile necessità della squadra di veder valorizzata l’efficacia realizzativa dell’estroso Gennaro, depotenzia la qualità e l’inventiva del sempre più frustrato compagno di reparto.

Analizzando il torneo della Salernitana, infatti, si evince che le migliori prestazioni di Tutino non hanno mai beneficiato dell’apporto fornito dall’ariete slavo. Il campo non lascia spazio alle interpretazioni soggettive, mentre resta fedele ai dati concreti delle partite disputate. Nei dieci gol messi a segno dalla forte seconda punta granata, lo zampino dell’ex centravanti del Cesena è praticamente irreperibile. Un dato decisamente sorprendente per una squadra collocata al secondo posto della classifica, rafforzativo rispetto all’assunto di base della difficoltà dei due a coesistere tecnicamente.

A rendere ancora più palese questa certezza fornita dal terreno di gioco, provvede l’analisi delle giocate che hanno regalato punti pesanti ai granata. Contro l’Ascoli, andata e ritorno, nella gara di Venezia e in quella casalinga contro l’Entella, così come in occasione del successo conseguito a Cosenza nel girone d’andata, la capacità di Tutino di risultare determinante, sia in fase di finalizzazione che di rifinitura, trova terreno fertile nella possibilità di dialogare con partners in grado di assecondarlo sul piano dell’estro e della qualità tecnica. Su tutti, Cicerelli ed Anderson, ma lo stesso Gondo, nel recente match vinto ad Ascoli, ha dimostrato di essere maggiormente complementare con l’ex virgulto della Primavera del Napoli.

Pertanto Castori, con la qualificazione play off ormai virtualmente archiviata, da secondo in classifica alla pari del Monza e con una lunghezza di vantaggio su Lecce e Venezia, non può snobbare queste evidenze. Smussare un’ostinazione difficile da scalfire potrebbe rappresentare il primo passo per scongiurare un autolesionismo tecnico-tattico potenzialmente letale ai fini del raggiungimento di un risultato sognato dall’intera città.

In questo ragionamento, inoltre, occupa uno spazio importante anche la perplessità, con il Cosenza ridotto in dieci, legata alla sostituzione di Tutino proprio nel momento in cui la panchina ha regalato alla squadra robuste dosi di qualità tecnica (Cicerelli, Durmisi ed Anderson). Nel forcing finale, supportato da calciatori meno scontati nella ricerca di giocate spiazzanti, siamo sicuri che Tutino non sarebbe riuscito, ancora una volta, a togliere dagli impacci la Salernitana?

In attesa delle future risposte del campo, ci auguriamo che Castori non si lasci guidare da una sorta di malsana vanità che lo spinga a ritenere la sua idea di calcio più importante delle potenzialità tecniche, troppo spesso dimenticate, dell’organico che dirige. 

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